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Ultimo aggiornamento: 06/02/08

Russare a rischio bronchite

Il russamento è vissuto in genere solo come disturbo fastidioso, ma si sa che può legarsi a situazioni pericolose o a patologie, dalla sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) a obesità e bronchite cronica. Nel caso della bronchite cronica per esempio, anche in assenza del fumo che è un noto fattore predisponente la frequenza sarebbe due volte maggiore che in soggetti non bronchitici. E ora si suggerisce che la relazione possa essere anche in senso inverso, cioè che la probabilità della bronchite cronica sia più elevata per chi russa. Così come si è ipotizzato che cambiamenti strutturali e funzionali nelle vie aeree dovuti a infiammazione possano causare russamento e OSAS, lo stress meccanico continuato dovuto alle vibrazioni nel russamento potrebbe stimolare processi infiammatori nelle alte vie respiratorie. L'associazione inversa tra le due condizioni è emersa da uno studio di coorte che è parte di una ricerca epidemiologica coreana, il primo, sembra, a fornire un'evidenza di tipo prospettico di questo legame, mentre conferma alcune osservazioni sperimentali in vitro e in vivo. Un aspetto poco studiato del russamento e del quale restano da approfondire i meccanismi, comunque un altro elemento che depone per la sua non sottovalutazione.

Tendenza anche escludendo età e fumo
Il campione considerato comprendeva circa 5.000 uomini e donne di una cittadina coreana, tra 40 e 69 anni all'inizio dello studio, seguiti con un follow-up totale di quattro anni durante i quali si è determinata l'incidenza di bronchite cronica, cioè tosse ed espettorato per la maggior dei giorni per almeno tre mesi all'anno e almeno due anni consecutivi. Si sono poi raccolti dati sul russamento e fattori coinvolti come fumo, assunzione di alcol, attività fisica, peso corporeo. Nel periodo dello studio i nuovi casi di bronchite cronica sono stati 314 e le persone che russavano più di frequente sono apparse le più anziane, di sesso maschile, lavoratrici e ancor più se esposte a sostanze chimiche; inoltre con peso corporeo più elevato e consumo di alcolici. Riscontri in gran parte prevedibili, basti pensare all'età avanzata: secondo un recente studio pubblicato su Sleep, alterazioni del respiro durante il sonno con 15 o più episodi all'ora riguarderebbero addirittura metà degli ultra 65enni anche se in buona salute, contro il 5% dei soggetti sani sotto i 50 (non che ne sia stato chiarito l'eventuale significato clinico). Nel lavoro coreano, dopo aver tenuto conto dell'età, del fumo e di altri fattori predisponenti la bronchite cronica, il rischio relativo per quest'ultima è risultato aumentato, rispetto ai non russatori, a 1,25 tra gli individui che russavano al massimo cinque volte alla settimana e a 1,68 tra quelli con sei-sette volte alla settimana, c'era insomma un'associazione lineare tra frequenza del russare e rischio di bronchite. La stratificazione per età, fumo, tipo di occupazione e peso corporeo ha mostrato l'associazione più forte per chi non aveva mai fumato, lavorava in casa (in maggioranza donne non fumatrici) ed era sovrappeso, mentre l'effetto congiunto di fumo e russamento era peggiore rispetto alla bronchite che per gli stessi singolarmente.

L'ipotesi della stimolazione infiammatoria
Venendo alle interpretazioni, sembrano tutte puntare a un coinvolgimento di tipo infiammatorio. Anche l'obesità, associata a russamento abituale, lo è stata d'altra parte a elevati livelli di proteina C reattiva, che è un marker d'infiammazione sistemica. Un'ipotesi è che le vibrazioni continuate del russamento favoriscano reazioni infiammatorie: si è visto per esempio che cellule epiteliali bronchiali con una simulazione di questa situazione producevano interleuchina 8, marcatore proinfiammatorio, e che vibrazioni indotte nel palato molle di topi inducevano una sovraespressione di proteine infiammatorie. Ci potrebbe essere quindi un'associazione tra russamento e infiammazione delle alte vie respiratorie, così come tra questa e l'infiammazione delle basse vie. Si è anche osservata un'associazione tra infiammazione bronchiale e obesità in presenza di OSAS, e suggerito che l'infiammazione sia causata da obesità, ipossia e stress meccanico: durante un'apnea ostruttiva lo sforzo respiratorio indurrebbe fluttuazione della pressione intratoracica che potrebbe avere un'azione di stress meccanico e di stimolazione dell'infiammazione. Gli autori coreani precisano che i loro riscontri potrebbero non essere generalizzabili ad altre popolazioni, per esempio, perché nella loro realtà la prevalenza del fumo maschile è tra le più alte al mondo e quella dell'obesità e del russamento inferiore che nei paesi occidentali. Sono comunque un'indicazione, per la quale varrà la pena di approfondire i meccanismi coinvolti.

Elettra Vecchia

Fonti
Inkyung Baik e coll. Association of Snoring With Chronic Bronchitis. Arch. Intern Med.2008;168(2):167-73.

 

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