L'anticorpo è specifico, non miracoloso

05 aprile 2006

L'anticorpo è specifico, non miracoloso



Forse qualcuno se ne è dimenticato già, ma è passata soltanto una ventina di giorni dalla notizia del ricovero dei volontari sani, colpiti da una reazione avversa durante sperimentazione di un nuovo farmaco, in Gran Bretagna. Però il fatto ha aperto un'importante riflessione da parte di farmacologi e clinici, perché la "medicina" al centro del fatto era un anticorpo monoclonale, vale a dire la punta di lancia della ricerca. Gli anticorpi monoclonali (MAB) , sono sostanze che non esistono in natura, ma hanno la capacità di legarsi esclusivamente a certe strutture molecolari presenti nelle cellule. Così, alcuni di questi anticorpi vanno a legarsi alle cellule tumorali, determinandone la morte, oppure a occupare recettori che altrimenti sarebbero occupati da altre sostanze fisiologicamente presenti nell'organismo, impedendo una certa reazione (per esempio, l'infiammazione) o potenziandone altre.

Meccanismi ideali
Questa spiegazione, è vero, rende l'idea di una sorta di proiettile intelligente, capace di colpire esclusivamente il bersaglio voluto, ma non toccando cellule (o tessuti) sani. Ora però, un articolo apparso su Lancet tende a ridimensionare questa specificità assoluta. Infatti, si dice lì, un conto è la teoria, un altro la pratica: l'anticorpo monoclonale, cioè, può anche legarsi a bersagli diversi, e si fanno degli esempi. Uno dei primi impieghi dei MAB è stata la diagnostica, perché disporre di un anticorpo capace di legarsi soltanto a una certa sostanza permette di identificarla molto rapidamente e con grande sensibilità in un campione (di sangue o altro): basta contrassegnare l'anticorpo con un'altra sostanza (il marcatore) che possa essere rivelata con qualche sistema (radiazioni, luminescenza...). Malgrado si tratti di reagire in un ambiente controllato, come un campione in una provetta, anche qui si hanno reazioni diverse da quelle ideali. Un altro aspetto, poi, è che se anche l'anticorpo è molto specifico, non è detto che lo sia altrettanto il suo bersaglio: certe strutture molecolari, certi recettori, sono sì presenti in quantità maggiore nelle cellule tumorali, ma possono anche essere presenti in cellule sane, sia pure in misura minore. I problemi, dice l'autore dell'articolo, sorgono perché comunque in un organismo ci sono più cellule sane che cancerose. Qualche problema di questo tipo c'è già stato, per esempio, con il trastuzumab, un anticorpo usato come antitumorale, che ha mostrato una certa carditossicità quando somministrato in associazione ad altri farmaci.

Farlo funzionare solo dove serve
C'è poi da considerare che, comunque, l'organismo è efficientissimo nel trasportare le sostanze più diverse da un punto all'altro del corpo, quindi quando si usa un MAB si deve tenere presente anche questo aspetto. Insomma queste sostanze sono una scoperta importantissima, che proprio per questo richiede ulteriori studi. Per esempio nella ricerca di bersagli che siano quanto più possibile specifici del tumore, e sempre meno frequenti nelle cellule normali. L'altra possibilità è data dall'uso dei MAB per condurre a bersaglio farmaci che poi, per esempio, diventano attivi soltanto sotto l'effetto della luce (terapia fotodinamica). In questo modo, anche se l'anticorpo monoclonale può legarsi a cellule sane, questo non può causare danni se viene esposto alla luce solo il tessuto tumorale. Insomma, anche se può sembrare un paradosso, l'episodio accaduto in Gran Bretagna conferma che ricerca se ne deve fare di più, non di meno. Certo rivedendo i protocolli, magari, e considerando che la specificità assoluta esiste solo nei libri di testo, come la sfera assolutamente sferica e la retta assolutamente diritta.

Maurizio Imperiali

Fonte
Self CH, Thompson S. How specific are therapeutic monoclonal antibodies? The Lancet 2006; 367:1038-1039




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