Sangue del mio sangue

22 aprile 2005

Sangue del mio sangue



Quelle del sangue sono le malattie genetiche che prima e più estesamente hanno beneficiato dell'arrivo delle possibilità di diagnosi prenatale. E sono anche quelle per le quali la fecondazione assistita, e la possibilità di diagnosi preimpianto, hanno consentito da tempo di procreare figli sicuramente sani.
Oltretutto, non si tratta di malattie rare in senso proprio. L'emofilia A, per cominciare, colpisce un uomo ogni 5000. Ma l'emofilia è anche un esempio di come le nuove metodiche diagnostiche abbiano sostanzialmente migliorato il quadro generale anche, volendo, dal punto di vista etico, indipendentemente dalle posizioni di ognuno. Innanzitutto va premesso che le diverse forma di emofilia, A, B e malattia di von Wiollebrand, sono caratterizzate da gravi alterazioni della coagulazione, a loro volta causati da anomalie genetiche che impediscono la sintesi di questo o quel fattore della coagulazione. La particolarità dell'emofilia è che tutte le mutazioni genetiche che si possono presentare sono tutte localizzate sul cromosoma X.
X e Y sono i cosiddetti cromosomi sessuali: nella donna sono presenti due cromosomi X, nell'uomo è presente un X e un Y. Per avere una malattia genetica, visto che i cromosomi vanno a coppie, è necessario che entrambi i geni responsabili abbiano la mutazione sfavorevole (l'individuo è omozigote per il gene in questione), mentre se uno solo è mutato (l'individuo è eterozigote) di norma l'altro può superare l'impasse. E' evidente che la donna, per sviluppare la malattia dovrà avere i geni difettosi su entrambi i cromosomi, mentre nell'uomo che ha un solo cromosoma X basta che sia difettoso quello. Dal punto di vista dei meccanismi ereditari, quindi, le donne portatrici dell'anomalia hanno un 50% di probabilità che i figli maschi siano emofilici, e la metà delle figlie sarà a sua volta portatrice.Tutte le figlie femmine di un uomo emofilico, infine, saranno portatrici dell'anomalia genetica.

La diagnosi intrauterina
Quando l'unico mezzo disponibile era la diagnosi prenatale standard, cioè amniocentesi o prelievo dei villi coriali, la scelta era drastica: se si voleva evitare di dare alla luce un bambino malato l'unica scelta era sopprimere gli embrioni maschi. In questo modo, però, si sacrificava anche un 50% di embrioni sani. A migliorare la situazione sono venute le tecniche di indagine genetica basate sulla PCR o sull'ibridazione in situ, che permettono in modo rapido di riconoscere non grossolanamente il sesso del nascituro, ma la presenza delle mutazioni. In questo modo è possibile individuare esattamente gli embrioni maschi malati. Con l'imporsi delle tecniche di fecondazione assistita, posto che si esegua la diagnosi preimpianto, si elimina anche la necessità dell'interruzione di gravidanza in caso di embrione malato, visto che quelli omozigoti per l'anomalia semplicemente non vengono impiantati. Oltretutto la diagnosi genetica attuale è molto precisa e, grazie alla tecnologia dei biochip, consente di ricercare tutte le mutazioni prevalenti in una certa area geografica. Esperienze in questo senso, con ottimi risultati, sono cominciate già a metà degli anni novanta del secolo scorso.

E' in gioco anche la cura
Un'altra malattia genetica del sangue piuttosto diffusa in alcune aree del pianeta (tra le quali l'Italia insulare e il delta del Po) è la talassemia o anemia mediterranea. Ogni anno, nel mondo, nasce un milione di bambini affetti dalla forma più grave della malattia. Anche in questo caso con la diagnosi genetica è possibile individuare con sicurezza gli embrioni malati, quelli sani e quelli portatori. Anche in questo caso possono essere coinvolte diverse mutazioni, ma tutte sono identificabili con PCR e ibridazione in situ. Nel caso dell'anemia mediterranea, però, la diagnosi genetica ha un valore aggiuntivo. Al di là della possibilità di non mettere al mondo persone destinate a una qualità di vita molto bassa (a causa delle continue trasfusioni), c'è la possibilità di procedere alla cura del malato. Infatti, a differenza di quanto accade per l'emofilia, la cura è possibile in due modi: con il trapianto di midollo osseo o con l'inoculazione delle staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale o sangue placentare. Ovviamente tutto dipende però dalla compatibilità tra donatore e ricevente, che è sempre massima tra consanguinei diretti. Di qui la legittima aspirazione di molte coppie che hanno un figlio talassemico di procreare un bimbo sano che possa, già al momento della nascita, donare le staminali necessarie grazie al sangue placentare. E' chiaro che tutto questo si può fare anche con la diagnosi in utero e con gravidanze ottenute "naturalmente", ma ancora una volta si apre la questione delle scelte in caso di embrione malato e dell'eventuale interruzione della gravidanza. Selezionare gli embrioni prima dell'impianto sembra ancora una volta la via meno problematica.

Maurizio Imperiali

Fonti
Jiao ZX et al. Birth of healthy children after preimplantation diagnosis of beta-thalassemia. Chin Med J (Engl). 2004Apr;117(4):483-7

Chamayou S et al. Attitude of potential users in Sicily towards preimplantation genetic diagnosis for beta-thalassaemia and aneuploidies. Hum Reprod. 1998 Jul;13(7):1936-44.

Oyesiku JO, Turner CF. Reproductive choices for couples with haemophilia. Haemophilia. 2002 May;8(3):348-52




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Tag: Cuore circolazione e malattie del sangue

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