L'obiezione e i diritti

27 febbraio 2008

L'obiezione e i diritti



Piovono pietre sulla Federazione Nazionale degli Ordini dei medici e sul suo presidente Amedeo Bianco. Motivo del fermento un documento, frutto della commissione etica della Federazione che affrontava quello che, in Italia ma non nel resto d'Europa, è diventato un argomento spinosissimo, cioè l'applicazione della Legge 194 sull'interruzione di gravidanza. Che cosa si diceva nel documento? Che la legge 194, "pur scontando ritardi e omissioni applicative, a distanza di 30 anni dimostra tutta la solidità e la modernità del suo impianto tecnico-scientifico, giuridico e morale. Occorre supportarla". Inoltre si diceva che l'aborto farmacologico, cioè il mifepristone o RU486, ora in via di autorizzazione in Italia, non è il babau, ma una tecnica tra altre e che bisogna dare applicazione anche all'articolo 15 della legge che "raccomanda l'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità psicofisica della donna e meno rischiose per l'interruzione di gravidanza". Si è voluto far passare questa pronuncia come un supporto della Federazione all'aborto mentre invece è il supporto a una legge dello Stato che, tra l'altro, prevede anche la possibilità di obiezione. Quindi, se si deve concedere piena applicazione all'obiezione, e ci mancherebbe, non si capisce perché non dovrebbe essere applicato l'articolo dove si parla di migliorare le tecniche per l'IVG. Per inciso, anche su questo tema è stata fatta gran confusione, perché si è paventato il passaggio a una fabbrica di aborti, mentre la realtà è quella descritta da molti ginecologi: non è detto che si userebbe sempre il farmaco, perché in alcuni casi l'intervento chirurgico resterebbe più indicato. Quindi non si tratta di banalizzare l'atto (posto che questa critica abbia un senso) ma di usare caso per caso la metodica meno rischiosa a parità di risultato. Che, sia chiaro, è uno dei doveri del medico ed è anche buon senso.

Il caso della contraccezione d'emergenza
Quello che dà fastidio nelle posizioni espresse nel documento, potrebbe essere un'altra cosa e cioè che se esiste, quando esiste, un diritto all'obiezione, esiste ed è sancito, un diritto, in questo caso della donna, a ottenere una prestazione che, nella sua insindacabile visione, ha deciso di far valere nell'ambito di una legge approvata nel parlamento sovrano (e confermata da un referendum). E sì, perché dei diritti dei cittadini sembra ci si sia dimenticati. Qualche settimana fa, per esempio, il quotidiano La Stampa raccontava l'odissea di una donna romana che non riuscì a farsi prescrivere la pillola del giorno peregrinando da un pronto soccorso all'altro dove incontrò soltanto medici obiettori. Anche in quel caso Bianco ricordò che non di obiezione si trattava, ma di una clausola di coscienza (concetto a parere di chi scrive un po' ambiguo) e che comunque il medico che la applicasse non poteva semplicemente lavarsene le mani, ma cercare chi poteva risolvere la questione (un medico senza clausole). Perché anche in questo caso si sta parlando di un farmaco registrato, autorizzato e normalmente in vendita. Su quel caso poi arrivarono puntuali anche le richieste dei farmacisti cattolici di poter fare obiezione alla vendita. Ancora più curioso: una donna chiede, un medico prescrive ma poi può darsi che il farmacista dica no. Certamente è libero di non dotarsi della famigerata pillola ma viene da chiedersi perché allora accetta una convenzione con il Servizio pubblico. Infine, è arrivato anche il codice deontologico degli infermieri e, anche qui, si è introdotto il concetto di obiezione, sia pure molto temperato, con la previsione che l'obiettore si adoperi per trovare un sostituto che non obietti per concludere che, se questo non si trova, comunque l'infermiere deve garantire la sua opera.
Francamente, c'è il rischio che tra tutte queste obiezioni alla fine si metta capo soltanto alla messa sullo sfondo del diritto a ricevere delle prestazioni garantite dalla legge e si dice la legge, che si forma sulla base del consenso, sul voto. Così sembra quasi che negli ospedali si commettano nefandezze e che soltanto gli obiettori si sottraggano a questa mancanza di moralità. Certo, non si può chiedere che sia il singolo obiettore ad affrontare la questione ma, forse, il servizio pubblico stesso deve adoperarsi perché non vi siano ospedali in cui il personale è soltanto obiettore ed è quello che ha proposto il ministro della Salute Livia Turco. L'alternativa è il fai da te sfrenato, che vuol dire cliniche di lusso per chi può pagare e ferri da calza e decotti di prezzemolo per chi non può. Tanto, l'aborto, non si elimina per decreto.

Maurizio Imperiali



Cerca nel sito


Cerca in


Ricette  |  Farmaci  |  Esperto risponde  |
Cerca il farmaco
Potrebbe interessarti
L'esperto risponde