Il futuro è adesso

01 giugno 2006

Il futuro è adesso



La rivoluzione è cominciata negli anni '90 quando l'innovazione tecnologica permise di introdurre la chirurgia mini-invasiva o laparoscopica. Un passo avanti considerevole, soprattutto per i pazienti, che come tutti ben sanno, quando si sottopongono a un intervento chirurgico sono preoccupati in particolare dall'incisione. Ma per il chirurgo lo stress non è diminuito visto che vede una immagine elettronica bidimensionale e nel movimento dei propri strumenti è piuttosto vincolato. Il progresso, però, continua e oggi non è più fantascienza parlare di robot-chirurgo. E' stato questo uno degli argomenti all'ordine del giorno nel corso del congresso Acoi "La chirurgia dei due mondi" svoltosi a Spoleto. La nuova soluzione tecnologica è adottata per molti tipi di operazioni già in 20 ospedali italiani, fra gli altri Grosseto, Aosta, Savona, Milano, Ancona, Pisa e Spoleto. E a giudicare dai primi risultati il ricorso al robot in chirurgia può essere una vera svolta, tanto che si aspira a utilizzarli per circa la metà degli interventi di chirurgia generale laparoscopica. Ma per quali interventi e con quali vantaggi?

I vantaggi del robot
Gli interventi per cui il robot-chirurgo è maggiormente indicato sono operazioni alla milza e al pancreas, malattia da reflusso gastroesofageo, tumore del basso retto e della prostata, dove evita la comparsa di complicanze di tipo sessuale e urologico prima inevitabili. I vantaggi? Per cominciare il robot è più veloce, più preciso, non si stanca, aspetti che in prospettiva potrebbero abbattere le liste d'attesa. In più il chirurgo vede una immagine elettronica tridimensionale e non più bidimensionale come nella laparoscopia, il braccio del robot ha un grado di libertà maggiore, infine, un programma informatico corregge automaticamente alcuni errori del chirurgo come tremori o movimenti troppo ampi. Vista così sembrerebbe un inno alle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale, ma in realtà qualche svantaggio esiste. Per cominciare gli alti costi. Un milione di euro più 50-60 mila euro di gestione l'anno per ogni, come è emerso da un recente incontro romano. In più il chirurgo automatico non ha una sensibilità perfetta per cui, ad esempio, se cucendo una ferita si rompe il filo, non se ne accorge. Ma si tratta di inconvenienti risolvibili al punto che Luciano Casciola, primario del dipartimento di Chirurgia dell'ospedale di Spoleto e presidente del congresso Acoi, si è spinto a dichiarare "E' possibile prevedere che a fronte di un 30-40% di interventi di chirurgia generale laparoscopica effettuati oggi col robot nel futuro oltre la metà delle operazioni avverrà con l'ausilio di questa avanzata tecnologia. In futuro ci saranno limiti che la laparoscopia non potrà oltrepassare, ma il robot chirurgo sarà in grado di farlo". Ma come funziona il robot-chirurgo?

Come funziona
Il prototipo di queste apparecchiature si chiama Da Vinci ed è un attuatore dei movimenti comandati dal chirurgo, che opera seduto a una consolle. L'apparecchio situato al tavolo operatorio riceve i comandi della consolle e li trasmette ai motori elettrici che muovono i bracci del robot. Le punte degli strumenti visualizzate sul display sono allineate con le braccia per assicurare allo strumento movimenti naturali e prevedibili. In più un filtro elettronico elimina il tremito naturale della mano del medico assicurando un controllo dello strumento rapido e prevedibile. Un ulteriore punto a favore del robot è che l'attuatore può essere comandato anche via radio. Il vantaggio è evidente. In questo modo si potrebbe evitare, per casi complessi e inusuali, di far affrontare al paziente e ai suoi familiari viaggi anche lunghi. Il primo esempio di collegamento transoceanico è stato effettuato nel 2001 tra New York e Strasburgo. Il chirurgo in Francia faceva muovere l'apparecchio negli Stati Uniti per via satellitare. Ed è di pochi giorni fa il caso del San Raffaele di Milano dove un uomo di 34 anni è stato operato al cuore da un professore di Boston. L'operazione si è conclusa con successo e ha sfruttato la tecnica dell'ablazione a radiofrequenza. E' proprio il caso di affermare che il futuro è adesso.

Marco Malagutti

Fonte
Conegno, “La chirurgia dei due mondi”, Spoleto 25 maggio


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