Controindicazioni in etichetta

01 marzo 2006

Controindicazioni in etichetta



Non esiste un farmaco sicuro al 100 al 100, per tutti. Basta, infatti, leggere il foglietto illustrativo di qualsiasi medicinale per rendersi conto che gli effetti collaterali possono essere molti, soprattutto se non vengono attentamente valutate le controindicazioni. Si tratta di condizioni in presenza delle quali il farmaco non dovrebbe essere assunto, come per esempio gravidanza e allattamento. Vi sono, inoltre, casi in cui il paziente è affetto da patologie il cui decorso potrebbe essere influenzato negativamente dall’azione del farmaco, o sta assumendo altre medicine per le quali l’effetto di una potrebbe interferire con l’efficacia dell’altra.
In America sulla confezione di alcuni farmaci è obbligatoria la presenza di un black box. Si tratta di un riquadro nero, simile agli avvisi stampati sui pacchetti di sigarette, nel quale vengono indicati a chiare lettere gli effetti collaterali più dannosi. Tale provvedimento è stato preso dalla Food and Drug Administration, l’agenzia federale statunitense preposta al controllo della sicurezza e della qualità dei farmaci in commercio, con lo scopo di informare sia i pazienti che assumono il farmaco, sia i medici che lo prescrivono, dei rischi di effetti collaterali.

Avvertenze ignorate
Un’indagine condotta dall’Harvard Medical School e pubblicata sugli Archives of Internal Medicine, si è occupata di verificare se effettivamente i medici, quando prescrivono i farmaci, tengano conto delle avvertenze riportate nel black box e, quando ciò non avviene, con che frequenza si verificano gli effetti collaterali. Lo studio ha preso in esame le prescrizioni effettuate nel 2002 in 51 ambulatori medici nell’area di Boston, e ha ricercato con quale frequenza la prescrizione non teneva conto delle indicazioni del black box, in particolare se riferite a possibili interazioni con altri farmaci assunti, con altre patologie presenti o se la somministrazione richiedeva il monitoraggio di alcuni parametri, come, per esempio, la funzionalità renale o epatica. Dai risultati è emerso che, su quasi 325 mila prescrizioni prese in esame dall’indagine, circa il 10% riguardava farmaci che possedevano un black box, le cui indicazioni venivano ignorate nel 7% dei casi (circa lo 0,7% del totale). In particolare, il 90,6% delle prescrizioni che non tenevano conto delle indicazioni in black box ignoravano la possibilità di interazioni con le patologie preesistenti, il 26,6% non prevedeva il monitoraggio della terapia con test di laboratorio, come raccomandato sulla confezione, e il 3,3% non teneva conto di possibili interazioni con altri farmaci assunti.
Infine, su un campione di 575 pazienti che hanno ricevuto un farmaco controindicato alle loro condizioni, solo nell’1,1% dei casi si sono verificati gli effetti collaterali.
Un’analisi più dettagliata dei risultati ha identificato i pazienti ai quali maggiormente vengono prescritti farmaci contravvenendo alle indicazioni del black box. Si tratta di donne bianche, con un’età pari o maggiore ai 75 anni e che assumono più di un farmaco.

Il rischio è basso, ma c’è
Sebbene dallo studio sia emersa una percentuale piuttosto bassa di incidenza degli effetti collaterali, in caso di prescrizioni contrarie al black box, tale rischio è comunque presente ed è necessario individuare ed eliminare le cause che portano i medici a ignorare tali indicazioni. Secondo gli autori le indicazioni presenti in black box dovrebbero essere più specifiche, più chiare e maggiormente uniformate alle più comuni linee guida, in modo che il medico sia in grado di applicarle correttamente, quando serve. Inoltre, l’utilizzo del computer per effettuare le prescrizioni potrebbe rivelarsi un mezzo molto utile per evitare tali “errori”, infatti le controindicazioni sono molte e il medico non può ricordarsele tutte, ma il computer si.

Ombretta Bandi


Fonte
Lasser KE et al. Adherence to black box warnings for prescription medications in outpatients. Arch Intern Med. 2006 Feb 13;166(3):338-44.



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