21 luglio 2006
Aggiornamenti e focus
Incidenti, ma la sfortuna non c'entra
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Con buona pace dei sostenitori della medicalizzazione spinta, c'è una scuola di pensiero che sostiene che la maggiore sopravvivenza, e le migliori condizioni di salute in genere, dipendono più che dai medicinali o dalle tecnologie biomediche, dal miglioramento delle condizioni di vita. Questo è senz'altro vero per quanto riguarda le morti violente, dovute a incidenti, avvelenamenti e altre circostanze esterne, soprattutto nei bambini. Infatti, il migliorare di un certo tipo di tutele, per esempio il tempo pieno scolastico, o gli ambienti abitativi con standard migliori, riducono di gran lunga questo genere di incidenti. Lo dimostra anche un'indagine condotta in Inghilterra e Galles sulla mortalità per traumi e avvelenamenti nella popolazione pediatrica (fino a 15 anni) basandosi sui dati del censimento e sulle denunce di morte. I ricercatori, coerentemente all'ipotesi di partenza, hanno visto diminuire nel complesso questi eventi: erano 11,1 per 100000 ragazzi nel 1981, divenuti 8,1 nel 1991 e, nel 2001, soltanto quattro.
Poi, però, i ricercatori hanno voluto controllare se certe differenze nella mortalità riscontrate nel 1981 si erano mantenute, in particolare quella che vedeva più colpiti bambini e adolescenti provenienti dalle classi economiche più svantaggiate. Come avevano segnalato diversi studi condotti negli anni novanta. In effetti questa differenza si manteneva e anche piuttosto spiccata. La possibilità di decesso per cause traumatiche, infatti, restava 13 volte più frequente tra i figli di genitori inoccupati o disoccupati da lungo termine (il livello occupazione inferiore tra quelli della classificazione ufficiale britannica) e rispetto ai figli di genitori con il più elevato livello occupazionale (dirigenti, professionisti). Disaggregando il dato nelle diverse cause di morte "esterne", si vede che per quanto riguarda i decessi dovuti a incidenti avvenuti camminando, il rapporto è di 20,6 a 1, per gli incidenti in bicicletta di 27,5 a 1, per quelli dovuti a incendi, 37,7 a 1.
Gli autori dello studio riconoscono che fortunatamente i dati in termini assoluti sono bassi. Ma, proprio per l'esiguità del dato, è ancora più disturbante che si mantenga una differenza così forte. Inoltre, non è semplice dire quali possano essere le motivazioni di questa differenza, o meglio non è possibile ipotizzare che al fenomeno concorrano questioni di abitudini, educazione eccetera. Nel caso delle morti di piccoli pedoni, la differenza può ben essere spiegata dal semplice fatto che un bambino che viaggia in auto è meno esposto al pericolo, comunque, di uno che si sposta a piedi. Anche per la morte negli incendi o dovuta al fuoco, l'unico fattore di rischio che balza evidente è il fatto di abitare in case con standard di sicurezza infimi, spesso alloggi provvisori. In definitiva, chiude lo studio, questa differenza di esposizione ha causato, nel periodo 2001-2003, 600 morti. 600 morti di esclusione economica, e per ovviare a questo tipo di esclusione ci vuol altro che l'aspirina al supermercato.
Maurizio Imperiali
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Il dato migliora, la differenza resta
Poi, però, i ricercatori hanno voluto controllare se certe differenze nella mortalità riscontrate nel 1981 si erano mantenute, in particolare quella che vedeva più colpiti bambini e adolescenti provenienti dalle classi economiche più svantaggiate. Come avevano segnalato diversi studi condotti negli anni novanta. In effetti questa differenza si manteneva e anche piuttosto spiccata. La possibilità di decesso per cause traumatiche, infatti, restava 13 volte più frequente tra i figli di genitori inoccupati o disoccupati da lungo termine (il livello occupazione inferiore tra quelli della classificazione ufficiale britannica) e rispetto ai figli di genitori con il più elevato livello occupazionale (dirigenti, professionisti). Disaggregando il dato nelle diverse cause di morte "esterne", si vede che per quanto riguarda i decessi dovuti a incidenti avvenuti camminando, il rapporto è di 20,6 a 1, per gli incidenti in bicicletta di 27,5 a 1, per quelli dovuti a incendi, 37,7 a 1.
200 morti evitabili all'anno
Gli autori dello studio riconoscono che fortunatamente i dati in termini assoluti sono bassi. Ma, proprio per l'esiguità del dato, è ancora più disturbante che si mantenga una differenza così forte. Inoltre, non è semplice dire quali possano essere le motivazioni di questa differenza, o meglio non è possibile ipotizzare che al fenomeno concorrano questioni di abitudini, educazione eccetera. Nel caso delle morti di piccoli pedoni, la differenza può ben essere spiegata dal semplice fatto che un bambino che viaggia in auto è meno esposto al pericolo, comunque, di uno che si sposta a piedi. Anche per la morte negli incendi o dovuta al fuoco, l'unico fattore di rischio che balza evidente è il fatto di abitare in case con standard di sicurezza infimi, spesso alloggi provvisori. In definitiva, chiude lo studio, questa differenza di esposizione ha causato, nel periodo 2001-2003, 600 morti. 600 morti di esclusione economica, e per ovviare a questo tipo di esclusione ci vuol altro che l'aspirina al supermercato.
Maurizio Imperiali
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