Il rischio sulla carta

16 settembre 2005

Il rischio sulla carta



Nel loro complesso i fattori di rischio cardiovascolare si possono distinguere in modificabili e non modificabili. Infatti se l'età, la familiarità e il sesso sono un bagaglio che ogni persona si porta dietro, sovrappeso, stress, sedentarietà, fumo, ipertensione, iperlipidemia e diabete sono invece il risultato di stili di vita scorretti o, in certi casi, di patologie.La possibilità di intervento c'è ed è concreta, esistono programmi a lungo termine per educare il paziente a un'alimentazione sana e bilanciata, a un'attività fisica moderata e costante per tenere sotto controllo non solo il peso ma anche i parametri glicemici e pressori. Sono inoltre numerose le opportunità per smettere di fumare, dai farmaci all'agopuntura fino al sostegno psicologico. Sulle patologie come il diabete o che provocano ipertensione ci sono farmaci specifici di ultima generazione che garantiscono il controllo ottimale della situazione. Nessuna di queste soluzioni è efficace se intrapresa singolarmente, solo il cambiamento dello stile di vita e l'aderenza alle terapie assicura, se non la guarigione, una qualità della vita migliore. Tuttavia le strategie da adottare possono anche essere più mirate, cioè adeguate al livello di rischio al quale il paziente è esposto, rischio che va stimato in modo oggettivo.

Uno strumento condiviso...
Per stimare la probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare importante (infarto o ictus) nei 10 anni successivi, esiste uno strumento semplice e obiettivo: la carte del rischio cardiovascolare. Si tratta di un progetto dell'Istituto Superiore di Sanità ed è un'analisi basata sulla valutazione di sei fattori di rischio: sesso, diabete, abitudine al fumo, età, pressione arteriosa sistolica e colesterolemia. E' uno strumento usato dal medico, valido anche quando non si è ancora verificato un evento cardiovascolare.Si procede identificando il genere e lo stato di diabete: uomo diabetico, uomo non diabetico, donna diabetica, donna non diabetica. Per ognuna di queste quattro categorie le carte sono suddivise per fumatori e non-fumatori, laddove si definisce fumatore chi fuma regolarmente ogni giorno (anche una sola sigaretta) oppure ha smesso da meno di 12 mesi. Si considera non-fumatore chi non ha mai fumato o ha smesso da più di 12 mesi. Si identifica quindi il decennio di età (40-49, 50-59, 60-69) e ci si posiziona nella casella in cui ricade il proprio valore di colesterolemia e pressione arteriosa. La prima viene suddivisa in cinque intervalli, con valore centrale rispettivamente di 154 mg/dl (4 mmol/l), 193 mg/dl (5 mmol/l), 232 mg/dl (6 mmol/l), 270 mg/dl (7 mmol/l), 309 mg/dl (8 mmol/l). La pressione arteriosa rappresenta la pressione sistolica come media di due misurazioni consecutive eseguite secondo la metodologia indicata. Viene suddivisa in quattro categorie: minore o uguale di 129 mmHg, da 130 a 149 mmHg, da 150 a 169 mmHg, uguale o superiore a 170 mmHg.Una volta definito il colore della casella è possibile leggere nella legenda il livello di rischio. Il rischio cardiovascolare (MCV) è espresso in sei categorie da I a VI, la categoria di rischio MCV indica quante persone su 100 con quelle stesse caratteristiche potrebbero ammalarsi nei 10 anni successivi.

...e tutto italiano
"Le carte del rischio sono specifiche per ogni popolazione perché basate su funzioni di rischio che variano da una popolazione all'altra - sostiene Simona Giampaoli, ricercatrice dell'Istituto superiore di sanità e autrice, tra gli altri, del progetto - per quella italiana, per esempio, sono inclusi anche l'ictus come evento cardiovascolare, gli eventi fatali e non, e i dati riguardanti la popolazione femminile."Le funzioni di rischio su cui si elaborano le carte - prosegue Giampaoli - derivano da studi longitudinali che osservano come una popolazione sana si ammala nel tempo rispetto a fattori considerati. Si stimano i valori medi dei fattori di rischio nella popolazione, il peso dei singoli fattori, e la probabilità di sopravvivenza senza la malattia. Dalla combinazione di questi dati nascono le funzioni di rischio caratteristiche della popolazione studiata non applicabili in altri paesi."

Simona Zazzetta




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