Cosmetici trasparenti

22 settembre 2004

Cosmetici trasparenti



Da lunedì 13 settembre una legge obbliga le aziende di tutti i Paesi dell'Unione europea a indicare, a partire dal marzo prossimo, sulle etichette dei cosmetici la data di scadenza post-apertura. Questa direttiva europea è stata approvata in Italia, peraltro con leggero ritardo rispetto agli altri paesi, con un decreto nell'ultimo Consiglio dei Ministri. A indicare l'allarme un simbolo inconfondibile, un barattolo aperto stilizzato. Si tratta di una vera e propria rivoluzione visto che insieme a questa normativa ci sono una serie di altre novità. Ma in che cosa consiste la rivoluzione?

L'inizio di una nuova fase
La domanda ricorreva da tempo. Perché le date di scadenza ormai riportate su tutto, non compaiono invece su profumi, creme solari, articoli per il trucco e detergenti, ovvero su tutto ciò che rientra nell'area cosmetica e viene venduto nelle profumerie? Significa che si può utilizzare un fondo tinta per più di dieci anni senza problemi? Non esattamente visto e considerato che un cosmetico deteriorato può fare di tutto. Dalla semplice irritazione, che scompare nel giro di 48 ore sospendendo l'applicazione, a problemi a livello cutaneo. Per questo da tempo le associazioni di categoria e quelle dei consumatori rivendicavano la necessità di riportare una data di fabbricazione e una data di scadenza. Ora con la nuova legge i cosmetici che, secondo il produttore, durano più di trenta mesi non devono riportare la data di scadenza, ma dovranno riportare in etichetta un'indicazione (il vasetto di crema aperto stilizzato) relativa al periodo di tempo in cui il prodotto, una volta aperto può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore. È perciò a discrezione del produttore stabilire se il cosmetico dura più di trenta mesi e quindi evitare di mettere la data di scadenza, nonostante i cosmetici rimangano negli scaffali delle profumerie anche per diversi anni. 

Fuori i nomi degli ingredienti
La nuova direttiva, inoltre, impone l'obbligo di dichiarare gli ingredienti, aggiungendo che in caso di impossibilità pratica (per esempio una scatola troppo piccola) gli ingredienti potranno essere indicati in un foglietto di accompagnamento. In particolare scatta l'obbligo di indicare 26 nuove sostanze odoranti, se utilizzate in quantità superiore rispetto a quella ritenuta sicura. Nomi come gelaniolo piuttosto che eugenolo che, secondo il Comitato scientifico per la cosmetologia, possono causare allergie. E ancora con la nuova normativa il consumatore avrà diritto a pretendere dall'azienda di conoscere informazioni finora riservate, come la formula di una crema o la quantità di sostanza pericolosa o l'incidenza degli effetti collaterali. Tra gli altri provvedimenti, anche il divieto di sperimentazione dei cosmetici sugli animali. Da subito sarà vietato testare sugli animali i cosmetici già pronti per l'uso, un aspetto che secondo Unipro, associazione di categoria delle industrie cosmetiche, era già rispettato dalla gran parte delle aziende. In seguito, dal 2009, data per la quale si auspica di disporre di test alternativi, sarà proibito sperimentare sulle cavie in ogni fase del processo industriale. Inizia così una nuova era all'insegna della trasparenza. A ulteriore garanzia gli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità testano le oltre 13mila materie prime che oggi si possono usare in cosmetica. Ma l'aspetto più curato di tutti riguarda la sicurezza dopo l'uso. Non si potrà più tenere a cuor leggero un vasetto di crema già aperto sulla mensola del bagno...

Marco Malagutti


Fonte
Corriere della Sera



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