Dottore, non ho la ricetta

06 dicembre 2007

Dottore, non ho la ricetta



Mai capitato di aver terminato un farmaco che si deve assumere, un farmaco che richiede la prescrizione, ovviamente? Sì, certamente, e se magari non è un farmaco che si assume direttamente, sarà senz’altro capitato con quelli di qualche anziano di casa. A rigore di legge, in questi casi c’è poco da fare: il farmacista non può dispensare i farmaci etici senza la ricetta del medico. Ora però la situazione potrebbe cambiare a seguito dell’adeguamento della normativa italiana che recepiva il cosiddetto Codice comunitario del farmaco. Tecnicamente si tratta di un decreto legislativo che modifica "la normativa che ha dato attuazione alla direttiva 2001/83 (decreto legislativo n. 219 del 2006) relativa a un codice comunitario sui medicinali per uso umano”. Anche se la legge che va a correggere è relativamente recente, vi si è dovuto porre mano per diversi motivi, non ultimi alcuni richiami da parte della commissione europea e ma anche a seguito dell’arcinota liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco.

Dalla prossima primavera
Molte delle novità introdotte non hanno un impatto diretto sul cittadino, ma alcune sì, a cominciare dall’eccezione alla regola della ricetta. Ecco che cosa dice la norma: “Il Ministro della salute, con proprio decreto da adottarsi entro il 29 febbraio 2008, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti con lo Stato, le Regioni e le Province autonome, sentite le Federazioni degli ordini professionali dei farmacisti e dei medici, nonché le organizzazioni sindacali delle farmacie pubbliche e private, individua le condizioni che consentono al farmacista, in caso di estrema necessità e urgenza, di consegnare al cliente che ne faccia richiesta, in assenza di prescrizione medica, un medicinale disciplinato dal comma 2 o dall’articolo 89”. Non si prevede, dunque, che basti presentarsi in farmacia per ottenere il farmaco senza prescrizione e comunque, sarà il caso di non cominciare a stressare il proprio farmacista da domani: il nuovo sistema sarà in vigore dalla prossima primavera. Questa decisione è doverosa per diverse ragioni intuibili facilmente. Basterà ricordare il caso del turista italiano deceduto a Parigi qualche anno fa, a causa di una crisi di asma, perché il farmacista, correttamente sia chiaro, aveva rifiutato di fornirgli il broncodilatatore che assumeva normalmente e che aveva malauguratamente lasciato a casa. Non è un problema da sottovalutare.

Farmacisti favorevoli
Ovviamente hanno apprezzato la svolta del “nuovo codice” i titolari di farmacia, rappresentati da Federfarma: “Per Federfarma la norma è apprezzabile perché in grado di risolvere alcuni problemi reali del cittadino, senza pericoli perché il farmaco sarà fornito nell’ambito di determinati confini che il ministero traccerà a tutela della salute” è stato detto in un comunicato. “Infatti, può capitare che un cittadino vada in farmacia perché, magari di sabato o di domenica o quando l’ambulatorio medico è chiuso, si accorge di aver terminato  la medicina che sta prendendo. Un malato cronico non può interrompere una terapia aspettando che l’ambulatorio riapra né è giusto che vada ad intasare i Pronto soccorso, facendo magari ore di fila e pagando un ticket perché la prestazione non è ritenuta urgente. Inoltre, se il cittadino si rivolge, come avviene di solito, alla sua farmacia abituale, il farmacista già conosce la sua situazione, sa se il paziente assume altri farmaci prescritti dal medico di famiglia o se alle cure in atto ha aggiunto altri medicinali su consiglio del farmacista. In caso di dubbio, infine, il farmacista può anche rivolgersi ad un collega medico per un ulteriore approfondimento”.

Alberto Camuso





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