Ombre a distanza per il filler

23 maggio 2008

Ombre a distanza per il filler



Si usano per riempire labbra, rimodellare guance e palpebre, riempire rughe naso-labiali o frontali: in pieno boom della medicina estetica cresce l'uso dei cosiddetti filler. Come quelli sempre più utilizzati negli Stati Uniti e in Europa a base di polialchilimmide, un biopolimero in gel iniettabile adatto per impianti caratterizzati spesso come semipermanenti (non si modifica e non migra) nei tessuti molli. Garantiti e sicuri se impiegati correttamente, non tossici e non immunogenici: non sempre va tutto liscio, però, perché ci sono anche evidenze di possibili effetti collaterali. E questi possono essere sul lungo periodo, come segnalano clinici dell'Università di Barcellona autori di uno studio su 25 casi di questo tipo, pubblicato sugli Archives of Dermatology. Effetti indesiderati non frequenti, precisano, da moderati a più severi, ma non escludibili neanche con gli impianti di polialchilimmide (PAI) e da tenere presenti dato il loro uso in espansione: possibili come quelli che d'altra parte hanno mostrato di sviluppare a breve o a lungo termine altre sostanze, quali collagene, poliacrilamide, acido polilattico o metacrilato.

Da edemi e noduli fino a febbre e dolori
Va premesso che si definiscono effetti indesiderati a insorgenza intermedia quelli che si manifestano tra uno e dodici mesi dall'iniezione o impianto e consistenti localmente in forme edematose, noduli cutanei, rigonfiamenti con o senza emissione di pus o di materiale; ci possono essere anche coinvolgimenti sistemici, con febbre, dolori articolari, lesioni cutanee, secchezza degli occhi o delle mucose orali, e altro ancora. Reazioni sul lungo termine sono invece quelle che si presentano oltre i dodici mesi ma sono dello stesso tipo delle precedenti. I ricercatori spagnoli hanno preso in considerazione un database di 136 casi di effetti avversi PAI-correlati, dei quali 33 a lungo termine; di questi 25 sono entrati nello studio: la latenza media dello sviluppo dei sintomi è stata di 13,4 mesi. Otto di essi si erano sottoposti in precedenza a impianti con altre sostanze, ma molto anticipatamente e nessuna reazione avversa è stata riconducibile a essi. In quasi tutti i casi, cioè 24, si sono sviluppati noduli infiammatori di varie dimensioni e le manifestazioni locali più frequenti sono state edemi, gonfiori e indurimenti cutanei, quelle sistemiche si sono avute in sei persone. Si sono condotti anche una batteria di esami del sangue e in alcuni casi radiografie polmonari ed esami bioptici: alterazioni delle analisi di laboratorio sono state evidenziate in venti casi, in maggioranza con almeno un parametro anomalo. Va detto, però, che trascorso il periodo medio di osservazione di 21,3 mesi, undici persone non manifestavano più reazioni avverse, mentre in dieci ancora residuavano o si ripresentavano. I disturbi sono stati curati, a seconda dei casi, con steroidi locali o per via orale, antinfiammatori sistemici, antistaminici, l'antimalarico idrossiclorochina.

Reazioni possibili come con altre sostanze
Ricordano gli autori che la polialchimmide, divenuta disponibile dal 2001, non si degrada, non contiene pericolosi monomeri liberi, non è di derivazione animale e non ha raccomandazione ai test allergenici, né si erano ancora descritti granulomi PAI-correlati, cioè una complicanza severa, a differenza di quanto riportato per altri filler. Riguardo ai sei casi con sviluppo di reazioni sistemiche, la spiegazione potrebbe essere che, in soggetti con una predisposizione ci potrebbe essere una semplice associazione causale tra l'iniezione di PAI e manifestazioni autoimmuni sistemiche. In tutti i casi studiati si è osservata un'ampia gamma di ipersensibilità, ma la causa di queste reazioni immunomediate rimane del tutto sconosciuta, affermano i ricercatori; come dimostrato in precedenza per altri filler, i preparati di PAI possono indurre la produzione di citochine proinfiammatorie dai monociti e quindi potenzialmente potrebbero scatenare un'infiammazione o esacerbarne una pre-esistente. Tutti i bioimpianti possono innescare una reazione primaria immunomediata da corpo estraneo, che diminuisce teoricamente in coincidenza con la formazione del rivestimento protettivo di fibre collagene: ma ci potrebbe essere un'evoluzione verso una risposta granulomatosa anomala. Nello studio si è eseguita la biopsia per sospetto granuloma in tre casi, e in due sono risultati cambiamenti istopatologici compatibili con granulomi non specifici da corpo estraneo. Quanto agli otto già sottoposti in precedenza ad altri impianti, anche se questi non sono stati messi in relazione con gli effetti indesiderati potrebbero aver contribuito ai problemi clinici osservati. C'è poi il fatto, viene sottolineato, che la reale prevalenza delle reazioni avverse ritardate dei composti di PAI non è nota, perché molti medici potrebbero non riportarli, e dovrebbero invece essere consapevoli che possono insorgere anche con questa sostanza come per gli altri filler. E' l' uso esponenziale di queste sostanze in campo estetico a imporlo, senza contare che gli impianti di PAI si impiegano anche per correggere deformità o traumi anatomici, oltre alla lipodistrofia causata da alcuni farmaci antiretrovirali.

Elettra Vecchia

Fonti
Alijotas-Reig J. et al. Delayed Immune-Mediated Adverse Effects of Polyalkylimide Dermal Fillers. Arch Dermatol 2008; 144 (5):637-642.

 




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