Supporto anche al parente

05 settembre 2008

Supporto anche al parente



Il ricovero presso reparti di terapia intensiva è per definizione un evento traumatico, non solo per il paziente ma anche per la famiglia del malato. Da questo tipo di eventi le persone coinvolte ricavano emozioni estremamente diverse e spesso contrastanti. Un elemento curioso da analizzare riguarda i dati ricavati da alcuni studi secondi i quali il giudizio dei parenti di un malato risulta, limitatamente all'esperienza della terapia intensiva, più positivo nel caso in cui il congiunto sia deceduto rispetto alle famiglie dei sopravissuti.

Un ambiente critico
Le convenzioni internazionali valutano la qualità dell'assistenza in base a parametri come la sicurezza delle terapie, la loro efficacia e, l'aspetto forse più importante, la centralità del paziente nel processo di cura. Dal momento che spesso le patologie che conducono un paziente in terapia intensiva sono così gravi da comprometterne la lucidità se non addirittura la coscienza, il rapporto con i sanitari tende a deviare verso i parenti del paziente. Per questo motivo i membri della famiglia giocano un ruolo essenziale nella valutazione delle decisioni cliniche, ma anche nel rapporto con il personale. Secondo uno studio che è stato condotto nel passato in 10 reparti di terapia intensiva attivi nell'area di Seattle, i parenti di pazienti deceduti, nonostante l'evento luttuoso, hanno riportato giudizi di maggior soddisfazione del rapporto con il reparto di terapia intensiva.

Fare chiarezza sulla questione
Questa apparente incongruenza è stata ampiamente sperimentata sul campo ma nessuno si era ancora concentrato sull'analisi delle ragioni di questo fenomeno. Per colmare la lacuna un gruppo di ricercatori statunitensi ha messo a punto uno studio in merito. L'ipotesi di partenza è che le famiglie dei pazienti deceduti conservassero una diversa opinione dei reparti di terapia intensiva per le attenzioni maggiori che il personale ospedaliero potrebbe aver dedicato a famiglie con casi pi critiche e tali da più critici, fino al decesso del congiunto. I dati sono stati raccolti nei primi 10 mesi del 2005 tramite un questionario inviato a 539 famiglie che avessero avuto un proprio parente ricoverato per almeno sei ore in un reparto di terapia intensiva. La spedizione è avvenuta da quattro a otto settimane dopo la dimissione del paziente. Il questionario era articolato in 24 domande centrate sull'esito del rapporto tra famiglia e personale dei reparti.

Basta un po' di attenzione in più
Il 51 per cento delle famiglie prese in esame aveva subito la perdita di un congiunto durante un ricovero in terapia intensiva. Questa parte del campione ha fornito la conferma all'ipotesi dei ricercatori:conta molto il diverso rapporto umano riservato ai parenti di pazienti deceduti. Questi hanno infatti riferito che il personale del reparto ha dedicato loro molta attenzione con particolare riferimento a fattori come il supporto nel momento di prendere decisioni critiche, il supporto emozionale, il rispetto e le compassione mostrate, tutti gli aspetti possibili della comunicazione, insomma. Lo studio suggerisce di estendere questi comportamenti positivi anche alle famiglie dei pazienti che fortunatamente escono vivi dalla terapia intensiva, cercando di bilanciare gli sforzi di comunicazione tra paziente e famiglia.

Gianluca Casponi

Fonti
Richard J. Wall et al; Chest, 2007;132(5): 1425-33.




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