Inevitabile ma ridotto

02 marzo 2007

Inevitabile ma ridotto



Rischiosi i trapianti? A costo di sembrare pompieri, corre l'obbligo di rispondere di no. Se si fanno ricerche sulle pubblicazioni scientifiche, i casi in cui un trapianto ha causato nel ricevente una malattia sono pochi, soprattutto in funzione del numero elevato di trapianti che si conducono nel mondo.
Questo risultato si deve ovviamente ai rigidi controlli sugli organi e i tessuti donati. Moltissime sono le controindicazioni all'uso di un organo prelevato. E non si tratta soltanto della presenza di malattie infettive nel donatore, si pensa all'AIDS, ma anche l'epatite C va considerata, ma persino i tumori metastatici costituiscono una controindicazione, con la sola eccezione dei tumori cerebrali. Per la loro posizione, infatti, è molto raro che possano diffondersi alle altre parti del corpo, anche se vi è stato almeno un caso in cui la ricevente del fegato di una persona morta di un glioblastoma, che è appunto un tumore cerebrale, ha a sua volta sviluppato una metastasi di questo tumore.
Insomma, il rischio è basso ma non inesistente, quindi anche in questo caso la selezione è molto rigorosa.

Organi, ma anche tessuti
Tra l'altro non ci sono soltanto trapianti di organi vascolarizzati (fegato, rene, polmone eccetera) ma anche quelli di tessuti, per esempio cutanei, che possono anch'essi trasmettere infezioni virali e batteriche. In questo caso non basta che il donatore sia risultato sieronegativo, ma è necessario che vengano condotti test secondari per valutare se il tessuto è stato comunque contaminato. Uno studio belga ha da tempo indicato che se non è possibile effettuare questi test di secondo livello su una donazione, è meglio che le banche dei tessuti la eliminino. La cute, dunque, ma anche gli innesti ossei. A Taiwan è stato documentato il caso di una donna che ha contratto l'infezione da HIV attraverso il tessuto osseo che gli era stato impiantato durante un intervento di artroplastica reso necessario da una grave artrosi. Persino le allergie possono essere trasmesse assieme a un organo. E' quanto è accaduto a un uomo di 60 anni che ha ricevuto il fegato di un ragazzo di quindici, morto in seguito a una reazione anafilattica alle arachidi. Dopo il trapianto l'uomo era diventato positivo ai test cutanei per l'allergia ad arachidi, noci e semi di sesamo e, qualche tempo dopo, ha avuto una reazione anafilattica a causa dell'ingestione di un alimento contaminato dalle arachidi. I riceventi degli altri organi, invece, non hanno sviluppato allergie di sorta. Insomma, la materia è molto delicata e la prudenza non è mai troppa.

Effetti della carenza di organi
D'altra parte, sulla corretta applicazione delle norme di sicurezza, delle linee guida e delle procedure, pesa una situazione per ora ineliminabile, cioè la disparità tra numero di donazioni e le persone nelle liste di attesa. E' inutile scandalizzarsi: quando esiste un forte divario tra domanda e offerta, la pressione sugli organi di controllo è forte e in queste situazioni l'applicazione di procedure rigide può essere molto difficile. Non è il caso dell'Italia, ma è una preoccupazione forte in paesi, come l'India, che sono meta di viaggi che hanno il solo scopo di procurarsi (più) rapidamente un organo. D'altra parte, la carenza di organi, in particolare il fegato, ha indotto i ricercatori a tentare di allargare i criteri di selezione agli organi prelevati da donatori che presentano gli anticorpi per l'antigene di superficie del virus dell'epatite B (HBsAg). Di norma l'uso di queste donazioni comporta la comparsa dell'epatite B nel ricevente, quindi venivano scartate. Senonché già da qualche anno alcuni centri procedono comunque al trapianto, attuando però la profilassi con immunoglobuline specifiche e un antivirale chiamato lamivudina riesce a impedire che il paziente contragga l'epatite B. Certo che se esistesse una vaccinazione per tutte le malattie trasmissibili sarebbe una gran bella cosa.

Maurizio Imperiali

Fonti
Holt D et al. Use of hepatitis B core antibody-positive donors in orthotopic liver transplantation. Arch Surg. 2002 May;137(5):572-5; discussion 575-6.

Tri Giang Phan et al. Passive Transfer of Nut Allergy After Liver Transplantation Arch Intern Med. 2003;163:237-239.
Li CM et al. Transmission of human immunodeficiency virus through bone transplantation: a case report. J Formos Med Assoc. 2001 May;100(5):350-1

Delloye C.Tissue allografts and health risks. Acta Orthop Belg. 1994;60 Suppl 1:62-7.


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