Più efficiente da vivente

09 maggio 2008

Più efficiente da vivente



I trapianti sono spesso l'unica soluzione possibile, in particolare per quanto riguarda il fegato. Come ricordato spesso, su 100 pazienti che sarebbero in teoria condannati, almeno 70 possono contare su una sopravvivenza di almeno 10 anni grazie al trapianto. E l'Italia, come mostrano i dati pubblicati dal Sistema Informativo Trapianti, può contare su una qualità altissima di questi interventi. Nel quinquennio 2000-2005, nei centri italiani si è raggiunto l' 80,5% nella sopravvivenza dell'organo ad un anno dal trapianto e l' 85,7% nella sopravvivenza ad un anno del paziente.
Inevitabilmente,però, ci si scontra con la carenza di organi. In parte la situazione viene mitigata quando è possibile il prelievo da vivente: è il caso del rene, organo doppio, ma anche del fegato. La messa a punto di questa metodica, peraltro, è stata benefica soprattutto nei paesi asiatici, dove spesso considerazioni di ordine religioso precludono il ricorso al prelievo da cadavere.

Mancavano dati certi
Però, trattandosi di un organo unico il prelievo di fegato da vivente pone qualche problema di ordine etico o, senza addentrarsi in questo campo, di rapporto tra rischio e beneficio. Benché il prelievo da vivente sia possibile dagli anni novanta, nessuno studio aveva valutato se il poter contare su questa possibilità migliorava effettivamente la sopravvivenza di chi era inserito nelle liste di attesa. Inoltre va considerato che inizialmente questa opzione era riservata al trattamento dei bambini e solo dopo parecchi anni si è passati ad applicarla nell'adulto. E' stato proprio questo l'aspetto considerato da uno studio statunitense, che ha sorvegliato la sorte di 807 candidati al trapianto di fegato assistiti in 9 ospedali universitari. Lo studio è cominciato nel 1998 e si è concluso nel 2003, e l'osservazione si è protratta per tutto il periodo. Una parte del campione è stata avviata al trapianto con donatore vivente, 389 persone, mentre 249 hanno atteso la disponibilità di un organo compatibile prelevato da cadavere, 99 sono deceduti durante l'attesa e 70, infine, erano ancora in lista al termine del periodo di osservazione.

Un aiuto alla decisione
Valutando il rischio relativo di morte, coloro che hanno ricevuto l'organo da un vivente avevano una possibilità di andare incontro al decesso ridotta del 44%. Ma il dato, in sé già molto positivo, migliorava ulteriormente con l'aumentare dell'esperienza del centro che eseguiva il trapianto. Infatti, se la struttura superva la soglia dei 20 trapianti da vivente, il rischio di morte diminuiva del 35%. Insomma,la riduzione del rischio di morte c'è e anche consistente. Però questo risultato, dicono gli autori della ricerca, va controbilanciato con il fatto che, pur se piuttosto sicuro, il prelievo da vivente non è esente da pericoli: nel 38% dei casi, secondo alcune casistiche, si presentano complicanze di diversa gravità, prevalentemente a carico delle vie biliari. Però, come conclude il primo firmatario dello studio, Carl Berg della University of Virginia di Charlottesville, "poter quantificare la riduzione del rischio che si ottiene con il trapianto da donatore vivente permette alle famiglie di meglio paragonare I rischi teorici del donatore con i benefici per il malato".

Maurizio Imperiali

Fonti
Berg CL et al. Improvement in survival associated with adult-to-adult living donor liver transplantation. Gastroenterology. 2007 Dec;133(6):1806-13.


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