Tendini nuovi con l'allotrapianto

11 gennaio 2008

Tendini nuovi con l'allotrapianto



I progressi compiuti nel campo dei trapianti di organi e tessuti sono stati enormi e l'elenco dei possibili "pezzi di ricambio" è sempre più lungo. Non più solo sostituzioni da donatore cadavere e in certi casi vivente, o autotrapianti cioè dal proprio corpo, ma tessuti e organi (allo studio) bio-artificiali e altre combinazioni con approcci di frontiera, come la terapia genica. Una tecnica sperimentale d'impianto di tendine da un animale all'altro insieme a terapia genica è stato per esempio tentata da ricercatori dell'Università di Rochester, che l'hanno saggiata nel topo con risultati promettenti. Si tratta di una possibile nuova via per superare i problemi connessi con l'autotrapianto e con quello da donatore, in risposta all'esigenza dei chirurgi ortopedici di trovare sostituti perfetti dei tendini con il giusto mix di forza ed elasticità ed evitando l'inconveniente dell'aderenza. Problemi aperti che limitano questo settore trapiantologico e le speranze di molti infortunati per traumi e incidenti: in quasi metà di questi pazienti ortopedici negli Stati Uniti vengono lesionati i tendini.

Assicurare forza ed elasticità
I tendini sono costituiti essenzialmente da fibre di connettivo, sono sistemi di ancoraggio dei muscoli alle ossa che devono essere al tempo stesso robusti ed elastici per consentire i movimenti. Il limite dell'innesto di tipo autologo è che sia da questo sia dal sito d'impianto vengono inviate molecole segnale che portano come risposta all'arrivo di cellule immunitarie e sostanze con funzione anti-infettiva, ma questo causa anche infiammazione e cicatrizzazione e come conseguenza il tendine può aderire all'articolazione invece di essere libero di scorrere: questa complicanza post-chirurgica causa dolore e limita permanentemente il movimento. Anche l'impianto eterologo crea problemi perché possono insorgere reazioni fibrotiche e di rigetto. Un'alternativa potrebbe essere una struttura sintetica fatta di gel o una rete di fibre, una base che permetta al tessuto danneggiato di riorganizzarsi costruendo un tendine sano senza indurre reazioni immunitarie, che andrebbe rivestito da sostanze antinfiammatorie, fattori di crescita o vettori (con la terapia genica) contenenti sostanze che guidino la guarigione e riducano la tumefazione. I sostituti sintetici di questo genere tentati non hanno però ottenuto le capacità meccaniche di forza dei tendini umani. L'accorgimento pensato dai ricercatori americani è stato allora l'uso combinato di un tendine eterologo e di una terapia genica che, diversamente da quella classica, inserisce un gene per la produzione di un fattore di crescita capace di dirigere la ricrescita del tessuto o la sua guarigione.

Vettore trattato per fattore di crescita
Si è impiantato in tendini lesi di topo tessuto tendineo disidratato congelato di altri topi, che era stato caricato con un vettore virale, che esprime il gene per la produzione di un fattore di crescita e differenziazione (GDF5). Dopo 14 giorni gli animali trattati mostravano una capacità di movimento doppia di quelli controllo (senza la terapia genica), dopo 28 giorni raggiungevano quasi il 65% del livello di movimento normale mentre i controlli arrivavano solo al 35%. L'impianto era molto piccolo e si è dovuto immobilizzare il tendine per il tempo necessario alla guarigione, per evitare lacerazioni. Si sa invece che la riabilitazione con esercizi passivi di scorrimento e distensione dei tendini sono in grado di accelerare i processi di guarigione. L'ipotesi degli autori, ovviamente tutta da verificare, è che con l'allotrapianto più terapia genica in animali di maggiori dimensioni e infine nell'uomo, potendo eseguire esercizi di riabilitazione durante la guarigione questa potrebbe avvenire molto più rapidamente che con il trapianto autologo o con impianti sintetici. La ricerca ora continua per individuare i meccanismi con i quali i fattori di crescita riparano i tendini, poi si passerà alla sperimentazione su altri animali e sull'uomo. Tra l'altro i tendini, dicono i ricercatori, sono molto resistenti e possono essere disidratati, congelati e scongelati più volte senza danneggiarsi; anche questi tessuti possono essere raccolti in banche nelle quali possono restare per tempo indefinito e li si può spedire a grandi distanze.

Elettra Vecchia

Fonti
Hani Awad e coll, Center for Musculoskeletal Research, University of Rochester Medical Center


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