Il sesso è preventivo

16 aprile 2004

Il sesso è preventivo



Che una vita sessuale sana faccia bene lo si intuisce senza grosse spiegazioni, ma non è la prima volta che si indaga sugli effetti del sesso sulle salute umana. Questa volta gli "indagati" sono gli uomini e il loro potenziale rischio di tumore alla prostata.
Ma, piuttosto che le loro abitudini sessuali e i fattori di rischio, questa volta è stata presa in considerazione solo la frequenza con cui eiaculano, indipendentemente dal fatto che ciò sia conseguenza di un rapporto sessuale, di masturbazione o di polluzioni notturne. Il nuovo studio cerca di chiarire un'associazione che in passato è stata ipotizzata in base a dati raccolti in modo retrospettivo, cioè indagando sulla vita sessuale di chi aveva avuto la diagnosi di tumore alla prostata. Studi che avevano portato a conclusioni diverse, cioè che un'intensa attività sessuale aumentava il rischio di tumore prostatico.

A rischio o no?
E' noto che le indagini di tipo retrospettivo hanno un difetto metodologico di fondo che rischia di falsare i risultati statistici, perché avvicinano due eventi accaduti. Le ipotesi in favore di un ruolo dell'eiaculazione nella carcinogenesi prostatica puntualizzano che l'incremento dell'attività sessuale è indice di un'elevata attività androgenica e quindi marcatore di una popolazione a elevato rischio. In ogni caso, una maggiore attività sessuale si traduce in una maggior esposizione ad agenti infettivi.
Tuttavia esistono ipotesi alternative che, per esempio, suggeriscono che l'eiaculazione poco frequente aumenta il rischio di tumore alla prostata a causa del ristagno di sostanze cancerogene negli acini prostatici. O ancora, che la repressione dell'impulso o l'impossibilità di eiaculare, nonostante la presenza di desiderio sessuale, sia correlato all'aumento del rischio di casi di tumore rispetto a soggetti sani.
A questo punto, gli autori della ricerca hanno voluto verificare l'associazione tra la frequenza di eiaculazione e tumore prostatico sulla base dei dati raccolti in un coorte di uomini reclutati da Health Professionals Follow-up Study. 

Domande indiscrete
Tra febbraio 1992 e gennaio 2000, più di 29 mila uomini tra i 46 e gli 81 anni, hanno fornito informazioni, tramite un questionario inviato ogni due anni, sulla frequenza con cui avevano eiaculato. Dovevano indicare il numero medio di eiaculazione per mese e durante l'anno precedente, nel periodo tra i 20 e i 29 anni, tra i 40 e i 49, indipendentemente dalle loro abitudini sessuali.
Tra i partecipanti, sono stati registrati 1449 nuovi casi di tumore alla prostata, 953 casi della forma intracapsulare e 143 casi in stadio avanzato, tuttavia non è stato possibile abbinare nessuna delle categorie di frequenza di eiaculazione al rischio di malattia. Anzi, caso mai era vero il contrario: sembrava infatti, alquanto verosimile poter associare un'elevata frequenza a un più basso rischio di tumore. Considerando una media alta 21 o più eiaculazioni al mese e bassa da 4 a 7, gli uomini che dichiaravano una maggior frequenza avevano un rischio relativo più basso in tutte le fasce di età considerate a cui si riferivano le domande del questionario.
Dal momento che non era possibile spiegare ciò con i fattori di rischio, come età, familiarità, malattie veneree, fumo e dieta, gli autori dello studio hanno cercato risposte alternative ai risultati. E' anche vero che l'effetto benefico potrebbe essere un effetto "secondario" nel senso che uno stile di vita sano si concilia con una sana attività sessuale e quindi una maggior frequenza di eiaculazione. Non solo, gli uomini che non hanno problemi di natura sessuale difficilmente si sottopongono ai test diagnostici per il tumore della prostata, riducendo di fatto il numero delle diagnosi, quanto meno precoci. Tuttavia questa possibilità di compromissione dei dati è stata esclusa in quanto la correlazione si manteneva anche limitando l'analisi agli uomini che si erano sottoposti all'esame del PSA.
In definitiva gli autori suggeriscono l'esistenza di altri meccanismi che vanno oltre la frequenza di eiaculazione e l'androgenicità, che dovrebbero essere valutati come potenziali fattori cancerogeni.

Simona Zazzetta


Fonte
Leitzmann M F et al. Ejaculation Frequency and Subsequent Risk of Prostate Cancer. JAMA. 2004;291:1578-1586


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