Una legge sul testamento biologico?

16 novembre 2007

Una legge sul testamento biologico?



"I casi di Welby e ultimamente della famiglia Englaro sottolineano un vuoto legislativo da colmare al più presto. I dibattiti che si scatenano, di tipo medico, etico e culturale, non possono portare a nessun risultato soddisfacente perché riguardano una persona che non ha voce per dare la sua opinione. Una voce che più di ogni altra conta". Le parole inequivocabili sono di Furio Zucco, Presidente della Società Italiana Cure Palliative (SICP), in occasione della presentazione del XIV Congresso Nazionale che si svolgerà a Perugia dal 13 al 16 novembre 2007. Un'opportunità per ribadire l'urgenza di una legge che tuteli le scelte dei malati nelle fasi avanzate della malattia. Una legge da tempo attesa. La SICP ha formulato alle istituzioni una proposta concreta. Servirà a qualcosa?

Le due direttive
Se ne parla da dieci anni. E per dieci anni ogni tentativo di far approvare una legge in materia è risultato vano. Al momento ci sono undici proposte di legge depositate da quando il 5 luglio 2006 il senato ha avviato l'iter sul testamento biologico. O meglio sulle dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari. E la SICP ha l'autorevolezza necessaria in materia, per dire la sua. Ma in che cosa consiste la proposta SICP? Il documento, presentato in Commissione Igiene e Sanità del Senato, presieduta da Ignazio Marino, approfondisce la tematica soprattutto nel caso di persone affette da malattie in fase avanzata ed evolutiva, nel settore delle cure palliative. Le direttive si distinguono in Direttiva di Istruzioni e Direttiva di Delega. Cioè? La prima contiene le preferenze delle persone circa le alternative terapeutiche possibili nel caso si trovassero in alcune delle situazioni cliniche più frequenti e più gravi. In essa sono espresse le opinioni relativamente alle procedure assistenziali più invasive e onerose che potrebbero essere iniziate in alcune situazioni cliniche caratterizzate da assenza di cure efficaci per la guarigione. Interventi chirurgici d'urgenza, terapie rianimatorie e di sostegno vitale, emotrasfusioni in una situazione nella quale la prognosi è breve, non più di tre mesi. La Direttiva di Delega, invece, contiene l'indicazione di una persona di fiducia che il malato sceglie perché prenda le future decisioni in sua vece, quando lui stesso non fosse più in grado di farlo perché divenuto mentalmente incapace. Una persona, come sottolinea Zucco, di cui il malato si fida ciecamente, e che s'impegni a far rispettare le sue volontà o a decidere nel modo più simile a come avrebbe deciso il malato stesso.

I principi cardine
A scanso di equivoci la SICP ha formulato anche i dieci principi cardine per l'implementazione delle direttive anticipate nel malato terminale. I punti vanno dalla valorizzazione dell'autonomia del malato anche nelle situazioni di terminalità, alla validità delle decisioni del fiduciario. Il malato, cioè, ha il pieno diritto di rifiutare ogni trattamento, anche quelli di supporto vitale ma nel contempo va riconosciuta una immediata validità alle decisioni prese dal fiduciario, senza necessità di notifica all'autorità giudiziaria. Ce n'è anche per i sanitari, però. I quali devono essere esentati da ogni responsabilità penale e civile, nel caso rispettino il rifiuto di trattamenti terapeutici disposto dal malato. Ora la palla passa alle istituzioni. "Mi auguro, ha detto il presidente della Commissione sanità del Senato Ignazio Marino, in una recente intervista, che, superato il periodo della Finanziaria, ricominceremo a lavorare sul testamento biologico al Senato... Non possiamo più posticipare. E' nostro dovere lavorare per arrivare presto a una buona legge". Troppo ottimismo?

Marco Malagutti

Fonti
Conferenza stampa SICP, Milano 23 ottobre



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