Associazioni pericolose

06 dicembre 2006

Associazioni pericolose



La notizia è arrivata all’improvviso quando le prospettive sembravano ben altre: Pfizer è stata costretta a bloccare lo sviluppo di un nuovo potenziale blockbuster per le malattie cardiache. Il farmaco si chiama torcetrapib e la decisione è stata presa dopo che nel trial sperimentale Illuminate sono morte 82 persone nel gruppo trattato con il nuovo farmaco contro le 51 del gruppo di controllo. L’effetto è stato immediato e il colosso farmaceutico ha annunciato, a borse chiuse, la sospensione del trial, che significa la perdita di quasi un miliardo di dollari investiti dalla compagnia.

Il meccanismo
Il farmaco è in sviluppo dai primi anni ’90 e agisce inibendo la captazione del colesterolo da parte delle LDL, la frazione di colesterolo cattiva, così inducendo un aumento delle HDL, quella buona, e, negli auspici dei ricercatori, riducendo la formazione della placca aterosclerotica. Un fulmine a ciel sereno, se si pensa che soltanto giovedì scorso l’amministratore delegato dell’azienda aveva rilasciato dichiarazioni entusiastiche sul farmaco in sviluppo e sulla sua imminente approvazione da parte dell’FDA. Le cose sono andate diversamente con grande disappunto dei responsabili di Pfizer. Un segnale di stop, dicono al New York Times, anche per i progressi nella terapia cardiovascolare che aveva toccato il suo acme con l’arrivo delle statine. Il meccanismo d’azione in questo caso era diverso di quello delle statine che agiscono inibendo la sintesi epatica di colesterolo. Volendo trovare dei segnali positivi l’azienda non si troverà come la rivale Merck a fronteggiare cause legali visto che la sospensione arriva per un farmaco ancora in sviluppo, mentre per il ben noto Vioxx i problemi sono sopraggiunti quando il farmaco aveva già raggiunto il mercato. Ma come si è svolto lo studio?

Lo studio
La segnalazione dei possibili rischi per il cuore è arrivata dal Data Safety Monitoring Board, il comitato indipendente di esperti che aveva accesso ai dati di Illuminate, con il compito di valutare la morbilità e la mortalità dei pazienti arruolati. Il trial confrontava torcetrapib associato ad atorvastatina, il campione di vendite Pfizer, a confronto con la sola atorvastatina. E dai primi risultati è emerso un tasso di eventi e morti cardiovascolari significativamente superiore nel gruppo trattato rispetto a quello controllo. Il fatto, come sottolineato all’Adnkronos da Alberico Catapano, ordinario di farmacologia all’università di Milano, “non deve indurre i pazienti in cura con statine a sospendere la terapia: le statine sono infatti tra i medicinali per uso cronico più studiati al mondo, il loro profilo di efficacia e sicurezza resta confermato e chi le sta assumendo può e deve continuare a farlo senza alcuna paura per quello che è successo”. Va detto, peraltro, che già a novembre era stato segnalato un effetto particolare del torcetrapib, vale a dire l’ipertensione arteriosa. Ma ancora prima, nel giugno del 2005, sul New England Journal of Medicine è stato pubblicato un editoriale che, col senno di poi, si può considerare profetico. Già il titolo è illuminante: “Dovrebbe essere il marketing a condurre l’agenda della ricerca?”. Jerry Avorn, il medico autore dell’editoriale, mette in discussione lo schema dello studio che prevede, in modo molto rigido, che torcetrapib sia studiato solo in combinazione con atorvastatina, il farmaco più venduto nel mondo. Perché? Facile dedurre che si tratti di una maniera per bypassare la prossima scadenza del brevetto di atorvastatina. In questo modo, e con la benedizione dell’FDA, il nuovo farmaco poteva venire approvato solo con quella combinazione e quindi né da solo né in combinazione con altre statine. Un fatto che porta l’editorialista, ovviamente ancora ignaro degli esiti del trial, a riflettere su quanto le compagnie farmaceutiche siano diventate le aziende con maggiore profitto, ma senza che questo coincida con un aumento proporzionale di nuovi farmaci. Un trial come quello in questione, rincara Avorn, incontra solo ed esclusivamente gli interessi economici dell’azienda ed è finalizzato a proteggere il mercato del farmaco più venduto, atorvastatina. Un approccio che, appunto, definisce le priorità della ricerca sulla base delle priorità delle aziende. Il pericolo è stato scongiurato in tempo, ma a quale costo?

Marco Malagutti

Fonte
Avorn J. Torcetrapib and Atorvastatin — Should Marketing Drivethe Research Agenda? N Engl J Med 2005; 352:2573-2576

Adnkronos

New York Times





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