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Domanda di: Infezioni

31/08/2006 22:45:03

Combinazioni di farmaci

Salve,
da circa due mesi sono in cura al Dipartimento di Patologia immuno-endogrinologica per un diabete di tipo due (insulinoresistenze) e uricemia conseguentemente ad un abbondante sovrappeso (<31 ) e al Dipartimento di neuroscienze sez.di psichiatria per sindrome depressiva sempre dovuta all'obesità.
Sono seguito da medici preparati e responsabili, ma le mie domande sono queste; per quanto riguardo la terapia endocrinologica, assumo due compresse di metformina cloridato da 500mg dopo i principali pasti; per la terapia degli acidi urici compresse di allopurinolo da 300mg al mattino (h. 08.00). La terapia per la depressione consiste: imipramina cloridato da 25mg (1 cps. h.8-12-16) e alprazolam 0,50mg (1 cps h. 8-16-21).
Raccomandandomi con il Prof. di psichiatria che la mia depressione facilmente era provocata dall'eccesso di peso e, su consiglio del Prof. di endocrinologia, di fare presente al collega di somministrare una terapia di con farmaci antidepresivi di III generarazione i quali non non mi avrebbero fatto aumentare di peso. Detto questo, il Prof. di psico mi ha prescritto i due farmaci sopra indicati e di stare tranquillo. Leggendo i relativi "bugiardini" alla voce effetti indesiderati (rigo su effetti endocrini ) trovo scritto "variazione del tasso glicemico" e cosa che mi ha aumentato la depressione e non solo, "aumento del peso corporeo (aumento di peso iatrogeno).

Domanda: come mi devo comportare????
e soprattutto chi seguire e dare retta????

Salve D.

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Risposte:


Risposta del03/09/2006

Crome diabetologo Le confermo il corretto impiego della metformina...ma nel soggetto diabetico è consigliabile usare anche terapia antiaggregante con piccole dosi di aspirina o ticlopidina,inoltre dovendo essere il chldl a valori inferiori a100,nella maggior perte dei casi,va usata anche una statina(simva,atorva,prava),entrambi i farmaci servono aridurre il rischio cardiovascolare,che nel diabetico è elevato.Per quanto riguarda la scelta dell'antidepressivo, bisogna valutare l'efficacia sulla Depressione e l'entita' dell'eventuale aumento ponderale...certamente alcuni serotoninergici,come la fluoxetina,non incidono sul peso,...ma bisogna valutare la risposta antidepressiva individuale...lascio quindi la soluzione ai colleghi psichiatri.Buona serata.

Dott. Raffaele Canali
Medicina generale convenz.
Specialista attività privata
Specialista in Endocrinologia e malattie ricambio
DESIO (MI)


Risposta del03/09/2006

Specifici meglio questa “sindrome depressiva sempre dovuta all'obesità.”.
Lei presenta una sindrome metabolica: iperinsulinemia, insulino-resistenza, obesità, Diabete di tipo 2, Ipertensione arteriosa, alterazioni arteriosclerotiche,.....
Quello che va ridotto è la iperinsulinemia, insulino-resisteza, con un controllo maggiore sulla assunzione dei carboidrati, soprattutto nelle ore serali. Il tessuto adiposo non va considerato come un semplice tessuto di deposi, ma come organo endocrino, che produce ormoni, Leptina, (serve come inibitore dell’appetito), resistina, (crea insulino-resistenza), adiponectina (difende i vasi dall’insulto degli acidi grassi, come il colesterolo, il danno viene provocato non dal colesterolo, ma dalla mancanza di adiponectina). Vanno cercate pertanto le possibili infiammazioni, che scompensano il tessuto adiposo, alterando la produzione ormonale;

Pertanto il trattamento del tessuto adiposo è molto importante, va modulato, si deve fare una diagnosi esatta perchè è aumentato, con gli strumenti giusti, che vanno dall'analisi corporea, la tomografia elettrolitica extracellulare, la elaborazione diagnostica nutrizionale, il risultato metabolico finale, i test di medicina quantica, per poter individuare gli errori nutrizionali, le infiammazioni, le alterazioni degli ormoni prodotti, soprattutto della resistina, adiponectina, leptina.
Tutto questo ha una grande importanza perchè rientra nel rispetto della fisiologia e della fisiopatologia della persona.

