Cenerentola a ogni costo

24 marzo 2004

Cenerentola a ogni costo



"La chirurgia non deve essere applicata semplicemente per migliorare l'apparenza del piede. Non vi si dovrebbe ricorrere se non in presenza di dolore, limitazione funzionale ed effettiva riduzione della qualità della vita del paziente". La recente dichiarazione dell'American Orthopaedic Foot and Ankle Society, associazione degli ortopedici americani, non dà adito a equivoci e mette dei confini chiari al nuovo trend in arrivo dagli Stati Uniti in materia di chirurgia estetica. Sembra, infatti, che molte donne statunitensi pur di avere piedini di fata siano disposte anche a interventi traumatici. I numeri del fenomeno presentati al meeting annuale dell'associazione sono preoccupanti.

Un trend in crescita
Non si dispone di dati precisi, per la verità, ma si intuisce che la tendenza è in significativa crescita. La ricerca, presentata al congresso degli ortopedici americani, riguarda 150 chirurghi di piede e anca, almeno la metà dei quali ha dichiarato di aver ricevuto richieste di chirurgia estetica al piede. Una indagine parallela condotta sui "consumatori", invece, ha riscontrato solo un 26% di persone disposte a interventi del genere. Di chi fidarsi? Sicuramente il segnale preoccupante che arriva dai medici statunitensi è da considerare, visto che al dato sulle richieste aggiungono di aver curato pazienti per complicanze di interventi estetici al piede. Gli ortopedici sono comunque compatti nel sostenere l'inutilità e i rischi di correzioni di questo genere. Ma quali sono le richieste più comuni?

Quali interventi?
Due le correnti di pensiero in voga. C'è chi desidera togliere quello che sembra di troppo e chi, invece, vorrebbe aggiungere ciò che viene percepito come bello e confortevole. O chi addirittura vuole ambedue le cose. Gli interventi principali? Accorciare le dita o restringere il piede, limando le ossa, oppure farsi iniettare collagene sotto la pianta del piede fino a creare un comodo ma innaturale cuscinetto plantare e tutto allo scopo di poter indossare tacchi alti. Tutti interventi - dichiara allarmato uno degli ortopedici consultati - effettuati su piedi normalmente strutturati e privi di dolore. E perché? Per indossare tacchi alti che, senza demonizzarli, non sono, poi, così sani per il piede, dal momento che un tacco di 2,5 cm, il più basso in circolazione determina un aumentata pressione per la parte anteriore del piede del 22%. I rischi degli interventi, poi, non sono da sottovalutare. L'intervento di limatura può essere molto doloroso anche in fase post-operatoria, con rischi di infezione, nuove deformità e permanenza del male. Ed entrambe le operazioni possono nuocere alla postura naturale. Ne vale la pena? L'associazione degli ortopedici americani è convinta di no. Ciò non significa - concludono i ricercatori - non portare tacchi alti o non intervenire chirurgicamente su eventuali deformità dolorose, ma solo a una condizione: dolore, dolore, dolore. In Italia, nel frattempo, come sottolineato al Convegno "Estetica Futuro" svoltosi a Roma, non siamo ancora arrivati a interventi esclusivamente estetici, come quelli in voga oltreoceano. Quel che è certo è che la crescente attenzione agli argomenti estetici e in particolare alla bellezza delle estremità non lasciano ben sperare.

Marco Malagutti


Fonte
71° Congresso dell'American Academy of Orthpaedic Surgeons. San Francisco, 11-14 marzo 2004.

 



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