Un percorso tormentato

28 ottobre 2005

Un percorso tormentato



Che cosa serve per trattare adeguatamente il dolore? Ovviamente la disponibilità del medico a farlo, ma anche la disponibilità dei farmaci. Non nel senso della scoperta di nuovi principi attivi, ma proprio la disponibilità in farmacia. L'Italia già scontava un certo ritardo in fatto di registrazioni di analgesici oppioidi, che erano in numero inferiore rispetto al resto d'Europa, inoltre la prescrizione al di fuori dell'ospedale, cioè da parte del medico di famiglia, era abbastanza macchinosa. Quest'ultimo aspetto venne sanato da un Decreto ministeriale del 2003, che permetteva di scrivere sul ricettario speciale dosi, numeri di confezioni, posologia eccetera anche usando le cifre, mentre prima il medico doveva scrivere a tutte lettere, quindi "cinquanta milligrammi" invece di 50 mg; si eliminava anche l'obbligo di indicare l'indirizzo del paziente e l'obbligo da parte del prescrittore, di conservare per sei mesi la copia della ricetta. Sempre con lo stesso decreto faceva il suo ingresso ufficiale nella terapia del dolore anche la buprenorfina, che altrove era già da tempo usata con successo. Tutto bene, dunque? Beh, non ancora. Perché se è vero che la prescrizione diventava più semplice è altrettanto vero che molti farmaci comunemente usati restavano in fascia C, cioè pagati interamente dal paziente. In almeno un caso, questa decisione si basava su un'interpretazione un po' rigida del criterio che vuole come poco razionali le associazioni di due principi attivi e in questo caso si trattava di paracetamolo (il noto antipiretico) e codeina.

Finalmente in fascia A
Anche a questo si pose mano, il 22 dicembre 2004, con il passaggio dalla fascia C alla fascia A di questi 13 farmaci impiegati nella terapia del dolore. Non 13 molecole differenti, ma 13 specialità, perché le molecole interessate erano il tramadolo, la buprenorfina già citata, l'associazione paracetamolo/codeina e l'associazione paracetamolo/ossicodone.Poteva sembrare risolta la questione, pur restando da condurre l'operazione culturale, ben più difficile, di estendere la consapevolezza della necessità di trattare il dolore in modo adeguato. Così però non è, visto che proprio in questi giorni Federfarma, l'associazione dei titolari di farmacia, e la Federazione italiana dei medici di medicina generale (FIMMG), hanno lanciato un allarme circostanziato, protagonista l'associazione di paracetamolo e codeina. Secondo le due associazioni, infatti, questi prodotti mancano dalle farmacie da alcune settimane. Trattandosi di farmaci spesso impiegati anche da malati di cancro "la loro assenza dal mercato per lungo tempo è un fatto grave" che si ripercuote "pericolosamente" sui malati. In effetti si tratta di farmaci abbastanza maneggevoli, visto che si assumono in compresse, e quindi più facilmente impiegati a domicilio del paziente, dove fare un'iniezione non è sempre cosa semplice (anche se in Italia la tradizione delle "punture" fatte in casa da volonterosi c'è sempre stata).

Europa unita ma non in questo caso
Secondo Fimmg e Federfarma, inoltre, un'aggravante è costituita dal fatto che questi medicinali sono "ampiamente e facilmente disponibili in Francia". "Quindi - denunciano i medici di famiglia e i farmacisti - un'ulteriore inaccettabile discriminazione nella disponibilità di farmaci per il trattamento del dolore tra paesi membri dell'Unione europea". Quest'ultimo accenno può suonare una tirata d'orecchi all'industria, visto che poi, alla fine, le aziende farmaceutiche operano a livello europeo, non certo di singole nazioni, data anche la progressiva scomparsa delle industri più piccole a dimensione nazionale. Quindi perché di là sì e qui no? L'AIFA, l'agenzia del Ministero della salute che si occupa della regolamentazione del farmaco ha confermato la responsabilità dell'azienda nell'interruzione degli approvvigionamenti. Però entro i primi giorni di novembre 2005, ha dichiarato l'AIFA dopo un incontro con l'azienda, la questione dovrebbe essere risolta. Resta da osservare che il trattamento del dolore in Italia non manca certo di spine...

Maurizio Imperiali


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