Il tessuto adiposo non è più considerato, in ricerca scientifica, come un tessuto di deposito, dove posso mettere e levare quando voglio, ma è un tessuto ormonale molto attivo, produce ben 25 sostanze proteiche ad attività endocrina, fra cui anche l’angiotensina, che interviene nell’aumento della pressione arteriosa, leptina, interviene nello stop dell’assunzione del cibo; adiponectina, protegge i vasi all’insulto degli acidi grassi, resistina crea/inibisce la insulino-resistenza. Inoltre la ricerca scientifica non ritiene più valido il conteggio delle calorie, ma l’indice glicemico dei cibi, quanta glicemia provoca quel cibo, successivamente, quanta insulina viene prodotta. Un’ altro parametro importante, sono quelli organuli cellulari che si chiamano mitocondri, dove avvengono i più importanti meccanismi metabolici, meglio funzionano, più la regolazione dell’assunzione del cibo è consona alla persona, quindi riescono a mantenere la composizione corporea in buon equilibrio. Come vede, il concetto di “peso” e “caloria”, sono stati completamente ridimensionati. Quando sale su una bilancia, questa non indica la reale composizione corporea, massa magra, muscolare; massa grassa, grasso; liquidi intra ed extracellulari, stato delle cellule, come funzionano; metabolismo basale. Quindi perdo peso o acquisto peso, vano completamente ridimensionati con acquisto/perdo massa magra, perdo/acquisto massa grassa; i liquidi passano dai tessuti extracellulari nelle cellule, riducendo la ritenzione, infiammazione, le cellule funzionano meglio.
Anche l’asse HPA, Hypothalamic Pituitary Adrenal axis nelle sue funzioni, la PNEI, psiconeuroendocrinoimmunologia, ha la sua importanza, che può quindi condurre alla sindrome depressiva. Tutte le ghiandole endocrine vanno valutate contemporaneamente, e il tessuto adiposo è uno di queste, interagendo con tutto l’organismo.
Tutto questo ha una notevole applicazione pratica, perchè indica effettivamente gli interventi che devono essere applicati a quella persona, ma solo quella persona, non a tutte le altre. Individuare la regolare produzione degli ormoni prodotti dal tessuto adiposo è fondamentale, inibire la fame è la cosa più sciocca che possa esistere, praticamente impossibile, esistono 30 meccanismi che la creano.
In tutto questo lavoro la medicina biologica mi offre grandi soluzioni, non solo nella diagnosi, ma anche nella terapia. Perché mi indica esattamente dove son avvenuti gli errori che hanno condotto quella persona a presentare un aumento della massa grassa a discapito della massa magra. Inoltre va eseguita una elaborazione diagnostica nutrizionale e risultato metabolico finale, che indicano esattamente l’aspetto nutrizionale della persona esaminata.
I ragionamenti cambiano completamente, sempre con il concetto che bisogna trovare le cause che hanno prodotto quel problema, qualsiasi esso sia.

La risposta al suo quesito va ricercata nella fisiologia e nella patofisiologia, come ben descritto nei testi di medicina e in letteratura internazionale.

Successivamente bisogna avere a disposizione esami strumentali che forniscano un reale stato delle condizioni dell’organismo e siano capaci di effettuare una elaborazione diagnostica nutrizionale. Questa permette di valutare oggettivamente l'effettiva risposta glicemica provocata dagli alimenti ed il risultato metabolico finale compresa la totale secrezione di insulina nel soggetto analizzato.
In pratica il sistema permette di valutare il comportamento del metabolismo glucidico a seconda dello stato di salute o di malattia, questo può avvenire in maniera esagerata e tale da abbassare i valori glicemici fino a procurare una ipoglicemia reattiva con il conseguente calo di energia.
Il carico glicemico (CG) e l'andamento nelle 24 ore del risultato metabolico finale (RMF) sono Influenza ti soprattutto, oltre che dalla sequenza dei cibi ingeriti, dalla presenza di processi infiammatori cronici, da alterazioni neuroimmunoendocrine, dal livello del metabolismo basale e dalla presenza dei MUS. (Medical Unexplaining Symptoms).
Il carico glicemico (CG) rappresenta l'effettiva risposta indotta dal carico routinario dei cibi. Valori del CG superiori a 50 favoriscono una forte secrezione di insulina che a sua volta tende a riportare la glicemia a valori normali. Questo può avvenire in maniera esagerata e tale da abbassare i valori glicemici fino a procurare una ipoglicemia reattiva con diminuzione dell'energia e desiderio irrefrenabile di mangiare, soprattutto nelle ore notturne.. Pertanto un eccessivo carico glicemico nelle ore precedenti le ore 23, conduce alle abbuffate notturne e all’autocannibalismo della massa magra, che favorisce la sintesi dei tessuti adiposi; per cui questa diminuisce, spiegando i bassi livelli di questa che si riscontrano nelle persone che non riescono a perdere peso e che non riescono a controllare l’assunzione del cibo.

Il risultato metabolico finale RMF è rappresentato dall'andamento nelle 24 ore dell'effettiva risposta metabolica finale compresa la totale secrezione di insulina.
Un corretto andamento del RMF prevede valori del CG più alti durante le prime ore del mattino, valori di CG sempre più bassi a mano a mano che passano le ore della giornata, fino ad arrivare a valori pressochè nulli entro le ore 24.
Inoltre la presenza di una infiammazione cronica, attiva, persistente crea una alterazione della produzione di cortisone endogeno, che fisiologicamente alto al mattino, gradatamente fa riducendosi fino ad essere nullo nelle ore notturne. Se dopo le ore 18, vengono assunti carboidrati in maniera non adeguata e calcolata, questi creano, in presenza di cortisone endogeno alto, patologico, un aumento del desiderio di assunzione di cibi, soprattutto carboidrati.
A tutto questo si aggiunge una iperinsulinemia e insulinoresistenza, che accentuano il disturbo, per cui lei svuota il frigo in maniera irrefrenabile.
. A questo si aggiungono i Sintomi vaghi ed aspecifici (Medically Unexplained Symptoms, MUS)
quali stanchezza cronica, disturbi del sonno o dell'appetito, irritabilità del colon o stipsi, disturbi del tono o dell'umore, sindromi dolorose aspecifiche ecc., sono invece spesso sottovalutati. Questi sintomi restano in gran parte non spiegati, non vengono cioè ricondotti alla precisa causa, patologia o disturbo. Nella letteratura anglosassone sono identificati con l’acronimo “MUS”, Medically Unexplained Symptoms. L'insorgenza dei MUS


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