La caffeina non rompe il ritmo

16 marzo 2005
Aggiornamenti e focus

La caffeina non rompe il ritmo



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Può anche darsi che bere molto caffè faccia "battere il cuore", ma davvero non molto di più. Dei tanti possibili effetti negativi attribuiti alla caffeina ben pochi hanno superato il vaglio degli studi controllati, ultimo in ordine di tempo la fibrillazione atriale. Di tutte le aritmie, cioè dei disturbi del funzionamento del cuore, è una delle più diffuse. L'idea che potesse esserci un nesso tra il consumo di caffeina e le aritmie non era ovviamente campata per aria: in caso di sovradosaggio, di avvelenamento, in pratica, sono proprio le tachiaritmie la prima manifestazione. Però un conto è la caffeina a dosi velenose un conto è l'assunzione alimentare, che avviene non soltanto attraverso il caffè ma anche con il tè, molte bevande gassate, la cioccolata e altro ancora.

Inutile escluderla del tutto


La caffeina è stata scagionata dall'accusa di favorire la fibrillazione atriale da uno studio danese molto vasto: il Danish Diet, Cancer, and Health Study. Ovviamente questa ricerca, che coinvolge poco meno di 50.000 persone con un'età media di 56 anni, non riguarda soltanto questo aspetto, visto che tutta la dieta è stata presa in considerazione, ma vede nella caffeina una delle sostanze da esaminare. Nel campione, che è stato seguito per poco meno di 6 anni, si sono verificati in totale 555 casi di fibrillazione atriale (373 uomini 182 donne). Il campione era stato anche suddiviso in funzione del consumo giornaliero di caffeina da tutte le fonti possibili; paragonando la fascia con il consumo più basso con quella con l'assunzione delle maggiori quantità non si sono notate differenze in termini di esposizione alla fibrillazione atriale. Il rischio relativo non variava in misura significativa, anzi al limite scendeva un po' nella fascia di maggior consumo. Secondo gli autori, dunque, escludere del tutto l'uso di tè o caffè in chi soffre di aritmia è una pratica eccessiva.

Sulla pressione un effetto c'è


Come ricordano anche gli autori, lo studio potrebbe essere limitato dal fatto che tutto il campione assumeva in un modo o nell'altro caffeina, quindi non si può escludere che magari chi non ne assume affatto abbia risultati migliori. Va anche detto che trovare un campione adeguato che non beva o mangi nulla che contenga caffeina non deve essere semplicissimo... Peraltro, un effetto della caffeina sembra invece provato, ed è l'innalzamento della pressione sistolica di 2,4 mm Hg a fronte di un consumo di caffè superiore alle 5 tazzine al giorno. Tuttavia secondo gli esperti, prima di eliminare la caffeina, nel controllo dell'ipertensione hanno ben più effetto altre misure: dimagrire, smettere di fumare, ridurre i grassi. Certo la moderazione è sempre positiva, ma senza esagerare.

Sveva Prati



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