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Oftalmologia

Ultimo aggiornamento: 13/12/02 

Disturbi da videoterminale



Controlla se accusi anche tu qualcuno dei disturbi elencati e prendi nota delle principali precauzioni da seguire per lavorare al VDT senza rischiare la salute dei tuoi occhi.

Il videoterminale (VDT) di per sé non provoca disturbi, piuttosto è un uso non corretto dello stesso a determinare l’insorgenza di un malessere localizzato agli occhi, alla testa, al collo, ecc. Studi scientifici qualificati hanno fugato ogni falso allarmismo su argomenti comunemente additati come possibile causa di disagio quali "radiazioni" o campi elettromagnetici.

All’origine del malessere determinato dall’uso di VDT, la cosiddetta Office Eye Syndrome, possono essere: difetti visivi non corretti o non diagnosticati oppure una irritazione oculare cronica, dovuta alle imperfette condizioni di utilizzo del monitor.

Difetti visivi quali miopia, ipermetropia o astigmatismo non diagnosticati, o corretti in maniera inadeguata possono provocare cefalee, bruciore oculare, sfuocamento delle immagini ed in tal modo rendere molto difficoltosa una normale attività lavorativa su VDT. Quando esista infatti una correzione inadeguata al difetto visivo, quando uno dei due occhi sia pigro, quando ancora la messa a fuoco delle immagini su video richieda uno sforzo eccessivo e, ciò nonostante, non sia consentita una nitidezza visiva od una collaborazione tra i due occhi accettabile, il risultato è un affaticamento eccessivo ed un conseguente scarso rendimento lavorativo.

Vi sono inoltre condizioni patologiche quali ad esempio l’ipermetropia o lo strabismo che, qualora non vengano corrette adeguatamente con occhiali o lenti a contatto, possono risultare amplificate da uno sforzo visivo prolungato e sistematico.

Pertanto le condizioni di utilizzo di VDT non possono prescindere dalla certezza che i nostri occhi siano in salute e che eventuali difetti visivi siano stati adeguatamente diagnosticati e corretti.

Una buona salute oculare garantirà una visione binoculare, nella quale cioè il cervello si possa avvalere delle immagini provenienti da entrambi gli occhi; se questo non fosse comunque possibile per disturbi quali uno strabismo od un deficit visivo non correggibile dovrà essere il medico oculista a dare parere favorevole all’uso di monitor.

Se quanto affermato è stato oggetto di controlli accurati e ciò nonostante persistono disturbi quali:

  • bruciore

  • prurito

  • arrossamento

  • lacrimazione

  • fotofobia

  • frequente ammiccamento (chiudere troppo frequentemente la palpebra)

  • ciò può dipendere dalle cause sotto elencate:

    1. Condizioni sfavorevoli di illuminazione

  • Eccesso o insufficienza di illuminazione generale

  • Riflessi da superfici lucide

  • Luce diretta naturale o artificiale su occhi o schermo video

  • Presenza di superfici di colore estremo: bianco o nero

  • Scarsa definizione di caratteri sullo schermo dovuta a difetti del monitor.

    1. Impegno visivo ravvicinato, statico e protratto nel tempo

      Nel caso in cui il monitor dista meno di un metro dagli occhi, i muscoli per la messa a fuoco dell’immagine e per la motilità oculare sono fortemente sollecitati. L’impegno aumenta quanto più l’oggetto è vicino e quanto più a lungo è fissato nel tempo.

    2. Posizioni di lavoro inadeguate per l’errata scelta e disposizione degli arredi

    3. Stress determinato comunque da carichi di lavoro eccessivo o da debolezza fisica conseguente a malattie generali non diagnosticate

    Non va dimenticato che l’osservazione prolungata di un monitor fa normalmente diminuire la frequenza di ammiccamento (il numero di volte che sbattiamo le palpebre al minuto), ed inoltre la lettura a video comporta un numero di movimenti oculari rapidi molto elevato, mettendo in ogni caso a dura prova i nostri occhi.
    Risultano comunque sfavoriti anche in condizioni di normalità i portatori di lenti a contatto, per i quali la lacrimazione gioca un ruolo fondamentale, ed ai quali è sempre consigliabile, in aiuto alla diminuita frequenza di ammiccamento ed alla conseguente aumentata secchezza oculare, l’ausilio di lacrime artificiali in collirio.



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