Prevenzione secondaria? Per tutti!

21 aprile 2006

Prevenzione secondaria? Per tutti!



Gli ACE-inibitori (inibitori dell'enzima convertente l'angiotensina) sono normalmente utilizzati per il controllo dell'ipertensione. Diversi studi hanno dimostrato che il trattamento con questi farmaci riduce l'incidenza di infarto, ischemia e morte nei pazienti con patologie coronariche, Tuttavia, quando si tratta di pazienti che hanno conservato la funzione ventricolare sinistra i risultati sono incerti e non coerenti. Ma, visti i successi ottenuti con questa classe di farmaci, e la limitata disponibilità di risorse terapeutiche per la prevenzione secondaria, gli esperti hanno ritenuto utile fare una verifica sull'efficacia in questa particolare popolazione di pazienti.

Riduzione dei danni
La strategia adottata è stata la metanalisi di cinque studi contro placebo, in cui il campione in esame includeva pazienti con patologia coronarica ma senza disfunzione o insufficienza ventricolare sinistra. Il regime terapeutico con gli ACE inibitori doveva essere durato almeno due anni, cioè una terapia a lungo termine. Gli esiti presi in considerazione erano la mortalità per tutte le cause e gli eventi cardiovascolari maggiori, come morte per causa cardiovascolare, infarto del miocardio e ictus. Tuttavia sono stati accertati anche esiti meno gravi, come la neceiità di ricorrere all'angioplastica, il ricovero ospedaliero per angina o per insufficienza cardiaca congestizia e lo sviluppo di diabete mellito. Nel complesso, sono stati considerati circa 30 mila pazienti con un monitoraggio medio di oltre quattro anni, un periodo sicuramente lungo durante il quale sono stati registrati significativi miglioramenti nella popolazione considerata. La mortalità generale è stata diminuita e il rischio relativo si è abbassato a 0,86; anche per la mortalità per cause cardiovascolari si ottenevano risultati simili: il rischio relativo era 0,81. Il rischio di infarto e di ictus si riduceva, rispettivamente, a 0,82 e a 0,77.
I miglioramenti si ottenevano anche per gli altri parametri, con una riduzione dei casi di rianimazione dopo arresto cardiaco, di rivascolarizzazione (angioplastica), di ricoveri e di insorgenza di diabete laddove precedentemente non c'era.

Alla lunga si migliora
I dati emersi si aggiungono a quelli precedentemente raccolti su pazienti coronarici con la disfunzione ventricolare sinistra, e il risultato è un allargamento della platea dei pazienti coronarici su cui è possibile intervenire con questa prevenzione secondaria. E' possibile quindi pensare di estendere l'uso sistematico degli ACE inibitori a tutti i casi di patologie coronariche indipendentemente dalla funzione ventricolare sinistra, a condizione che la terapia sia di lunga durata.

Simona Zazzetta


Fonte
Danchin N et al. Angiotensin-Converting Enzyme Inhibitors in Patients With Coronary Artery Disease and Absence of Heart Failure or Left Ventricular Systolic Dysfunction. Arch Intern Med. 2006;166:787-796


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