Intestino troppo sedato

07 novembre 2008

Intestino troppo sedato



Parlare di cure palliative non significa parlare solo di terapia del dolore, che resta una parte importante, ma non l'obiettivo principale. Togliere il dolore è il punto di partenza, sostengono gli esperti, è solo l'inizio di un percorso terapeutico che è più una presa in carico del paziente per un'assistenza globale, dal momento che non accompagna verso una guarigione ma verso una vita accettabile per chi non ha prospettive di guarigione. Circostanza in cui si possono trovare pazienti oncologici, ma anche cardiopatici e neurologici, a cui non basta togliere il dolore, ma serve anche prendersi carico anche degli aspetti psicologici, spirituali e familiari.A questi si aggiunge anche la gestione degli effetti collaterali delle terapie antalgiche, che a loro volta rischiano di abbassare l'aderenza e quindi di ridurre il controllo del dolore. Il regime farmacologico per questo genere di percorso terapeutico prevede la somministrazione di oppioidi, sostanzialmente morfina, parola che apre contenziosi ed evoca paura su più fronti. Da parte del medico che deve dare maggiore disponibilità per seguire il paziente in una terapia impegnativa, da parte del paziente e dei familiari che vedono nella morfina il farmaco associato alla fine della vita, e in generale, timori dovuti all'artificio culturale che associa la morfina a forme di dipendenza. In realtà, fanno notare esperti palliativisti riuniti in una giornata di lavori tenutasi a Milano, l'unico reale effetto collaterale, e anche molto comune, è la stipsi, tecnicamente costipazione causata dall'azione degli oppioidi.

Costipazione diffusa
In uno studio prospettico condotto su circa 500 pazienti, ricoverati in hospice con tumori in stadio avanzato la terapia lassativa era necessaria nell'87% dei casi in cui si assumevano oppioidi forti e nel 74% dei casi di quelli che assumevano oppioidi più blandi. Percentuali simili si registrano anche nelle Unità di cure palliative, e dai dati di popolazione e di letteratura emerge che l'80% dei pazienti oncologici è in terapia cronica con oppioidi, il 50% di questi soffre di stipsi associata alla terapia con oppioidi, dei quali il 54% non è trattato con somministrazione di lassativi. Agendo a livello sistemico i farmaci oppiacei bloccano i recettori degli oppioidi anche a livello del tratto gastrointestinale riducendo la motilità intestinale fino a determinare uno stato di stipsi. Un disturbo che si inserisce in un quadro clinico di un paziente che ha già molti altri problemi da affrontare e che lede ulteriormente la sua dignità creando un grave disagio personale e sociale. La stipsi quindi produce un impatto negativo sulla qualità della vita fino a determinare un uso discontinuo degli oppiodi, visti come causa del disturbo, con conseguente ricomparsa del dolore, ma anche di complicanze legate alla costipazione.

Lassativi mirati
La terapia lassativa di prevenzione è quindi sempre indicata in questi pazienti, con farmaci che diventano sempre più specifici, uno dei più recenti, la cui sperimentazione ha portato risultati positivi è il metilnaltrexone. Il farmaco, indicato solo per questo tipo di stipsi, offre un vantaggio rispetto ad altri lassativi: è un antagonista degli oppiodi per i recettori specifici, ma non raggiunge il sistema nervoso centrale poiché non supera la barriera ematoencefalica. Di conseguenza agisce solo a livello gastrointestinale senza ridurre l'efficacia della terapia del dolore che invece agisce a livello centrale. E' stato approvato negli Stati Uniti, è già nel Nord dell'Europa ed è in attesa di essere approvato anche in Italia, con buone probabilità di rimborsabilità, dal momento che l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) riconosce, almeno per l'ambito oncologico, una cura globale, inclusi anche gli effetti collaterali.

Simona Zazzetta

Fonti
Conferenza stampa. Cure palliative e terapia del dolore: una gestione globale dell'assistenza al paziente. Milano, 30 ottobre 2008



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