Un volto nuovo

12 marzo 2004

Un volto nuovo



A John Woo fischieranno le orecchie, visto che non c'è praticamente articolo dedicato alle vicende del trapianto di faccia che non citi il suo film "Face off". Ma il discorso è, per la verità, piuttosto serio. La prospettiva di sostituire il volto di una persona con gli elementi, cutanei, ossei e muscolari prelevati da cadavere è stata prospettata per situazioni drammatiche in cui vi sono state lesioni profonde e irrecuperabili del viso, quindi situazioni radicalmente diverse dalla preoccupazione estetica.
Il primo annuncio di questa possibilità risale al novembre 2002, quando al Royal Free Hospital di Londra venne radunato un team di esperti che presentò la fattibilità tecnica dell'intervento. Il trapianto di faccia si presenta come difficile ma non impossibile; si tratta di prelevare da cadavere la cute del volto, le labbra, le orecchie le strutture ossee e cartilaginee di mento e naso e di innestarle sul volto del ricevente. In aggiunta, dal cadavere devono essere prelevate anche le quattro vene e le quattro arterie che provvedono a irrorare il volto. Il gruppo del Royal Free Hospital prospettava un intervento della durata di 10 ore, con l'impegno di due équipe, una per il prelievo, l'altra per il trapianto. 

La fattibilità tecnica
Certamente se non si fossero sviluppate in modo sorprendente le tecniche di microchirurgia, le stesse che consentono il trapianto della mano, per esempio, non sarebbe stata un'impresa realizzabile. Anche così, però, resta l'incognita dei nervi facciali il cui innesto ai rami del ricevente non è detto sia seguito da una rigenerazione e, quindi, del ripristino sia della sensibilità che del movimento, si tenga presente che anche il trapianto della mano non è stato finora eseguito che una decina di volte. C'è un precedente, quello della undicenne indiana che, avendo i capelli imprigionati da una macchina sulla quale stava lavorando ha subito una mutilazione quasi completa del volto. I chirurghi riuscirono già allora a reinnestare il volto della giovane, ma quell'intervento, trattandosi della cute e delle strutture della stessa infortunata, non doveva fronteggiare l'altro e ancora più preoccupante aspetto: il rigetto. Questo è un ostacolo per tutti i trapianti, salvo quelli tra gemelli omozigoti, ma qui risulta aggravato dal fatto che la cute sviluppa una reazione immunitaria più forte, come conferma il fatto che nel trattamento di ustioni e ferite deturpanti si preferisce l'autotrapianto o il ricorso alla pelle coltivata in vitro piuttosto che praticare la via del trapianto da donatore. La terapia antirigetto, è intuibile, dovrebbe continuare per tutta la vita, con effetti collaterali quali il diabete e un aumentato rischio di tumori.

Una fisionomia intermedia
Il risultato estetico, stando a quanto si è osservato negli esperimenti condotti su cadaveri è una fisionomia intermedia tra quella del donatore e quella del ricevente.
Ci sono, ovviamente, difficoltà di ordine psicologico ed etico: già può turbare l'idea di vivere con un cuore altrui - è successo e succederà - a maggior ragione l'idea di avere il volto di un morto. Poi va considerato che per aumentare le possibilità di successo il prelievo dal donatore deve essere rapidissimo, cosa che potrebbe suscitare conflitti nei parenti del defunto.
Tra la fine dell'anno scorso e i primi mesi del 2004 l'argomento è tornato d'attualità, perché i chirurghi britannici si sono dichiarati pronti a procedere, ed erano anche già stati selezionati 10 candidati. A questo punto, la prima presa di posizione ufficiale del British College of Surgeons, che ha intimato l'alt: attualmente il rapporto tra rischi e benefici resta ancora sfavorevole, meglio attendere i progressi. Queste preoccupazioni però si fermano sulle rive dell'Atlantico, visto che un'équipe di Louisville, a metà febbraio, ha comunicato alla stampa di essere in grado di effettuare il trapianto. Di poco l'ha seguita un'équipe francese, dell'Ospedale di Creteil. Il 28 febbraio, infine, i chirurghi del Royal Free dichiaravano di avere scelto la candidata, una ragazza di 16 anni sfigurata da un'ustione. Tutti, in quella che sembra essere divenuta una competizione, hanno sottolineato come l'intervento sia realizzabile dal punto di vista operatorio. Vien fatto di pensare, però, che non sia quello il "problema". 

Maurizio Imperiali 


Fonti
Dougherty H. Burns girl to have first face transplant. Evening Standard 28 febbraio 2003 

Roan S. Face transplants are now within reach of medicine Los Angeles Times, 15 febbraio 2004

Randerson J. Face transplants feasible - but not yet Te New Scientist.com 19 Novembre 2003 

Revill J.Transplant surgeons look the future in the face. The Observer 24 novembre 2002

 



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