Se non funzionano

03 aprile 2009

Se non funzionano



Sono sempre più agguerriti, tenaci e, in alcuni casi, veri e propri "killer". Darwin direbbe che hanno vinto la battaglia dell'evoluzione elaborando strategie di adattamento e vie di fuga dai loro nemici, gli antibiotici. "Sì è proprio così. Molti batteri riescono a modificare il proprio patrimonio genetico per mutazione spontanea e per ricombinazione o, addirittura, ad acquisire 'in blocco' da altri batteri, tramite trasferimento orizzontale, una molteplicità di geni che conferiscono resistenza agli antibiotici. Così facendo, permangono nell'organismo, si moltiplicano indisturbati e causano infezioni sempre più difficili da curare" - spiega Antonio Cassone, Direttore del Dipartimento Malattie infettive, parassitarie, immunomediate dell'Iss.

Il consumo aumenta
All'origine del fenomeno vi è, da una parte, il notevole incremento del consumo di antibiotici, non solo nella società e negli ospedali, ma anche in veterinaria e in zootecnia, dunque nell'ambiente, dall'altra un uso approssimativo e scriteriato di questi farmaci. "Circa la metà degli italiani ne prende troppi e male - continua l'esperto - più per il passaparola di parenti e amici che in seguito ad una prescrizione medica. Spesso vengono prescritti per patologie di origine virale, quali l'influenza e il raffreddore, contro cui l'antibiotico non può nulla. Inoltre, molti non seguono correttamente la posologia e i tempi di somministrazione, interrompendo prima del dovuto il trattamento". L'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha stimato che un milione e mezzo di italiani ogni giorno assume un antibiotico, fino ad arrivare ad incrementi del 400% per alcune molecole e nel Rapporto Osmed gli antibiotici figurano al terzo posto come spesa nella classifica dei farmaci a carico del SSN. Il risultato è che l'Italia ha sviluppato un tasso di antibioticoresistenza tra i più alti d'Europa, tanto da indurre l'ISS, l'AIFA e il Ministero del Welfare a promuovere la campagna "Antibiotici sì, ma con cautela" con l'obiettivo di informare i cittadini sul loro uso corretto.

Nuove strategie
"Fino a qualche anno fa l'antibioticoresistenza veniva combattuta con la messa a punto di antibiotici nuovi. Adesso, invece, si teme che entro breve tempo non si possa disporre di alcun farmaco contro alcuni ceppi di Pseudomonia aeruginosa, Escherichia coli e Staphylococcus aureus, che hanno sviluppato livelli di antibioticoresistenza del 90% e contro ceppi di Micobatterio tubercolare divenuti resistenti a tutti gli antibiotici disponibili. La ricerca di nuove molecole si trova purtroppo in una fase di stallo, a causa anche degli elevati costi di sviluppo e dei lunghi percorsi da affrontare per ottenere il pass dalle autorità. Il che rende la messa a punto di nuovi antibiotici poco appetibile per le industrie". Una buona notizia giunge tuttavia dal Regno Unito dove è in corso un trial di fase II di un vaccino contro il batterio Clostridium difficile, uno delle prime cause d'infezione negli ospedali d'Europa e del Nord America. "Oltre che dallo sviluppo di vaccini - conclude Cassone - un'integrazione alla terapia antibiotica potrebbe giungere dall'immunoterapia: sono allo studio biofarmaci, basati su anticorpi monoclonali umanizzati, resi cioè compatibili con l'organismo umano, che facilitano l'azione del sistema immune, combattendo la virulenza di alcuni batteri".

Daniela De Vecchis




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