Preziose riserve amniotiche

10 gennaio 2007

Preziose riserve amniotiche



Nel 2003 si proclamò un timido "può essere", all'alba del 2007 arriva la conferma: le cellule staminali embrionali si possono reperire nel liquido amniotico. Per sapere se sono clinicamente efficaci bisognerà attendere ancora, ma un primo obiettivo è stato raggiunto. Infatti ora si dovrebbe superare la questione etica che teneva a freno le potenzialità di questo filone di ricerca, o quanto meno la possibilità di verificarle.

Sospetti di presenza
Circa quattro anni fa un gruppo di ricerca austriaco trovò che alcune cellule presenti nel liquido amniotico prelevato da donne in gravidanza durante i normali controlli di amniocentesi, esprimevano una proteina. Si tratta della Oct-4, un proteina necessaria per mantenere nello stato di eterna giovinezza le cellule staminali embrionali. I ricercatori osservarono che in ogni linea di cellule staminali dei mammiferi la Oct-4 viene espressa per poi rapidamente scomparire nel momento in cui ha inizio il differenziamento cellulare. Nel lavoro, pubblicato sulla rivista Human Reproduction, gli autori ipotizzarono che il liquido amniotico avrebbe potuto rappresentare una nuova fonte di cellule staminali, per altro eticamente accettabile. La ricerca venne svolta su campioni prelevati da 11 donne alla 14esima settimana di gravidanza e in cinque campioni venne trovato il materiale genetico codificante per la proteina. La cautela con cui si trattò l'argomento era dovuta, le cellule con queste caratteristiche erano rilevabili ma comunque rare. Inoltre, molti interrogativi avevano accompagnato la scoperta, relativi alla velocità e al potenziale del processo di differenziamento cellulare.

Rare ma ci sono
I ricercatori della Wake Forest University School of Medicine e dell'Harvard Medical School si sono spinti oltre, dimostrando l'effettiva presenza di cellule staminali embrionali, che loro chiamano cellule staminali derivate dal liquido amniotico.
Rappresentano una piccola quota, l'1%, delle cellule presenti nel liquido e credono che si possano considerare uno stadio intermedio tra le cellule staminali embrionali e le staminali adulte, poiché hanno dei marcatori corrispondenti ai due tipi di cellule. Ma a fronte della rarità, c'è una grande disponibilità poiché vengono raccolte dal liquido amniotico proveniente dalle amniocentesi. Vale a dire, secondo gli autori, che con 100 mila campioni sarebbe possibile coprire il 99% della popolazione statunitense con una perfetta compatibilità genetica per il trapianto. Hanno inoltre dimostrato una notevole rapidità di crescita, raddoppiano ogni 36 ore, e un buono profilo di sicurezza, visto che non producono tumore come alcuni tipi di staminali.

Pluripotenti a tutti gli effetti
Uno dei tanti aspetti critici di queste linee cellulari è la loro potenzialità. La presenza di vari tipi di cellule progenitrici, nel liquido amniotico, provenienti dall'embrione, e dai suoi tessuti in sviluppo, come muscoli, ossa eccetera, è stata dimostrata. L'equipe ha invece, ora dimostrato che sono presenti vere e proprie cellule staminali, pluripotenti, cioè in grado di evolvere nei vari tessuti dell'organismo. Hanno infatti verificato che il loro processo di differenziamento va verso la formazione dei tre tipi di linee cellulari tipicamente embrionali, ectoderma, mesoderma, endoderma, da cui poi si svilupperanno tutti i tessuti del nascituro. La sperimentazione condotta su modelli animali ha dimostrato, per esempio, che l'impianto di cellule nervose generate dal differenziamento di cellule staminali del liquido amniotico, ripopolava aree cerebrali lese. Risultati analoghi li hanno ottenuti con cellule del tessuto osseo e del fegato.
Infine, ma di certo non meno importante date le conseguenze, le cellule staminali derivate dal liquido amniotico risolvono l'annoso dibattito etico tra chi in questi anni ha sempre difeso l'embrione e chi sosteneva la necessità di usare le cellule staminali estratte dagli embrioni. La nuova prospettiva potrebbe mettere d'accordo le due parti: l'embrione non verrà toccato e i ricercatori avranno a disposizione le preziose cellule, probabile, ma ancora da dimostrare nell'uomo, soluzione di molte malattie poco e per nulla curabili.

Simona Zazzetta

Fonte
Eurekalert
New York Times
New Scientist


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