Cartoline dal cuore

30 giugno 2004

Cartoline dal cuore



Il rapido progresso tecnologico nella risonanza magnetica cardiaca degli ultimi dieci anni ha confermato questo strumento come affidabile e clinicamente importante per l'accertamento della funzione, della struttura e della vitalità del cuore.
Rispetto ad altri metodi di indagine, la risonanza è certamente un esame non invasivo, che evita l'uso di agenti di contrasto potenzialmente nefrotossici oppure di radiazioni.
Poiché le patologie cardiache sono in constante aumento questa tecnica offre l'opportunità di diagnosi ottima e con un buon bilancio di costo-efficacia.

Cuore in risonanza
Gli ambiti di impiego, in alcuni casi di eccellenza, nel settore cardiovascolare sono numerosi. In primo luogo, la risonanza magnetica, viene usata per eseguire valutazioni morfologiche delle anomalie cardiache e dei grandi vasi sanguigni. L'ampio campo visivo, il numero illimitato di piani di scansione e il buon contrasto di tessuto permettono di misurare anche la funzione sistolica e diastolica ventricolare destra e sinistra. E tramite un modello geometrico è possibile stimare la massa e il volume dell'organo. Insomma è possibile studiare forma, dimensioni e funzionamento dell'organo.
La tecnica si rivela molto efficace anche per lo screening, la diagnosi e il controllo delle patologie aortiche e permette di avere immagini di ateromi e ulcere e di differenziare un ematoma intramurale da una placca aterosclerotica.
Per i problemi legati alle valvole cardiache si ricorre principalmente all'ecocardiografia o alla cateterizzazione (che comporta l'introduzione di cateteri nei vasi e nelle cavità), tuttavia anche la risonanza magnetica sta conquistando credito come metodo di acquisizione di immagini. Si ricorre, come standard, a queste due tecniche anche nella gestione delle malattie cardiache congenite per definire la morfologia e, mediante sonde, le alterazioni dell'emodinamica, cioè del flusso sanguigno. Ma ancora una volta la risonanza magnetica può subentrare per valutare la morfologia cardiaca, le connessioni tra vene e atrio e le anomalie extracardiache. Nelle cardiomiopatie, in particolare, la tecnica permette di distinguere l'ispessimento del pericardio, che causa pericardite costrittiva, che potrebbe confondersi con cardiomiopatie restrittive, con una sensibilità dell'88%, specificità al 100% e accuratezza del 93%.
La risonanza magnetica sta conquistando spazio anche nell'oncologia cardiaca, in cui già in caso di mixoma (raro tumore che colpisce il cuore) e tumori valvolari l'ecocardiografia risulta inadeguata. In altre forme tumorali, per esempio il lipoma, permette di definire i margini della lesione circondata da tessuto adiposo.
Va ricordato, infine, che questa tecnica è molto efficace nella valutazione delle malattie cardiache ischemiche non soltanto per la definizione dell'anatomia coronarica ma anche per determinare la morfologia ventricolare, la perfusione del miocardio e il flusso coronarico.

Professionisti cercasi
In tutti gli ambiti citati, la risonanza magnetica permette di ottenere simultaneamente molte immagini quasi in tempo reale e ad alta risoluzione. E sono molte le tecniche, basate sul principio della risonanza, in fase di studio, proprio per la non-invasività del metodo a fronte di una notevole efficacia. Tuttavia il ruolo nella quotidianità clinica è tuttora limitato più dall'assenza di personale qualificato in grado di eseguirla e di interpretarne le immagini scaturite, piuttosto che dalla disponibilità di apparecchiature idonee. L'addestramento e la formazione di queste figure professionali rappresenterebbe un notevole risparmio in termini di costi diretti e indiretti. 

Simona Zazzetta


Fonti
Constantine G et al. Role of MRI in clinical cardiology. Lancet. 2004 Jun 26;363(9427):2162-71



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