Se la pillola fallisce

09 aprile 2004

Se la pillola fallisce



Certamente pochi farmaci hanno conquistato la fama quanto quelli rivolti alla cura dell'impotenza, diventati in breve una specie di miraggio. E quando non funzionano, perché può accadere, le conseguenze psicologiche possono essere gravi, come spiega uno studio britannico di recente pubblicazione
L'attività sessuale ha un ruolo centrale nella vita degli esseri umani, e anche senza porla alla base di tutto lo sviluppo della personalità, sicuramente è, come scrisse il filosofo Maurice Merleau-Ponty, una specie di vibrazione che attraversa un po' tutte le attività dell'uomo e della donna. Forse anche perché l'uomo a differenza di tutti gli altri animali non ha una stagione degli accoppiamenti ma, per così dire, è sempre pronto a riprodursi. Di qui, nel caso della popolazione maschile, gli effetti anche molto gravi che l'impotenza, le disfunzioni erettili, hanno su tutta la personalità. Da tempo le indagini hanno svelato come soffrire di questo disturbo significhi per l'uomo una drastica riduzione dell'autostima, la comparsa di sintomi ansiosi, di tratti depressivi e altro. Con il venir meno anche della capacità di relazione, non soltanto quella con l'altro sesso a fini erotici, ma anche (se è vero quello che sostiene Merleau-Ponty) in tutte le occasioni in cui l'uomo è chiamato a far valere un ruolo. Di qui le grandi aspettative sollevate dai farmaci orali, in particolare il sildenafil citrato, il primo a essere reso disponibile nel 1998. Lo studio ha valutato queste aspettative e anche le conseguenze dell'insuccesso in un campione di 40 pazienti, età media 50 anni.

Che cosa pensano gli uomini in difficoltà
Le risposte del campione hanno confermato ciò che si sapeva: chi soffre di impotenza dà di sé un giudizio negativo, vede compromettersi la propria relazione se ne ha una e giudica difficile allacciarne di nuove. Si ritiene vecchio anzitempo e prova un senso di inferiorità rispetto a colleghi e conoscenti ritenuti "normali", senza contare il senso di colpa nei confronti della partner che non possono soddisfare. 
Prima di iniziare il trattamento, per merito anche del non sempre corretto battage dei media sul sildenafil, la maggioranza del campione si aspettava il risultato di un'immediata erezione appena prima del rapporto; molti si attendevano anche una percentuale di successi del 100% e, addirittura, di raggiungere dimensioni e durata record (anche ore di erezione continua).
Una volta iniziata l'assunzione del farmaco, di fronte al successo della terapia tutti si sono dichiarati soddisfatti, non soltanto per la riconquista del normale funzionamento, ma anche perché si ritenevano di nuovo in grado di soddisfare la partner.

Fallimento senza appello?
In caso di insuccesso, però, la maggioranza riteneva di avere subito una perdita definitiva della vita sessuale come se il singolo primo tentativo infruttuoso fosse una condanna senza appello. Anche in questo caso veniva criticato l'approccio con cui i media avevano enfatizzato il farmaco, e l'effetto negativo di un'informazione poco attenta era confermato dal fatto che proprio le persone con le aspettative maggiori, e irrealistiche, hanno sofferto di più dell'inefficacia, al punto da non tentare una seconda volta. Alcuni hanno addirittura incolpato il concetto di terapia dell'impotenza in blocco, sostenendo che il mancato funzionamento era dovuto alla perdita di spontaneità e di naturalezza, o dal timore di medicalizzare il rapporto con la partner. Invece è ora noto che, analizzando le diverse componenti della vita sessuale del paziente (il tipo di rapporto, il grado di intimità e altri aspetti) anche in caso di insuccesso iniziale è possibile ritentare e avere una risposta soddisfacente.

Maurizio Lucchinelli


Fonte
Tomlinson J, Wright D. Impact of erectile dysfunction and its subsequent treatment with sildenafil: qualitative study.BMJ,doi:10.1136/bmj.38044.662176.EE (published 29 March 2004)


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