Hospice a rapporto

16 novembre 2007

Hospice a rapporto



In Italia ci sono circa 250 mila nuovi malati terminali ogni anno, prevalentemente per tumore (160 mila, poi per malattie respiratorie, cardiache, neurologiche): persone con aspettativa di vita di qualche mese che solo in anni recenti hanno avuto la possibilità di essere assistiti in luoghi dedicati, i Centri residenziali per le cure palliative, detti hospice. Una possibilità concreta per sempre più malati e una realtà in miglioramento, anche per l'accelerazione impressa dal ministero della Salute, benché ancora troppo disomogenea sul territorio. La fotografa la prima rilevazione ufficiale sugli hospice in Italia, presentata in apertura del XIV Congresso della Società italiana di cure palliative (SICP) a Perugia, realizzata congiuntamente dalla SICP con le Fondazioni Isabella Seràgnoli e Floriani. Un rapporto relativo alle strutture che rispettano tutti i requisiti del DPCM del 2000 o sono in via di adeguamento, escluse cioè organizzazioni di sola assistenza domiciliare o unità di degenza con alcuni posti letto attivati, risultanti al 31 dicembre 2006. Questi hospice a tale data erano 105, con 1.229 posti letto operativi: nell'aggiornamento al 31 ottobre 2007 sono saliti a 114, mentre con quelli che si dovrebbero realizzare entro il 2008 si arriverà a 206. Si tratta infatti di strutture finanziate dal ministero e questi sono dati di programmazione forniti dalle regioni; per il 2011 si dovrebbe arrivare a 243. Un fatto importante con l'insediamento del ministro Turco è stato l'anno scorso il rifinanziamento, con ulteriori 100 milioni di euro dei fondi per queste strutture, contro il gap di alcune regioni e l'esaurimento risorse di altre; novità di quest'anno è che ci si appresta a varare con la nuova legge di bilancio il raddoppio di questo finanziamento, portato a 200 milioni e destinato a potenziare anche l'assistenza domiciliare.

Una marcata eterogeneità regionale
"Fino al 2000 si contavano sulle dita di una mano" ricorda il presidente SICP e curatore dell'opera Furio Zucco. La svolta nel 1999, quando fu approvata la legge 39 di finanziamento regionale per gli hospice voluta dalla responsabile del dicastero Rosy Bindi. "L'indice più significativo è però il numero di posti letto ogni 10mila abitanti" continua. "Oggi quello nazionale è 0,21 mentre quello ottimale per poter assistere anche i malati non oncologici è valutato 0,60: questo però è possibile solo se si sviluppa anche la rete di assistenza domiciliare. Si nota poi una forte eterogeneità territoriale, con un andamento decrescente da Nord a Sud: a fine 2006 per numero di hospice e indice erano migliori Lombardia ed Emilia Romagna e c'erano quattro regioni senza alcuna struttura (Valle d'Aosta, Umbria, Campania, Abruzzo); a fine 2008 l'indice medio nazionale dovrebbe arrivare a 0,40 con solo le due capofila sopra 0,60 e una regione (la Campania) sotto lo 0,1. Una causa di queste differenze è il fatto che ogni regione ha un proprio modello di sviluppo della rete di cure palliative, manca un modello nazionale che integri hospice e cure domiciliari: un'integrazione da noi fortemente auspicata, con impulso all'assistenza domiciliare senza la quale diventerà eccessiva la pressione sugli hospice". Guardando la gestione degli hospice, tra i 96 che hanno risposto in maggioranza è pubblica (specie ASL e Aziende ospedaliere), seguita dal Terzo Settore (specie Fondazioni ed Enti religiosi) e poi da ospedali privati; l'ubicazione è soprattutto in strutture per acuti, e poi in quelle dedicate e autonome, nelle socio-sanitarie o assistenziali, in Centri polifunzionali non ospedalieri. Interessanti i modelli assistenziali: a prevalere è quello residenziale (senza assistenza domiciliare), seguito dal residenziale e domiciliare, infine dall'UOCP, l'Unità operativa di cure palliative che gestisce direttamente tutti i livelli, da assistenza domiciliare ad ambulatorio e day hospital. Quest'ultimo è il più completo e il modello al quale si dovrebbe tendere ma risulta il meno diffuso. Per definizione gli hospice assicurano cure palliative costituite da un insieme di prestazioni sanitarie, tutelari, assistenziali, alberghiere fornite con continuità nelle 24 ore.

Misure per favorire l'uso di oppiacei
Pochi mesi fa, il 30 maggio, è stato ratificato dalla Commissione per i LEA un documento ministeriale che individua gli standard di riferimento per rendere operativa la rete hospice nazionale; dovrà essere approvato nella Conferenza Stato Regioni. "Si dice alle regioni quali indicatori rispettare, contro la disomogeneità attuale" spiega Stefano Inglese, portavoce e consigliere del ministro Turco. "Un altro importante documento riguarda gli standard per le cure palliative pediatriche. Ma le iniziative ministeriali sono diverse. Un problema è che, nonostante i progressi compiuti, siamo ancora agli ultimi posti in Europa per l'uso degli oppiacei contro il dolore: un provvedimento, che dovrebbe essere approvato con la Finanziaria, prevede la prescrizione di oppiacei anche senza uso del ricettario speciale, la semplificazione dei registri di questi farmaci tenuti dai farmacisti e la gratuità per tutte le cronicità, non solo per il cancro (trattamenti che entrano nei LEA). La sfida infatti è ora la qualità della vita e quindi la sconfitta del dolore in tutte le malattia croniche. Previsto anche il recupero di farmaci consegnati e non utilizzati per essere usati da istituzioni no profit e hospice, una richiesta avanzata soprattutto da operatori del Terzo settore". Ancora, si farà una ricognizione nazionale su modalità di fine vita, cure palliative e assistenza domiciliare nel Ssn. E seguiranno nel 2008 una seconda monografia più sugli aspetti qualitativi degli hospice e nel 2009 una su quelli economici.

Elettra Vecchia

Fonti
Conferenza stampa Hospice in Italia 2006: prima rilevazione ufficiale; 13 novembre 2007, Perugia, XIV Congresso SICP.



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