Numeri da sorvegliare

17 novembre 2006

Numeri da sorvegliare



Ci sono patologie che per la loro natura contagiosa vengono considerate non solo un problema individuale ma di tutta una comunità, diventando quindi un problema di salute pubblica. Aids, malaria, influenze varie, per esempio, occupano solitamente ampi spazi nell'informazione quotidiana. Altre malattie, invece, passano più inosservate, ma a guardare i numeri e le proiezioni dei numeri, forse qualche preoccupazione in più sarebbe opportuna. In questa seconda categoria rientra il diabete, malattia sulla quale gli addetti ai lavori sono allertati, vista la tendenza all'aumento, ma di cui, forse non si parla abbastanza in proporzione alla sua diffusione e alle sue complicanze.

Malattia senza frontiere
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che entro il 2015 solo in Cina, mettendo insieme diabete, ictus e malattie cardiovascolari la perdita del reddito nazionale si attesta intorno a 557 miliardi di dollari. Ma senza andare troppo avanti nel tempo, già nel 2007 è prevista una spesa sanitaria per il diabete e le sue complicanze, di almeno 232 miliardi di dollari. Ma i costi sono anche umani. Il diabete non trattato o addirittura non diagnosticato può evolvere in complicanze a lungo e a breve termine che mettono a rischio la vita. Ogni 10 secondi provoca un decesso e ogni 30 secondi un'amputazione, ed è diventato la causa maggiore di cecità in età adulta, di malattie cardiovascolari e di insufficienza renale. L'International Diabetes Federation avverte che entro il 2025 saranno 380 milioni i soggetti diabetici con la malattia di tipo 2 correlata allo stile di vita. E spaventa che, indipendentemente dal livello di sviluppo del paese, è in aumento l'obesità infantile: secondo l'International Obesity Task Force sono più di 155 milioni i bambini in età scolare gravemente in sovrappeso. Secondo l'OMS, in soli due anni si è registrato un aumento del numero di bambini obesi che sono passati dal 12,2% al 15,6%.

Italiani a sangue dolce
Rientrando nei confini nazionali, in Italia si registra la presenza di 2 milioni e 643 mila persone colpite da diabete, con una prevalenza del 4,5%, secondo i dati raccolti nel documento Annali AMD 2006, integrati con i dati Istat. La forma autoimmune della malattia, cioè il tipo 1, caratterizzato dalla distruzione delle cellule beta del pancreas per una reazione anomala del sistema immunitario, interessa il 5,7% della popolazione di diabetici, per un totale di 150 mila individui. Ma in Italia la forma più comune è il tipo 2 in cui convivono due aspetti che determinano l'aumento della glicemia: l'insulino-resistenza e il deficit di secrezione di insulina. Questi casi rappresentano il 92,2% del totale, cioè 2 milioni e 437 mila soggetti.Per probabili questioni di differenze nel sistema endocrino (ormonale) gli uomini si direbbero più esposti al diabete, sono un milione e 403 mila, il 53,1% dei malati, mentre il 46,9% sono donne, ossia un milione e 239 mila. Questo fenomeno si spiegherebbe con la presenza di ormoni che nell'uomo favoriscono la formazione di adipe addominale, fattore di rischio della malattia. I dati Istat forniscono anche la ripartizione per fasce di età e come si può supporre la prevalenza aumenta con l'avanzare dell'età con un picco del 33,35% nella coorte di 65-75 anni, per poi decrescere dopo i 75 anni, come atteso per la fisiologia del disturbo.Per ridimensionare queste cifre basterebbero piccoli investimenti orientati alla prevenzione che secondo la World Bank permetterebbero di ottenere grandi risultati a fronte di costi contenuti.

Simona Zazzetta

Fonti
Lefebvre P, Silink M. Diabetes fights for recognition. Lancet 2006 Nov 11;368(9548):1625-6





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