La dose ottimale

09 giugno 2005

La dose ottimale



"Cari italiani, prendere troppi farmaci fa male alla salute e anche ai conti dello stato. Evitiamo sprechi e pericoli". Così il premier Berlusconi ha puntigliosamente scritto qualche mese fa in una lettera inviata a 16 milioni di famiglie italiane insieme a un opuscolo curato dal ministero della Salute. Una preoccupazione che ha toccato anche esperti della materia come Silvio Garattini e che è riemersa prepotentemente in coincidenza con le iniziative del ministro Storace in materia di prezzi dei farmaci.

La situazione
Il quadro è piuttosto chiaro. Ogni giorno nel 2003, ha spiegato Garattini in un editoriale sul Sole 24ore, il Servizio sanitario nazionale ha speso circa 32 milioni di euro per acquistare farmaci, una spesa che è aumentata di circa il 9 per cento nel corso del 2004. Alla spesa pubblica si devono aggiungere circa 17 milioni di euro che i cittadini italiani spendono per acquistare ogni giorno farmaci che non vengono rimborsati per varie ragioni dal Ssn. Una spesa cospicua e difficilmente sostenibile. In più il consumismo farmaceutico che tanto preoccupa il premier è una realtà. Ogni giorno si utilizzano circa 5 milioni di confezioni fra cui si possono ritrovare molti farmaci inutili e altrettanti farmaci prescritti senza tener conto delle indicazioni terapeutiche per cui sono stati approvati. A ulteriore conferma da un'indagine svolta dall'Osservatorio della terza età è emerso come il 92 per cento delle famiglie interpellate conserva in casa farmaci. Il 9 per cento ha più di 20 confezioni come scorta, il 65 per cento almeno 10 e il 26 per cento tra le 10 e le 20 confezioni. Se la maggioranza (98 per cento), poi, afferma di leggere personalmente le istruzioni prima di prendere un medicinale, il controllo della scadenza viene eseguito con meno scrupolo. Il 61,4 per cento dice di farlo quando capita, il 9,6 per cento a cadenza annuale e il 29 per cento ogni sei mesi. Per pigrizia poi, il 64,3 per cento degli italiani non getta i farmaci negli appositi contenitori. Può bastare? A fronte di questo zelo consumistico oltretutto la mortalità si mantiene alta, anzi ci sono anche ricoveri per un uso scorretto dei farmaci. E le soluzioni?

Le soluzioni
Al di là delle approssimazioni e degli opuscoli una possibile soluzione ci sarebbe e si chiama confezione ottimale. Tra l'altro il via libera alla loro commercializzazione è stato dato dalla Commissione Bilancio della Camera con un emendamento in finanziaria che per ora non è stato applicato. Infatti come denunciato dal solito Garattini "Oggi se uno va in farmacia perché ha mal di testa a chiedere un farmaco, deve comprare una confezione da trenta compresse. Uno spreco inverosimile perché non le consumerà mai tutte". Ma che cosa si intende per confezioni ottimali? Si tratta di dosi calibrate sulla terapia, con la quantità di prodotto necessaria alla cura. Si incomincia dalle confezioni "starter", cioè con piccole quantità molto utili in caso di prima prescrizione. Un modo per cominciare a prendere una medicina che si dovrà assumere per lungo tempo. Se tutto fila liscio si passa alla confezione ottimale, realizzata per dosi calibrate alla terapia, mini o maxi che siano le confezioni. Un'ulteriore evoluzione in discussione, poi, riguarda le confezioni monodose o pillole sfuse. Una soluzione da sperimentare in ospedale, dove è utile la distribuzione monodose ai ricoverati prima di passare in farmacia. Si tratta per esempio di comprare una singola pasticca contro il mal di testa senza sobbarcarsi la spesa dell'intera confezione. E proprio antinfiammatori e antibiotici sono le categorie più adatte a questa soluzione. Nella Galizia spagnola la somministrazione di dosi individuali di antibiotici, con il medico che prescrive e il farmacista che consegna la dose idonea al paziente, ha consentito di risparmiare il 35 per cento della spesa per questo tipo di medicinali. Si ipotizza un risparmio di 650 milioni di euro applicando la Finanziaria e mettendo in commercio le confezioni mini e maxi. Ma attenzione però. Le associazioni di difesa dei consumatori hanno già suonato il campanello d'allarme delle spese di confezionamento. Se una confezione da dieci pasticche costa dieci euro una monodose non potrà costare più di un euro. Il rischio è che i prezzi lievitino per effetto di confezione e spese di commercializzazione. A meno che....e se si tornasse al farmacista con il bilancino?

Marco Malagutti



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