Farmaco ritirato, pazienti ignorati

25 luglio 2007

Farmaco ritirato, pazienti ignorati



Non c'è pace per i paesi in via di sviluppo. Il ritiro dal mercato di un importante farmaco anti-Aids, largamente in uso, ha lasciato senza terapia decine di migliaia di pazienti, in particolare nei paesi più poveri. E questo, dice un articolo del New York Times, senza che il produttore, la svizzera Roche, abbia detto in modo chiaro quando il farmaco ritornerà disponibile. Si tratta di Viracept (nelfinavir), un farmaco già nell'occhio del ciclone in tempi recenti per vicende legate al prezzo. Una presa di posizione di Medici Senza Frontiere (MSF), infatti, aveva sottolineato come lo stesso medicinale costasse di più nei paesi in via di sviluppo che in Svizzera. Un paradosso confermato dai numeri, visto che, sottolineava il comunicato dell'associazione, Viracept costa 8358 dollari per paziente all'anno al governo del Guatemala, mentre lo stesso farmaco costa 6169 dollari in Svizzera. Non solo MSF si dichiarava sorpresa di come la Roche praticasse prezzi più alti ai governi rispetto alle ONG. In più nel caso specifico di Nelfinavir, in assenza di un generico alternativo. Ora al di là dell'eterna diatriba sui prezzi la questione è un'altra e riguarda il ritiro del farmaco dal mercato.

La decisione dell'Emea
La disposizione è arrivata dall'Emea con una procedura di allerta rapido. Le ragioni? Il ritiro immediato del farmaco in tutte le confezioni e lotti, si è reso necessario a seguito dell'identificazione, da parte della casa farmaceutica produttrice Roche, della presenza di un agente inquinante inatteso, il mesilato etilico in alcuni lotti di Viracept. Il mesilato etico è risultato genotossico (ossia nocivo per il DNA) in studi su animali a dosi molto superiori a quelle riscontrate nel Viracept; l'effetto sull'uomo perciò non è conosciuto e tuttavia, a scopo precauzionale, l'Emea ha proceduto al ritiro di tutti i lotti e di tutte le confezioni. Un provvedimento che ha avuto valore anche in Italia, dove il farmaco è distribuito esclusivamente dai centri di Infettivologia e comunque nei day-hospital specializzati nella cura dell'Aids. Ma se la cosa alle nostre latitudini non dovrebbe procurare grossi scompensi, se non quella di contattare il proprio centro di riferimento per concordare, tra le diverse alternative terapeutiche disponibili, quella più adatta al proprio caso, nei paesi in via di sviluppo spesso mancano le alternative, come sottolinea il New York Times. "Un vero disastro" lo ha definito Leonard Rago della World Health Organization. L'alternativa, infatti, è brutale tra l'assumere un farmaco a potenziale rischio o rinunciare alla terapia. L'accusa all'azienda, fra le altre, è quella di non aver comunicato per tempo il fatto e di aver lasciato così i pazienti nel più totale smarrimento. In più c'è l'aspetto della contaminazione con etilmesilato, solo un'impurità dicono all'azienda, che però non fornisce ulteriori dettagli. Nel frattempo quasi la metà dei pazienti sostenuti da Medici Senza Frontiere per la terapia anti-Aids ricevono Viracept. Senza alternative. Un problema non da poco.

Marco Malagutti

Fonti
New York Times






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