Clonazione... ma mi faccia il piacere

20 giugno 2008

Clonazione... ma mi faccia il piacere



Confusione. Non c'è altro modo per definire l'esito della clamorosa comunicazione della Advanced Cell Technology. L'azienda del Massachussets aveva annunciato, infatti, attraverso un comunicato stampa l'avvenuta clonazione di un embrione umano. Immediate le reazioni, con toni dall'entusiasta al caustico a seconda della fazione di appartenenza. Si è sentito così parlare di clonazione appunto, della creazione di nuovi esseri umani, della fabbricazione di nuovi organi o del possibile antidoto a malattie gravissime. Esagerazioni? Non è da escludere. Le cellule staminali, infatti, rappresentano un business di sicuro rilievo per chi fa ricerca farmaceutica, visto che annunci di questo tipo inducono inevitabilmente il favore delle borse e l'interesse degli investitori. Secondo molti commentatori però l'obiettivo primario sulle potenzialità terapeutiche di questa sperimentazione non è stato raggiunto. Vediamo perché

Quelli che minimizzano
Secondo alcune autorevoli voci l'annuncio clamoroso è soltanto un'osservazione preliminare con scarse possibilità di applicazione a breve termine. Il primo della lista è Ian Wilmut, responsabile del team che ha prodotto Dolly, la celebre pecora clonata. Wilmut ha dichiarato che si tratta soltanto di un passo preliminare visto che l'embrione sviluppato sarebbe formato solamente da sei cellule contro le duecento almeno, che compongono l'embrione pienamente sviluppato. Si tratta perciò di un annuncio anticipato visto che non si è ancora raggiunta la disponibilità di cellule staminali con tutte le loro potenzialità terapeutiche. Difficile anche stabilire gli orizzonti futuri, qualora ci fossero, infatti, prospettive, tutte da dimostrare per la verità, difficilmente saranno a breve termine. Ha rincarato la dose un bioetico americano Donald Bruce, appartenente al Society, Religion and Technology Project della Church of Scotland. Secondo Bruce la produzione di pre-embrioni con non più di 6 cellule non garantisce che la Advanced Cell Technology, l'azienda nell'occhio del ciclone, abbia sviluppato la strada per arrivare a disporre di cellule staminali adulte, figuriamoci per la clonazione umana. Le incertezze sarebbero ancora tali e tante da raccomandare prudenza prima di parlare di svolte nel bene o nel male. Del resto anche la Commissione Europea ha dichiarato di opporsi alla ricerca e di non essere disposto a finanziare alcun progetto analogo. Philip Basquin, Commissario Europeo, ha dichiarato, infatti, che non tutto ciò che è scientificamente possibile e tecnicamente realizzabile è di conseguenza accettabile. Analoga, infine, la posizione di John Gearhart, della John Hopkins University, uno dei primi a isolare e conservare cellule staminali adulte in laboratorio. Secondo il ricercatore americano a partire da questo stadio della ricerca non era pensabile pubblicare alcunché.

I media americani
New York Times e WashingtonPost si sono a loro volta aggiunti al coro degli scettici. Secondo quest'ultimo, sebbene non sia legittimo ostacolare ogni ricerca volta alla clonazione terapeutica, è doveroso sottolineare che quest'ultima ricerca è ancora in uno stadio troppo precoce per potere delineare scenari futuri. Il quotidiano newyorkese, invece, definisce la scoperta un modesto passo avanti sulla strada per la clonazione terapeutica ventilando anche la possibilità che l'azienda biotecnologica americana con questo anticipo nell'annuncio si sia arrecata danni piuttosto che vantaggi. Non è da escludere, infatti, leggi restrittive a causa del clamoroso annuncio. 

Scettici anche in Italia
Anche alle nostre latitudini pur nell'alternanza delle opinioni non sono mancati i pareri contrari.
Secondo Angelo Vescovi, co-direttore dell'Istituto di Ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano e Glauco Tocchini Valentini direttore dell'Istituto di Biologia Cellulare del Cnr, il risultato non dimostrerebbe nulla. Due i dubbi principali sollevati. Innanzitutto si tratterebbe di uno stadio molto preliminare e ancora incerto negli esiti. Il ricorso al trasferimento nucleare, infatti, nel topo non avrebbe dato sino ad ora risultati precisi. Sfugge perciò come i ricercatori della Act possano dichiarare di aver ottenuto cellule perfette. Non bastasse anche la rivista su cui è stata pubblicata la ricerca, il Journal of Regenerative Medicine, non avrebbe l'autorevolezza di altre testate di settore come Science o Nature. Si tratta, infatti, di un periodico specializzato nato da poco e non a caso la notizia ha raggiunto la stampa con una stringatissima nota d'agenzia della Reuters.
Inoltre, anche due genetisti prestigiosi come Giulio Cossu e Andrea Ballabio hanno sottolineato, su Repubblica.it , lo sviluppo dell'embrione, essendo arrivato solo a sei cellule, è a uno stadio estremamente preliminare, i cui risultati non sono confrontabili con quelli ottenuti con altri mammiferi superiori. 

I dubbi trovano conferma
Le perplesità sin qui elencate hanno avuto una conferma dell'ultima ora nelle dimissioni del succitato John Gearhart uno dei consiglieri scientifici della rivista che ha divulgato la ricerca. Il ricercatore ha dichiarato senza mezzi termini che l'esperimento è stato un fallimento e che quindi non doveva essere pubblicato, essendo stato tra l'altro accompagnato da prove poco convincenti, troppo preliminari e incomplete. Gearhart avrebbe anche ventilato sistemi poco limpidi nell'approvazione dell'articolo, visto che tra i membri del comitato scientifico del "Journal of Regenerative Medicine" ci sarebbero anche ricercatori dell'Advanced Cell Technology. Un conflitto di interessi non da poco e una fretta di pubblicazione dietro cui si potrebbe nascondere l'urgenza di imporsi sul mercato. Non manca in effetti chi sottolinea che biologia e biomedicina non vadano lasciate solo ed esclusivamente nelle mani dei privati. Si attendono sviluppi nella ricerca, che Michael West, presidente di ACT, dichiara imminenti. Sarebbe l'unico modo forse per sgombrare il campo da ogni perplessità.

Marco Malagutti





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