Barnard

20 giugno 2008

Barnard



Per chi era un ragazzo negli anni sessanta, due sono gli eventi, anche televisivi, che hanno segnato quel periodo: lo sbarco sulla luna, con Armstrong che dice è "un piccolo passo per un uomo, ma è un grande passo per l'umanità" e, prima, l'annuncio che uno sconosciuto chirurgo sudafricano, in un altrettanto sconosciuto ospedale di quel lontano paese, aveva trapiantato il cuore di un uomo nel torace di un altro. Era il 1967, e quel chirurgo si chiamava Christian Barnard. Barnard oggi non c'è più, si è spento domenica a Cipro, dove si trovava in vacanza, all'età di 78 anni. Barnard è stato dunque il pioniere, con altri è ovvio, di una tecnica che oggi è fatto quotidiano, o quasi, ma che all'epoca aveva del fantascientifico. Quasi come arrivare sulla Luna, appunto. Nonostante questo, Branard ha sempre parlato con un notevole understatement di questa "impresa". Ancora recentemente, a un giornalista che gli chiedeva che cosa avesse provato il giorno del fatidico intervento, aveva risposto: "Non molto, per la verità. Per me, per la mia équipe, questo era un naturale sviluppo degli interventi a cuore aperto....Non avevo nemmeno avvertito l'amministrazione dell'ospedale che stavamo per procedere al trapianto. Certo, quando ho visto che il cuore trapiantato riprendeva a battere sono stato felice, ma non ci siamo fermati a brindare. Erano nove anni che ci preparavamo". Malgrado questo atteggiamento anglosassone, Barnard divenne famosissimo, complice forse il fatto che il personaggio si prestava. A suo modo playboy, tenne vivo l'interesse dei rotocalchi ma, a prescindere dal lato gossip, il suo lavoro fu forse il primo "evento mediatico" moderno legato alla medicina. In certo senso nasce lì l'interesse dei mezzi di comunicazione per la medicina e una certa personalizzazione delle notizie scientifiche. Barnard, aveva da tempo abbandonato la chirurgia a causa dell'artrite, ma aveva ovviamente continuato a occuparsi sia degli sviluppi della cardiochirurgia sia, in generale, dei grandi temi della medicina. Negli ultimi tempi si era occupato soprattutto della qualità della vita del malato, schierandosi anche a favore dell'eutanasia e avversando l'accanimento terapeutico. "Il primo dovere del medico" ebbe a dichiarare "è fare tutto il possibile per far guarire il paziente. Ma se questo non è possibile, deve essere in grado di assisterlo in una morte dignitosa e senza dolore". Christian Branard non si è arricchito con la professione o, almeno, non quanto i avrebbe potuto in un altro contesto: tanto per cominciare, non fece mai attività privata, ma soltanto nell'ospedale universitario. Malgrado i successi ottenuti e i riconoscimenti, ha sempre ritenuto che avrebbe potuto fare meglio le cose che aveva fatto. "Solo un pazzo può essere soddisfatto della propria vita" amava ripetere, e più che per i trapianti, si augurava di essere ricordato per la sua attività nel campo della correzione dei disturbi cardiaci congeniti, settore nel quale aveva introdotto nuove tecniche. Se ne va così un altro protagonista del Novecento e, forse, una certa immagine della medicina scientifica sì ma ancora umana. Con un cuore?

Maurizio Imperiali

 



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