Donazione organi

20 giugno 2008

Donazione organi



A un mese di distanza dal provvedimento che consente di effettuare trapianti di fegato da donatore vivente, il 21 maggio, è stato effettuato a Torino il terzo intervento di trapianto di fegato in Italia dopo quelli di Milano e Napoli. L'operazione è durata circa sei ore (dalle 7 alle 13) ed è il primo trapianto di fegato con prelievo da donatore vivente effettuato in Piemonte. 
L'intervento è stato effettuato dall'équipe del dottor Mauro Salizzoni, Primario del reparto di Chirurgia Generale 8 dell'Azienda Sanitaria Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino, l'unità operativa che, con 150 trapianti all'anno, è la prima in Europa.

Come si è svolto l'intervento
Una donna G. B., 42 anni proveniente dalla provincia di Cosenza, ha donato una parte del proprio fegato al figlio A. B., 17 anni, affetto da una cirrosi criptogenetica, rara malattia di tipo genetico affrontabile solo con il trapianto. 
Si è lavorato su due camere operatorie adiacenti. Nella prima si è asportata al donatore parte del lobo destro del fegato, mentre nella camera operatoria adiacente veniva asportato interamente il fegato del malato. La tecnica è quindi uguale a quella adottata dal donatore cadavere dove con un fegato, diviso in due, la parte destra più grande e quella sinistra più piccola, si può donare a due riceventi. 

L'intervista
Dottor Salizzoni, questo tipo d'intervento consente di evitare i pellegrinaggi all'estero da parte dei pazienti italiani?
"Sono anni che non si fanno più questi pellegrinaggi: i costi sono elevatissimi. I viaggi della speranza sono poche decine, forse qualcuno parte dal meridione. Però dal momento che in Europa da tempo non trapiantano pazienti non nazionali, in particolare italiani, con donatore cadavere, da quando si è iniziata la donazione da vivente, e in Italia non era ancora possibile, ci sono state alcune decine di pazienti che sono stati trapiantati in altri Paesi europei: Francia Germania, Austria."

L'intervento da vivente quanto è alternativo alla donazione?
"La nostra speranza è che non diventi alternativo, questa è una chance che si può dare ad alcuni malati perché non tutti possono contare su un donatore vivente compatibile tanto per intenderci oppure, se anche è disponibile, quel donatore può presentare anomalie sul piano anatomico per cui non è possibile prelevare mezzo fegato. Può dare alcune chance a un numero limitato di pazienti che altrimenti non arriverebbero al trapianto in tempo utile. Può essere una soluzione solo per il 5-10% dei pazienti che necessitano di trapianto".

Qual è invece il punto della situazione sui trapianti da cadavere?
"Il problema reale è che la domanda di trapianto in Italia è decisamente alta rispetto alla donazione da cadavere. Questo per una ragione molto semplice, che metà Italia dona e metà Italia non dona. Le regioni del Nord hanno indici di donazione elevatissimi ai più alti livelli mondiali dopo quelli spagnoli. Nelle regioni del sud non si fanno praticamente prelievi ad eccezione della Puglia. il Lazio non è che brilli Sicilia e Campania e Calabria sono dei piccoli disastri. Funziona solo il Centro Nord. Non che al sud non ci sia chi è in grado di effettuare trapianti, ma la mancanza di donatori è gravissima".

Quali sono le maggiori resistenze per il trapianto da cadavere?
"Ultimamente un problema grosso generale è dovuto al funzionamento delle rianimazioni e all'organizzazione regionale. In Piemonte c'è un'organizzazione regionale direi eccellente, il Comitato regionale trapianti diretto dal professor Emilio Sergio Curtoni fa un ottimo lavoro tra tutte le rianimazioni con aggiornamenti continui del personale, con colloqui, aiuto. Qui si contano 30 donatori per milione di abitanti. C'è ancora una parte di popolazione che però non è la maggioranza, che si rifiuta vuoi per ignoranza, o per principio anche se pochi. Quelli che rifiutano è perché non sono informati, o perché, quando viene richiesta la donazione degli organi del parente, non avendoci mai pensato prima in maniera appropriata, nell'incertezza il più delle volte dicono di no."

Quanti sono in Piemonte quelli che rifiutano?
"Anche qui si registrano rifiuti, un 25% delle domande fatte non incontra il consenso dei parenti."

Fausta Orlando




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