Male non necessario

28 ottobre 2005

Male non necessario



Il dolore, non solo quello fisico, che affligge la vita e al quale non si può sfuggire è davvero necessario? E' accettabile in una società civile? Si può contrastarlo e come? Domande di non poco conto alle quali ha cercato di dare una risposta un recente appuntamento svoltosi a Milano e organizzato dal Cenacolo di ABC Salute. L'evento è stata l'occasione per offrire spunti e riflessioni. Ma a parlare chiaro sull'argomento sono i risultati di una recente indagine, Pain in Europe Survey, la più vasta ricerca sul dolore cronico mai realizzata in Europa. I numeri sono inequivocabili. Mentre in Europa 1 paziente su 5 soffre di dolore cronico, in Italia ne soffre 1 su 4, con 15 milioni i pazienti che, ogni giorno, devono affrontare gli effetti devastanti del dolore. Una delle più vaste popolazioni in Europa. Ma come si è svolta la ricerca?

La situazione europea...
La ricerca è stata condotta in 16 nazioni: Regno Unito; Danimarca; Francia; Olanda; Germania; Belgio; Italia; Finlandia; Spagna; Irlanda; Polonia; Svizzera; Svezia; Austria; Norvegia; Israele. Gli intervistati sono stati oltre 46000. L'indagine è stata concepita per indagare la prevalenza, la gravità e il trattamento del dolore cronico e il suo impatto sulla vita di tutti i giorni. Dai risultati è emerso chiaramente come in Europa il dolore è un problema devastante e diffuso. Basti pensare che colpisce un adulto su cinque (19%) e più di un terzo delle famiglie europee ha almeno un soggetto sofferente di dolore. Numeri amplificati dal fatto che il problema è a lungo termine nella maggior parte dei casi, e che le conseguenze gravi ricadono sul lavoro e sulle famiglie, provocando spesso depressione. In più nonostante i progressi nella gestione del dolore cronico, molti pazienti tuttora soffrono a causa di una inadeguata valutazione, stima e monitoraggio del problema. Ma qual è la situazione italiana?

...e quella italiana
La situazione si presenta allarmante e lo è ancora di più se messa in relazione ai dati europei. La metà delle famiglie italiane ha almeno un componente affetto da dolore cronico, più della prevalenza pan-europea. Il 56% sono donne di cui il 62% con un'età pari o inferiore ai 50 anni. L'artrite/artrosi è la principale causa di dolore (45%), seguita dall'ernia del disco (12%), dalle lesioni traumatiche (10%) e dall'artrite reumatoide (8%). Il dolore viene descritto come costante dal 32% dei sofferenti e più della metà ne soffre quotidianamente (59%). La durata media del dolore è di 7,7 anni (in confronto ai 7 anni dell'Europa) e il 46% dei pazienti sopporta il dolore da più di 10 anni. Il 43% dei sofferenti italiani afferma di avere una sofferenza grave rispetto al 34% dei pazienti in Europa. Per non parlare, poi, del significativo impatto in termini economici e di qualità della vita.

Terapie più accessibili
La situazione non migliora di molto se si considera come si affronta il dolore sul piano terapeutico. Nel nostro paese la terapia del dolore è poco praticata e il consumo di farmaci oppiacei è tra i più bassi d'Europa. Il 55% di questi pazienti ha assunto e poi ha smesso di assumere i farmaci prescritti per il dolore (26% è la media europea); più della metà (58%) del campione totale non tratta in alcun modo il dolore. Solo il 22% prende regolarmente farmaci prescritti, in Europa il 52%, e di questi la stragrande maggioranza assume FANS, utilizzati spesso in modo eccessivo. Il 53% dichiara, comunque, che la terapia del dolore era inadeguata al momento dell'intervista e il 41% afferma che il dolore non è per nulla controllato. Risulta chiaro che se la situazione è critica, questo è dovuto soprattutto all'inadeguatezza dei trattamenti utilizzati o addirittura alla totale mancanza di terapie idonee. Urge una svolta dicono gli esperti. Una svolta culturale nella nostra medicina, che si occupi non solo di curare ma anche di prendersi cura, nel rispetto dei diritti fondamentali del malato come persona, nella sua unicità fisica, psichica e sociale.

Marco Malagutt



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