Al mercato degli organi

02 marzo 2007

Al mercato degli organi



E se si potessero vendere gli organi? Se cioè quello che adesso esiste come commercio illegale venisse adeguatamente regolamentato? La provocazione non è nuova visto che in maniera ricorrente il tema viene riproposto, in ambienti anglosassoni in particolare. Alle nostre latitudini è più difficile che un simile argomento salga agli onori della cronaca e da questo punto di vista Ignazio Marino, chirurgo specialista in trapianti e Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato, è stato chiaro: "No alla possibilità di introdurre compensi per la donazione degli organi". Il punto è che, spiegava Marino, rendere legale la donazione retribuita di organi la renderebbe pari a un commercio. E sarebbe discriminate per i più poveri. La pratica, però, si va diffondendo, complice la maggiore richiesta di trapianti, la minor disponibilità di organi prelevati da cadavere e l'allungamento delle liste d'attesa. E ci sono paesi, come Israele, dove il trapianto mercenario è consentito e regolato da apposite leggi e disposizioni. A rilanciare il dibattito dalle pagine del British Medical Journal è Amy Friedman, una chirurga di Yale che si dice convinta che una adeguata regolamentazione del commercio risolve il problema della disponibilità e renderebbe la pratica più sicura.

Da illegale a legale
Il problema, del resto, spiega la Friedman, esiste e non può essere sottovalutato. La carenza di donazioni ha portato alcuni pazienti disperati ad accordarsi con dei "broker" di organi, in grado di procurare reni da donatori viventi. L'illegalità del processo porta i richiedenti a recarsi direttamente nel luogo di residenza del donatore, cosa che spesso peggiora le prospettive di riuscita, visto che se si tratta di paesi in via di sviluppo non è detto che l'intervento sia condotto secondo gli standard ottimali. Donatori sfruttati? Forse. Ma è uno sfruttamento che potrebbe essere prevenuto, arrivando a un equo trattamento per donatori e riceventi. Del resto, continua l'analisi del medico inglese, i benefici di un trapianto riuscito sono evidenti e non solo per il soggetto trapiantato ma anche per la sua famiglia. E i medici vengono pagati per effettuare l'intervento. Ma ancora a beneficiare sono le amministrazioni ospedaliere, gli ospedali stessi, persino i contribuenti che beneficiano dei minori costi rispetto alla dialisi, nel caso del trapianto di rene. E chi ripaga i donatori? La nobile preoccupazione della Friedman va oltre considerando come spesso i donatori devono addirittura pagarsi il viaggio per raggiungere il sito del trapianto. In fondo, continua l'analisi, negli Stati Uniti è legale pagare per la donazione di altre parti del corpo. Dai capelli al sangue, al seme maschile, esiste un commercio legalizzato che comporta, in realtà, rischi minimi per i donatori. E la cessione, in questo caso, è deliberatamente fatta in vista di un guadagno economico. Allo stesso modo anche gli ovuli, per la riproduzione assistita, sono in vendita a prezzi da capogiro senza che sia del tutto chiaro a quali rischi si va incontro sottoponendosi a una simile pratica. Le principali differenze identificate tra i due tipi di commerci, ovuli e rene, stanno nel grado di rischio di morbidità e mortalità associate ai due trapianti, ma anche nell'entità della menomazione che il donatore subisce: i reni sono due, le uova migliaia. Ma il parallelo più significativo è quello dei partecipanti ai trial che vengono retribuiti. Ce ne sarebbero altrettanti se non venissero pagati? Probabilmente no, ma nessuno si scandalizza.

Come regolamentare
Perciò, dice l'autrice, potrebbe essere tutto più semplice se questo "commercio" venisse sorvegliato e controllato da un ente regolatorio esterno e se venissero posti alcuni limiti. Per esempio le donazioni potrebbero venir limitate al paese di residenza, a meno che non si tratti di familiari. In questo modo si limiterebbe lo sfruttamento di chi viene dai paesi in via di sviluppo, la cui scelta di donare un organo non è esattamente autonoma. Di più: sarebbe l'ente che sovraintende a decidere gli standard di donazione. Al momento i reni vengono trapiantati nei paesi del Terzo Mondo da soggetti indigenti a soggetti ricchi, più o meno nascostamente. E se nel processo già esistente si introducesse una supervisione governativa a tutela anche dei più deboli? In un suo recente intervento su Repubblica la allora presidente dell'Aido, Enza Palermo, dichiarò: "...la nostra legge sottolinea ampiamente che la donazione deve essere gratuita. Non credo che rendere legale la vendita di organi potrebbe aiutare i trapianti, serve solo maggiore solidarietà. Non mi è mai capitato di sentire un medico italiano favorevole alla compravendita autorizzata di organi". Questione chiusa?

Marco Malagutti

Fonte
Friedman Al et al. Payment for living organ donation should be legalised. BMJ 2006;333:746-748


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