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Ultimo aggiornamento: 01/09/06

L'allergene lascia il segno

Nei primi anni di vita succedono molte cose nell’organismo, alcune di queste lasciano segni che a distanza di anni condizionano la salute della persona. Una di queste è la reazione all’esposizione ad allergeni, in particolare quelli perenni, cioè quelli che non seguono andamenti stagionali ma sono sempre presenti. E’ stato infatti notato che sono proprio questi a generare una sensibilità di tipo allergico in questa fascia di età, che si traduce in una riduzione della funzionalità respiratoria in età scolare. La prova è stata ottenuta da uno studio prospettico, che ha monitorato una coorte di bambini dalla nascita fino all’età di 13 anni con misurazioni delle IgE (gli anticorpi responsabili della risposta allergica), questionari ai genitori e, dopo i sette anni, anche una valutazione della funzionalità polmonare.

Polmoni affaticati
Circa 1300 bambini sono stati inclusi ed è stato chiesto ai loro genitori di segnalare la presenza del sibilo caratteristico dell’asma. Sulla base dei test di laboratorio il superamento di un valore soglia di IgE definiva la natura atopica (cioè allergica) o non atopica del sintomo. Gli allergeni presi in considerazione erano alimentari (latte di mucca, albume dell’uovo, soia, frumento) e inalanti perenni (acari della polvere, forfora dei gatti e dei cani) e stagionali (pollini, erba...). Fino ai cinque anni non c’erano grandi differenze nella sintomatologia, nemmeno nell’insorgenza del sibilo prima dei tre anni. In età scolare, invece, la gravità dei sintomi asmatici era più alta nei casi atopici in termini di frequenza degli episodi di sibilo e la loro prevalenza tendeva prima ad aumentare e poi a diventare stabile negli anni successivi. La differenza era evidente anche per la funzione polmonare, che tra i soggetti con sibilo non allergico tendeva a tornare normale, al punto che il 90% in età puberale la recuperava integralmente. Al contrario, i bambini che avevano dimostrato una precoce (sotto i tre anni) sensibilità agli allergeni perenni, presentavano una significativa perdita della funzionalità polmonare, meno pronunciata se la sensibilizzazione compariva dopo i cinque anni.

Eventi temporizzati
E' già noto che spesso in età scolare i sintomi asmatici vadano a scomparire, pur non essendo chiaro il motivo. Ma restavano ignoti i fattori che determinano il danno della funzionalità polmonare nei bambini con asma persistente. La presenza costante di allergeni, difficili oltretutto da eliminare, si può considerare un rischio ambientale. Ma è anche la tempistica delle risposte allergiche che detiene un ruolo: nei primi anni le IgE erano dirette verso allergeni alimentari solo più tardi a quelli indoor e outdoor. Ragion per cui una sensibilità precoce agli allergeni perenni può essere un semplice indicatore di una sensibilità allergica che si svilupperà nel corso della vita. L’eradicazione selettiva di allergeni ubiquitari è pressoché impossibile, e anche controproducente: una drastica riduzione, per esempio, comporta un aumento del rischio di allergia, probabilmente dovuto al fatto che vengono meno altre esposizioni ambientali protettive. Anche l’uso di materiali particolari per i coprimaterasso non ha sortito effetti nella prevenzione dell’asma. La strategia ottimale per trattare questi bambini resta ancora poco chiara e anche l’uso dei corticosteroidi dopo l’età scolare non modifica la funzionalità polmonare per quanto possono ben controllare i sintomi e la ipersensibilità delle vie respiratorie. Per contro, il proseguimento del trattamento con corticosteroidi dei bambini con sibilo di origine non allergica, andrebbe riconsiderato alla luce della prognosi positiva di questo tipo di sintomo. Insomma, si rischia di curare troppo.

Simona Zazzetta


Fonte
Illi S et al. Perennial allergen sensitisation early in life and chronic asthma in children: a birth cohort study. Lancet. 2006 Aug 26;368(9537):763-70

 





 

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