Esiste la pre-ipertensione?

22 giugno 2007

Esiste la pre-ipertensione?



Ma è utile curare un fattore di rischio come se fosse una malattia? La diatriba tra Europa e Stati Uniti sul concetto di pre-ipertensione in sostanza si gioca tutta in questa domanda. L’associazione dei cardiologi statunitensi ha deciso, infatti, al contrario dei cardiologi europei, di introdurre una nuova entità: la pre-ipertensione. Un concetto in base al quale si definiscono pre-ipertesi i pazienti che presentano valori pressori compresi tra 120/80 e 139/89, collocando quindi i valori normali al di sotto della soglia 120/80. Questo significherebbe che 45 milioni di cittadini dell’Unione Europea andrebbero trattati, in quanto le persone così individuate svilupperebbero altrimenti l’ipertensione. Un concetto rifiutato in Europa, come sottolineato al recente congresso ESH svoltosi a Milano, innanzitutto perché, come ha sottolineato il professor Mancia, chi si sente dire di essere pre-iperteso entra in uno stato di ansia. Le cose cambiano, naturalmente, se sono presenti altri fattori di alto rischio come, per esempio, diabete, familiarità o storia di ipertensione. Di fatto, invece, i cardiologi statunitensi hanno molta considerazione di questa nuova entità e per affermarla in pieno hanno pensato a uno studio clinico ad hoc.

Guerra preventiva
Lo studio, partendo dal presupposto che esista la pre-ipertensione, come condizione che precede lo stadio 1 dell’ipertensione e fattore predittivo di aumento del rischio cardiovascolare, ha cercato di verificare se il trattamento farmacologico possa prevenire o posporre lo stadio 1 della malattia. I partecipanti allo studio sono stati randomizzati a ricevere per due anni un bloccante del recettore dell’angiotensina, il candesartan, o placebo. Tutti e due i gruppi hanno poi ricevuto placebo per due anni. Quando un partecipante raggiungeva l’end point dello studio, cioè lo stadio 1 dell’ipertensione, veniva iniziato il trattamento pieno con farmaci antipertensivi. Ai partecipanti allo studio  sono state fatte anche raccomandazioni per cambiare il proprio stile di vita. Durante i primi due anni, l’ipertensione si è sviluppata in 154 partecipanti nel gruppo placebo e 53 nel gruppo candesartan. Dopo quattro anni, l’ipertensione si è sviluppata in 240 partecipanti nel gruppo placebo e 208 in quello candesartan. Con eventi avversi trascurabili e perlopiù nel gruppo placebo. Quanto è bastato per far concludere agli autori dello studio, peraltro finanziato dalla ditta farmaceutica che produce il farmaco, che si può iniziare la cura con qualche anno di anticipo. Infatti se i pazienti con pre-ipertensione avessero proseguito la cura, oggi avrebbero una pressione arteriosa nella norma. E’ veramente così?

Farmaci sì, ma non da soli
Il dubbio viene esaminando un’altra ricerca, questa volta internazionale, lo studio MONICA patrocinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo studio di popolazione è nata all’inizio degli anni ‘80 con l’obiettivo di esaminare l’andamento declinante della pressione sia diastolica sia sistolica. Il fine era capire se questo trend riguardasse solo i valori più elevati e dipendesse dal ricorso ai farmaci antipertensivi o fosse più diffuso e implicasse anche altre cause. A essere esaminate 38 popolazioni in 21 paesi sparse in quattro continenti. Dall’indagine emerge come l’ipertensione sia mediamente controllata bene ma in particolare come non si possa dimostrare una correlazione diretta tra l’abbassamento dei livelli e il consumo  di farmaci antipertensivi. Questo in contrasto con altri risultati come quelli pubblicati in epoca non lontana dal New England. Questo non significa che i farmaci non servano, sia chiaro, ma di sicuro da soli senza norme di vita come niente fumo, poco alcol e molto movimento, non possono fare miracoli. Forse allora è meglio evitare la categoria dei pre-malati, i malati sono già abbastanza.

Marco Malagutti


Fonti

Julius S et al.Feasibility of Treating Prehypertension with an Angiotensin-Receptor Blocker. N Engl J Med 2006; 354:1685-1697

Tunstall-Pedoe H et al.Pattern of declining blood pressure across replicate population surveys of the WHO MONICA project, mid-1980s to mid-1990s, and the role of medication. BMJ  2006;332:629-635 




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