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Domanda di: Mente e cervello

16/09/2004 18:46:57

Ansia e depressione

Da diversi anni ho preso coscienza di essere "vittima" di stati d'ansia. Qualche anno fa sfociati in forti attacchi di panico notturni, al punto che la mia famiglia ritenne opportuno farmi iniziare una terapia psichiatrica. Ma dopo un mese di psicofarmaci, decisi che non volevo assuefarmi, abbandonai i farmaci e ho sconvolto totalmente i ritmi della mia vita con una scelta lavorativa che inizialmente sembrò giovarmi (4 mesi fuori casa), ma col tempo sono ritornata a questi stati altalenanti di euforia e angoscia. La cosa che mi tormenta di più è il risvolto sulle persone che mi stanno accanto; ad es. il mio fidanzato: certi giorni mi sembra di essere davvero dipendente e nn poterne fare ameno, altri, quando mi prende questa apatia terribile, sento quasi il disagio della sua presenza (e non solo della sua, ma di tutti coloro che mi circondano). Premetto che sono una "iperattiva", faccio una molteplicità di cose nella mia vita, forse anche troppe.
Ciò che vorrei sapere è: ho una totale sfiducia nelle terapie farmacologiche (ipotesi di cui ho trovato riscontro anche in diversi testi medici); serve davvero la psicologia? O devo rassegnarmi a convivere con il mio malessere, che dalla gioia di vivere spesso mi porta al desiderio di suicidio? Sono davvero in grado di distingure i sentimenti? Posso amare,o qndo dico "ti amo" al mio fidanzato, non sono in grado di intendere e di volere?
Vi ringrazio davvero se mi risponderete, in qualunque modo.
E scusate se vi do' l'impressione di una che ha "problemi di cuore"... l'episodio del fidanzato era un esempio come tanti.
Grazie ancora.
Ornella


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Risposte:


Risposta del20/09/2004

Cara Ornella, dalla descrizione che fa di sé è un po' difficile capire se si tratta di un disturbo affettivo (che si cura con la psicologia) o se si tratta di un disturbo chimico, diciamo così, cioè legato alla produzione di neurotrasmettitori cerebrali (che si cura coi farmaci).
Una visita approfondita da un buon psichiatra è necessario. Qualora le diagnosticassero un disturbo detto " Depressione bipolare" allora i farmaci sono necessari e risolutivi.
Si rivolga a una clinica universitaria, e ci tenga informati. Un caro saluto.

Dott.ssa Giulia Maria D'Ambrosio
Specialista attività privata
MILANO (MI)


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