Un concentrato di tecnologie

28 novembre 2007

Un concentrato di tecnologie



Gioielli del design, concentrato di tecnologia in uno spazio estremamente piccolo, funzionalità multiple e versatili. Non sono le caratteristiche tecniche dell'ultimo modello di lettore mp3 ma, grossolanamente, le proprietà dei defibrillatori automatici impiantabili: a 50 anni dal primo dispositivo, che pesava circa 60 grammi per quasi 2 cm di spessore e 5 cm di diametro, oggi si dispone di oggetti di 6 mm di spessore 30 mm di altezza e larghezza, per 12 grammi di peso. In questo spazio minimale ci sono migliaia di transistor (contro i due degli anni '60) che possono permettere l'esecuzione di diverse funzioni: defibrillazione, pacemaking, comunicazione al paziente, controllo remoto. Di questi dispositivi, utili ogni qualvolta insorge un'aritmia del battito cardiaco, si parlerà al XII Congresso mondiale dell'International Society of Pacing and Electrophisiology, che quest'anno sarà ospitato in Italia a Roma.

Batticuore pericoloso
"Il battito cardiaco può accelerare, decelerare o desincronizzarsi, se ciò avviene entro intervalli fisiologici non ci sono conseguenze dannose" spiega Massimo Santini, direttore del Dipartimento Cardiovascolare, del San Filippo Neri di Roma durante la conferenza stampa. Tachicardie e bradicardie sono necessarie per adattare l'organismo alle attività in corso, dallo sforzo fino al riposo e al sonno. Tuttavia possono diventare aritmie più gravi fino a causare la morte improvvisa, come per esempio un'accelerazione dei ventricoli (tachicardia ventricolare), già di per sé pericolosa e potenzialmente fatale e che può evolvere in fibrillazione ventricolare cioè in un tremore rapido e caotico delle camere ventricolari. Insieme al ritmo del battito, il cuore perde anche la capacità di pompare sangue, fino all'arresto cardiaco e al decesso se non si interviene tempestivamente con un defibrillatore.
I dispositivi impiantabili possono sopperire il defibrillatore esterno, anticipando tutto ciò: appena avvertono l'insorgenza dell'aritmia intervengono in modo automatico riportando il battito alla normalità. In questo modo si prevengono eventi non previsti di morte improvvisa che interessano soggetti che hanno già avuto infarti o che presentano cardiomiopatie, ipertrofia, cardiopatie congenite, per esempio alterazioni genetiche dei canali ionici del miocardio.

Rimettersi al passo
Un'altra circostanza in cui i dispositivi automatici impiantabili offrono un vantaggio sotto vari aspetti è la fibrillazione atriale, più frequente, di per sé non fatale, ma causa più diffusa di ricovero. Anche in questo caso il ritmo diventa caotico: il cuore sotto sforzo anziché aumentare con regolarità il battito, perde questo ritmo e non è in grado di far circolare la quantità di sangue sufficiente. Non è fatale, tuttavia rappresenta un fattore di rischio per embolie ischemiche, e, anche se con una prevenzione adeguata è benigna, abbassa la qualità della vita creando per esempio una sensazione di difficoltà respiratoria. In questo caso l'impianto di un dispositivo pacemaker è un investimento a lungo termine che va a sollevare gli oneri per la prevenzione farmacologica e il ricovero ospedaliero, che rappresentano un costo sanitario che assorbe ampia parte delle risorse economiche destinate alle malattie cardiache. Considerazioni analoghe vengono fatte in merito allo scompenso cardiaco. Quando la contrattilità cardiaca non è sufficiente si può impiantare un pacemaker biventricolare che assicura la resincronizzazione della contrazione del cuore con notevole miglioramento della qualità della vita e della sopravvivenza, per esempio dopo un infarto o in caso di patologie congenite.

Controllo a distanza
Altro ambito di applicazione, funzionale alla correzione delle aritmie, è la telecardiologia che permette il controllo a distanza di aritmie improvvise, brevi, spesso non diagnosticabili. Il dispositivo trasmette automaticamente il dato registrato all'interno del cuore al centro di controllo per eseguire una diagnosi immediata e il provvedimento terapeutico. Anche in questo caso, oltre alla sicurezza del paziente i vantaggi sono anche sanitari: "Il numero dei pazienti da controllare è in aumento - sottolinea Santini - e quindi anche il carico per strutture sanitarie. Tramite piattaforme collegate in remoto i clinici riescono a controllare i pazienti a rischio, evidenziare le aritmie potenzialmente maligne e asintomatiche e intervenire". Un approccio che migliora in ogni senso la qualità della vita del paziente e dei familiari e alleggerisce il lavoro ospedaliero.

Simona Zazzetta

Fonti
Conferenza stampa: Presentazione del XIII Congresso Mondiale in Cardiostimolazione ed Elettrofisiologia. Roma, 21 novembre 2007



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