Inquinanti da indagare

01 febbraio 2008

Inquinanti da indagare



L'esposizione ambientale a elevate concentrazioni di sostanze inquinanti è stata associata ad un maggior rischio di sviluppare alcune patologie, tra cui asma, Parkinson e certi tipi di cancro, ma pochi studi si sono finora occupati di valutare gli eventuali effetti sull'insorgenza del diabete.
Generalmente, infatti, le ricerche sul diabete si focalizzano su altri aspetti, in particolare sugli effetti che la genetica, le abitudini alimentari e lo stile di vita eserciterebbero sulla patologia. Poiché il diabete è considerato una delle epidemie del nostro tempo, potrebbe essere utile non sottovalutare alcun potenziale fattore di rischio.

Relazioni pericolose
Lee e colleghi avevano identificato una significativa associazione tra insulino resistenza, un fattore implicato nell'insorgenza del diabete, e la presenza a livello plasmatico di sostanze organiche persistenti (POP persistent organic pollutant), sopratutto composti organoclorurati (OC) o difenili policlorurati (PCBs) non diossina simili.
Lo studio, che era stato condotto in 749 soggetti non diabetici con età superiore ai 20 anni, aveva dimostrato che i pesticidi OC mostravano una significativa associazione con l'insorgenza di insulino resistenza, una relazione che si rafforzava con l'aumento dei valori della circonferenza vita dei partecipanti alla ricerca.
Inoltre, gli stessi autori avevano precedentemente identificato un'associazione dose-risposta tra le concentrazioni plasmatiche di POP e la prevalenza di diabete in un campione rappresentativo della popolazione americana con una storia di esposizione a queste sostanze inquinanti.I pesticidi OC e PCB non diossina simili sembrerebbero, dunque, coinvolti nella patogenesi dell'insulino resistenza e questo meccanismo potrebbe essere proprio alla base dell'incremento del rischio di divenire diabetici osservato nei soggetti con elevate concentrazioni plasmatiche di POP.

Associazione da non sottovalutare
Nonostante risultati simili siano stati ottenuti in alcuni studi di popolazione condotti in Svezia e Belgio, sorprendono ancora perché, spesso, si tende ad ignorare, anche tra gli stessi addetti ai lavori, i potenziali effetti nocivi degli inquinanti ambientali sulla diabetogenesi. In questo modo, però, si corre il rischio di sottovalutare una componente potenzialmente cruciale nello sviluppo della malattia.
Tuttavia, anche se l'identificazione di questa correlazione non costituisce necessariamente la prova che vi sia un nesso causale, esistono spiegazioni biologicamente plausibili. Ad esempio, è stato ipotizzato che il recettore aril-idrocarburico, al quale si legano alcuni composti POP, sia in grado di promuovere la diabetogenesi attraverso specifici meccanismi. Inoltre, è stato osservato come alcune sostanze chimiche possano alterare la capacità dell'organismo di metabolizzare i grassi, inducendo, così, sintomi (come l'aumento del peso corporeo) che favorirebbero l'insorgenza del diabete.
Non va poi dimenticato che studi, condotti sui veterani americani, in cui è stato valutato l'uso del famigerato "Agente Arancio", largamente utilizzato durante la guerra in Vietnam, hanno dimostrato come l'esposizione alla diossina sia associata a sintomi tipici del diabete.Per approfondire l'argomento sarebbe necessario un approccio integrato, che preveda la realizzazione di studi epidemiologici, clinici e tossicologici che valutino anche gli effetti a lungo termine di un'esposizione a POP. Per ora, dunque, il dibattito è ancora aperto.

Ilaria Ponte

Fonti
Lee DH et al. Association between serum concentrations of persistent organic pollutants and insulin resistance among nondiabetic adults: results from the National Health and Nutrition Examination Survey 1999-2002. Diabetes Care. 2007 Mar; 30 (3): 622-8

Jones O et al. Environmental pollution and diabetes: a neglected association. The Lancet 2008; 371:287-288



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