La morfina fa ancora paura

16 novembre 2007

La morfina fa ancora paura



Come si valuta l'attenzione che viene riservata a una malattia? I modi sono diversi, ma uno dei più semplici ed efficaci è valutare i consumi dei farmaci indicati per trattarla. Il dolore, in senso stretto, non è una malattia, ma questo indicatore funziona particolarmente bene. In Italia, da sempre, si registra un consumo di analgesici maggiori, cioè, alla fine, gli oppiacei, molto basso. Va anche segnalato che non tutti gli oppiacei disponibili in Europa, fino a poco tempo fa, erano reperibili in Italia: per esempio, l'ossicodone, che è una sostanza molto vecchia, anche se meno della morfina, è stata introdotta soltanto nel 2005, e anche questo ha la sua importanza. Comunque, gli ultimi dati disponibili, cioè quelli del rapporto 2006 dell'Osservatorio nazionale sul consumo di medicinali (OSMED) segnalano un certo aumento rispetto all'anno 2005: " A livello territoriale, rispetto al 2005, anno di estensione della lista di farmaci a carico SSN, gli analgesici oppiacei mostrano un incremento delle quantità prescritte del 28,2%" dice il rapporto. L'incremento si osserva per quasi tutte le molecole. Il fentanil rimane la molecola con la spesa più elevata e registra un incremento nella prescrizione del 6,8%. In particolare, si osserva un fortissimo incremento della recente formulazione a somministrazione orale del fentanil (quasi +400% delle delle dosi giornaliere standard o DDD). Da segnalare inoltre il forte aumento dei prodotti a base di oxicodone, farmaco che seppur datato, è entrato in commercio in Italia dal 2005 (+532% delle DDD) e della buprenorfina nella formulazione in cerotto (+105% delle DDD). Il tramadolo con un incremento del 43,1% delle DDD, diventa il farmaco con la maggior prescrizione in questa categoria". Potrebbe essere un segnale positivo, e lo è, ma i dati presentano ancora delle incongruenze. Per esempio, le linee guida internazionali per il trattamento del dolore pongono la morfina orale come farmaco di prima scelta, cioè quello da impiegare per primo ha visto il consumo diminuire dell'11%. Non è fuori luogo pensare che questa depressione dell'uso del farmaco meno caro, seppure più adeguato, sia anche motivata da ragioni commerciali.

Va meglio, ma non va bene
Ma questo aumento del consumo, sia pure rispetto a un dato di partenza basso, ha migliorato la situazione dei pazienti? Non abbastanza se, come ha mostrato l'indagine EPIC (European Pain in Cancer) il 95% dei malati di cancro italiani dichiara di soffrire del dolore associato alla malattia, mentre la media europea è del 73%; inoltre solo il 18% dei malati italiani che ricevono un trattamento lo giudica soddisfacente (la media europea è del 24%). Peraltro l'indagine, condotta in 12 paesi, ha mostrato anche che a dispetto della notevole frequenza del dolore medio-grave, solo un ridotto numero di pazienti riceve un oppiaceo potente. Insomma, forse il dolore non si può eliminare e, probabilmente, nemmeno la situazione europea nel suo complesso è rosea, ma l'Italia certo si colloca in fondo alla classifica. Un altro aspetto cruciale è la figura che si occupa di questi pazienti: nel 74% si tratta dell'oncologo medico, nel 12% dallo specialista di terapie palliative ma, ed è il fatto più grave, si registra un 20% dei pazienti il cui medico non si occupa del dolore ma soltanto del tumore in senso stretto.

Prescrizioni complesse
Vi è poi un ritardo culturale tra i medici di medicina generale che continuano a nutrire, si parla della media, ovviamente, una certa diffidenza nei confronti degli oppiacei, ritenuti poco maneggevoli, cioè, in una parola, pericolosi. A complicare la situazione c'è anche il fatto che la prescrizione degli oppiacei è piuttosto complessa. Un tempo ci si doveva munire di un ricettario speciale, a madre e figlia, che richiedeva una complicazione laboriosa. Poi vi fu una prima semplificazione, con un ricettario a ricalco e con l'attuale finanziaria si sarebbe dovuto passare alla prescrizione sul normale ricettario rosso del servizio sanitario. Il testo originariamente presentato al Senato dal Consiglio dei Ministri includeva anche una norma che prevedeva l'abolizione del ricettario speciale e la tenuta del relativo registro da parte delle farmacie. Tuttavia, dopo l'esame preliminare in V Commissione e la discussione in Aula, il Presidente del Senato Franco Marini ne ha disposto lo stralcio, in quanto non pertinenti alla materia finanziaria. Tali norme saranno presumibilmente inserite in un altro provvedimento legislativo. Peccato, ma non ci si poteva pensare prima?

Maurizio Imperiali

Fonti
European Pain in Cancer survey. 7 giugno 2007

L'uso dei farmaci in Italia Rapporto OsMed 2006



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