La glicemia non è tutto..

12 maggio 2004

La glicemia non è tutto..



Tra le molte malattie da benessere in grande aumento rientra ai primi posti il diabete tipo 2. Associato da sempre all'obesità e alla vita sedentaria, questa condizione difficilmente, una volta instauratasi, può essere fatta rientrare. D'altra parte la malattia vera e propria è preceduta da una serie di fenomeni differenti riuniti sotto l'etichetta di prediabete, il cui tratto comune è un anomalo metabolismo del glucosio, che si manifesta con l'ipoglicemia più elevata rispetto ai valori normali ma non tale da essere considerata diabete vero e proprio. Fatto salvo che rimanere nel peso forma è il mezzo ideale per prevenire questa malattia, un recente studio finlandese ha valutato in oltre 3000 persone se l'attività fisica sia un fattore protettivo indipendente dalle altre condizioni.

Una valutazione completa
Alcuni studi avevano già dimostrato che un buon livello di attività fisica poteva ridurre il rischio, ma questa circostanza non era stata messa alla prova in un campione che comprendesse sia persone normopeso che sovrappeso, sia persone con alterazioni del metabolismo del glucosio sia persone con glicemia nella norma. Inoltre, per giudicare il livello di attività fisica sonostati presi in considerazione tutti gli aspetti: il dispendio di energia nel lavoro, da quello da scrivania a quello che richiede anche di camminare o muoversi a quello pesante (artigiani, operai, eccetera); l'attività ricreativa-sportiva, e infine anche gli spostamenti da casa al lavoro e viceversa. Questi ultimi erano classificati come attività elevata se richiedevano di camminare o pedalare per più di 30 minuti,attività intermedia se comportavano queste attività per una durata inferiore alla mezz'ora ebassa attività quando venivano usati mezzi di trasporto (auto, bus, treni).
La valutazione complessiva del livello di attività di ciascuna persona veniva giudicato basso se in tutti e tre i campi era tale; medio se in almeno in un campo svolgeva attività media-intensa, alto se tale era in due o tre campi.

La glicemia non è tutto
Il risultato dell'analisi statistica, depurato dall'effetto di altre variabili come età, sesso, abitudine al fumo, livelli della pressione arteriosa, ha mostrato che in effetti indipendentemente dalle condizioni di base, chi fa più attività fisica ha minori probabilità di andare incontro al diabete. Non solo, l'analisi ha dimostrato che anche le persone con iperglicemia, se riescono a mantenere il peso nella norma e conducono una vita attiva hanno un rischio minore dei sedentari sovrappeso con glicemia normale. Tuttavia anche nelle persone sovrappeso od obese, aumentare l'attività fisica tende a normalizzare il metabolismo del glucosio. Questo per almeno due motivi: anche se non si ha un dimagrimento generalizzato, con l'attività fisica diminuisce comunque l'adiposità viscerale, la più pericolosa; in più è proprio ilmoto in sé che contribuisce ad aumentare la sensibilità dei tessuti all'insulina e, quindi, a rendere più efficiente la metabolizzazione del glucosio. Insomma, la lezione che viene dallo studio è abbastanza chiara: l'esame di laboratorio, se ci sono chili di troppo e si passa dalla sedia alla poltrona, non deve tranquillizzare eccessivamente anche quando è "tutto a posto". D'altra parte anche una glicemia ballerina, se il peso è normale e si è attivi, non va intesa come una condanna....

Maurizio Imperiali


Fonti
Hu G et al. Physical activity, body mass index, and risk of type 2 diabetes in patients with normal or impaired glucose regulation. Arch Intern Med. 2004 Apr 26;164(8):892-6. 



 



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