Chiedete e vi sarà detto

01 giugno 2006

Chiedete e vi sarà detto



Un editoriale di Lancet, del bioetico Nick Ross, esordisce con un'osservazione molto interessante: mentre anche il farmaco più comune è sempre accompagnato da una discreta mole di informazioni, nel foglietto illustrativo, lo stesso non avviene con gli interventi chirurgici. Molti, moltissimi, non sanno che cosa attendersi effettivamente all'ingresso in sala operatoria e, cosa altrettanto importante, dopo che ne saranno usciti. E' il problema del consenso informato che, attualmente, in Gran Bretagna, si cerca di affrontare mettendo a punto dei documenti standard, uguali in tutta la nazione, almeno per gli interventi più frequenti. Nemmeno in Italia esiste qualcosa del genere e ogni ospedale agisce secondo le sue capacità e possibilità. D'altra parte fornire una spiegazione è d'obbligo, visto che al paziente viene richiesto il consenso informato. Resta da vedere però se e quanto le spiegazioni fornite siano comprensibili a tutti.
Questa mancanza di un'informazione standardizzata è effettivamente un difetto, accentuato dal fatto che anche i mezzi di informazione che normalmente si occupano di salute, e magari sono abilissimi a parlare di dieta, di creme e persino di farmaci, sulla chirurgia non sono poi così presenti, a meno che si tratti di interventi mirati all'estetica o alla correzione di difetti ovviabili anche altrimenti (si veda per tutti la miopia). E' ovvio che nel caso di un intervento d'urgenza non c'è molto spazio per l'illustrazione di tecniche, percentuali di successo e complicanze ma, fa notare l'editorialista, nei paesi industrializzati l'80% degli interventi è d'elezione, cioè programmato anche con mesi di anticipo. 

Domandare è giusto
Nell'attesa che la situazione cambi con atti ufficiali, molto può fare anche il paziente, cominciando a chiedere le informazioni giuste, cioè quelle che servono effettivamente a capire che cosa succederà. Un primo elenco di punti salienti può essere ricavato dallo schema che è stato proposto per i documenti britannici. Eccoli:
  1. Farsi mostrare con l'aiuto di disegni anatomici, anche semplici, le aree coinvolte dall'intervento e le procedure che verranno adottate
  2. Chiedere quali sono le percentuali di successo
  3. Chiedere quali sono gli esami diagnostici e le procedure di preparazione e quali risultati ci si deve attendere da questi
  4. Farsi spiegare come ci si sentirà al risveglio, se saranno inseriti drenaggi, o sonde per l'alimentazione eccetera
  5. Farsi descrivere quale sarà probabilmente l'aspetto delle ferite chirurgiche, se e in quanto tempo si attenueranno o spariranno
  6. Chiedere se dopo l'operazione si proverà dolore, di quale intensità e per quanto tempo
  7. Chiedere quali farmaci verranno prescritti e perché
  8. Chiedere se ci sono trattamenti successivi all'intervento (per esempio chemioterapia o radioterapia nel caso dei tumori)
  9. Chiedere se e per quanto tempo non si sarà in grado di svolgere attività quotidiane come badare ai propri figli, lavorare (in ufficio ma anche nelle faccende domestiche), viaggiare o fare sport
  10. Chiedere che, nel modo più semplice possibile, vengano descritte le eventuali conseguenze negative dell'intervento, quanto sono frequenti (comuni, rare, molto rare) se sono gravi e se sono curabili a loro volta.

Con questi dati "in mano" un consenso diviene realmente consapevole, ritiene Nick Ross. Tuttavia non si può neanche trascurare il fatto che ci sono anche persone che non se la sentono di affrontare, oltre all'intervento in sé, l'illustrazione dei dettagli. Sono i casi in cui il tanto vituperato atteggiamento paternalistico dei medici "di una volta" trovava non soltanto una giustificazione ma anche una sua innegabile efficacia. Come sempre è una questione individuale, e di libertà di scelta; si può non chiedere nulla e si può firmare il consenso "saltando" le pagine illustrative. Certo che scegliere senza conoscere gli elementi in campo diventa ogni giorno più difficile...


Maurizio Imperiali

Fonte Ross N. Improving surgical consent. Lancet 2004; 364: 812-13

 



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