Cominciò con le suture

20 giugno 2008
Focus

Cominciò con le suture



Prima di ripercorrere gli sforzi e le tappe che hanno segnato la storia dei trapianti, è necessario fornire la corretta definizione di "trapianto di organi":

Cos'è
Il trapianto di organi è un intervento di microchirurgia che permette di sostituire un organo (o parte di esso) compromesso nelle sue funzioni con un altro organo (o parte di esso) sano. Può interessare sia organi interi (cuore, fegato, rene, ...), sia tessuti particolari (pelle, midollo osseo, ...). Si distinguono, poi, trapianti "da cadavere", se l'organo da sostituire è prelevato da una persona morta (alcuni trapianti possono essere solo di questo tipo, come il trapianto di cuore o delle cornee); "da vivente", se il trapianto è possibile tra persone vive (come per gli organi doppi - come il rene - e per i tessuti rigenerabili - come la pelle); gli "xenotrapianti", ovvero il trapianto di organi e tessuti di animali; infine vi sono i "trapianti di organi artificiali", grazie alle innovative tecniche di laboratorio raggiunte sino ad oggi. 

Dalla leggenda...
Per tradizione il primo esperimento di trapianto di organi viene fatto risalire al III secolo D.C., quando si racconta che due medici poi santificati (Cosma e Damiano) riuscirono a sostituire la gamba del loro sacrestano, ormai in cancrena, con quella di un moro etiope deceduto poco prima. Nel dubbio che si tratti di favola o realtà, gli esperti indicano più realisticamente come data d'inizio dei trapianti il 1902. 

... alla storia scientifica
Infatti nel 1902, Alexis Carrel, chirurgo francese premio Nobel per la medicina nel 1912, dopo essersi trasferito a Chicago (Stati Uniti), inventò una tecnica che permetteva di collegare e suturare tra loro i vasi sanguigni: elemento fondamentale per l'inizio di qualsiasi tipo di trapianto di organo. La tecnica di Carrel fu subito messa in atto con le prime sperimentazioni di trapianti di cuore e di rene tra animali. 

Successivamente, durante la Seconda Guerra Mondiale (anni '40), si scoprì che i casi di incompatibilità tra l'organismo del ricevente e l'organo del donatore dipendevano da fattori genetici. La rivelazione fu merito di un medico, Peter Medawar,  che si accorse del problema mentre cercava di trapiantare innesti cutanei sui gravi ustionati vittime dei bombardamenti di Londra. Medawar, tramite ricerche condotte presso la University of London, dimostrò, così, che la causa di rigetto e, quindi dell'insuccesso del trapianto, dipendeva dalla mancanza di compatibilità biologica tra donatore e ricevente. 

Il primo vero trapianto di organo, però, avvenne il 23 dicembre del 1954 a Boston, per opera del chirurgo Joseph E. Murray, che per la prima volta effettuò un trapianto "ex-vivo" di rene tra due fratelli gemelli (dove donatore e ricevente erano, quindi, geneticamente identici), presso il Peter Bent Brigham Hospital di Londra.

L'esperimento riuscì perfettamente senza l'uso di alcun farmaco immunosoppressore. Da quel giorno furono eseguiti numerosi altri trapianti di rene da donatori viventi, ma di lì a poco iniziarono anche i primi esperimenti di trapianti di reni prelevati da persone decedute (ex-cadavere). Questo tipo di trapianto, in pratica, iniziò quando sul Journal of the American Medical Association fu pubblicata per la prima volta (1968) la normativa sulla "morte cerebrale". 

Dal rene ... al cuore
Dopo i primi esperimenti di trapianti di rene (sempre più numerosi ed efficaci), seguì nel 1963 a Denver (Colorado) il primo trapianto di fegato, a opera del professor Thomas Starzl, che trapiantò con successo l'intero fegato in un bambino di soli 3 anni. Nello stesso anno si assistette anche al primo trapianto di polmone, eseguito da J.D. Hardy.
Tre anni dopo (nel 1966) il prof. Lillhei eseguì con successo il primo trapianto di pancreas, ma il vero scalpore lo fece l'anno dopo Christiaan N. Barnard, un chirurgo del Sud Africa, che a Città del Capo eseguì il primo trapianto di cuore. L'evento, che segna la data 3 febbraio 1967, meravigliò il mondo intero, che iniziò a contare i giorni di sopravvivenza del paziente trapiantato. Furono 18, poi il paziente morì a causa del rigetto. Ma il 2 gennaio 1968 seguì un altro paziente e un altro trapianto di cuore; la scienza medica ha ormai la certezza: il cuore si può trapiantare! 

Il problema rigetto
I trapianti erano diventati una realtà, ma restava da risolvere il problema principale: il rigetto, quel complesso di reazioni biologiche per cui l'organismo tende a rifiutare l'impianto di un altro organo (o parte di esso), considerandolo un estraneo da respingere. 
Altra fondamentale tappa nella storia dei trapianti, pertanto, fu proprio la scoperta e la successiva applicazione dei primi farmaci immunosoppressivi. L'evento approdò nel 1971, quando Jean François Borel, un ricercatore della Sandoz di Basilea (Svizzera), scoprì la "ciclosporina", molecola capace di frenare il rigetto degli organi trapiantati. Il primo impiego del farmaco fu eseguito nel 1979 da Sir Roy Calne. Ciò ridusse notevolmente i rischi dei trapianti d'organo, permettendo un notevole aumento della sopravvivenza dei pazienti a 1 anno, che passò rapidamente dal 20% al 70%. 
Il miglioramento qualitativo e quantitativo dei risultati dei trapianti, però, non è da attribuirsi solo all'introduzione della ciclosporina, ma a numerosi altri fattori, come il perfezionamento delle tecniche chirurgiche e di conservazione degli organi, nonché l'evoluzione dei protocolli di terapia immunosoppressiva. 

Annapaola Medina


Le fonti
"Kidney Transplantation: Past, Present and Future"; Stanford University - Stanford

Aido - Associazione Italiana per la Donazione di Organi e Tessuti

Cronologia.it - anno 1967, Christian Barnard trapianta il cuore di un uomo su un altro uomo

Cyclosporine and Evolution of Transplantation - LifeNet, non-profit allograft Tissue Banking System (Stati Uniti)



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