Biodegradabili dentro

28 aprile 2003

Biodegradabili dentro



Protesi, viti ortopediche, lenti ottiche, dischi intervertebrali sono solo alcune delle possibili applicazioni dei polimeri bioassorbibili a biodegradabilità modulata nel tempo. Vengono impiantati nella zona colpita o fratturata, assicurano la coesione nella zona interessata per poi sparire progressivamente man mano che il tessuto sano si ricostituisce.
Sono materiali polimerici biocompatibili che devono rispondere a criteri di tolleranza che evita ogni rischio immunogenetico (reazioni analoghe alle allergie) e di rigetto.

Viti e cemento
L'ortopedia è il settore in cui si è maggiormente diffuso l'uso di materiali bioimpiantabili: le viti ortopediche, particolarmente utili nella chirurgia traumatica maxillofacciale, se non sono biodegradabili devono essere rimosse, con un intervento di espianto, per evitare l'indebolimento dell'osso ricostruito o complicanze infettive. Le viti stampate in materiale plastico biodegradabile risolvono questi inconvenienti: il composto polimerico e il tipo di catene miste con cui viene costituita la vite ne condizionano la degradabilità garantendo il tempo necessario per il riassorbimento.
Allo stesso modo si possono costruire anelli per valvole cardiache come supporto meccanico in grado di favorire la ricostruzione progressiva del tessuto. Dopo la rigenerazione naturale del tessuto la struttura polimerica di dissolve.
Nell'eseguire l'impianto di una protesi ossea diafisaria, cioè nella parte larga dell'osso, è possibile utilizzare un "tappo" costituito da un polimero riassorbibile che protegge il midollo osseo dall'avanzamento del cemento acrilico usato per fissare l'impianto. Con questa tecnica si possono impiantare protesi dell'anca, del ginocchio e della spalla. Dopo due tre giorni, a 37° , l'otturatore si riassorbe. Alla fine del 2002 è stato lanciato un cemento, denominato "Spine-fix" iniettabile direttamente per via dorsale nel corpo vertebrale per combattere lo schiacciamento delle vertebre. La parte minerale del materiale è costituita da idrossiapatite un minerale naturale che assicura una discreta ricostruzione ossea attorno al blocco inserito all'interno della vertebra. Per lo stesso tipo di problema è stata sviluppata una protesi intervertebrale, con funzione di ammortizzatore, ottenuta da materiale polimerico biocompatibile che presenta elevate proprietà di resistenza a compressione, torsione e trazione. 

Polimeri in espansione
Sono in fase di elaborazione anche dei polimeri sintetici con la particolare capacità di frammentarsi, sotto l'azione degli enzimi che li circondano, e quindi, di diffondere nel tessuto in cui sono stati inseriti. Sui frammenti sparsi avverrà la ricostruzione del tessuto e dopo un certo periodo di tempo, da 1 a 5 anni, dipende dallo loro formula, tutti i frammenti saranno riassorbiti. L'applicazione di questi materiali, mediante iniezione direttamente nell'organo o tessuto bersaglio, troverà largo impiego in campo biomedico: per esempio, per la cancellazione delle cicatrici, per la ricostruzione di tessuto adiposo del viso, per tonificare lo sfintere gastroesofageo nel trattamento del reflusso gastroesofageo, per ricostituire la tenuta del condotto urinario nell'incontinenza urinaria.

Simona Zazzetta


Fonte
Comunicato stampa Citef: Polimeri Bioimpiantabili: materiali made in France per la medicina ricostruttiva. Rif. Citef 227/02

 



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