Obiettivo colestasi

09 maggio 2008

Obiettivo colestasi



Le patologie del fegato globalmente intese non soltanto sono diffuse, con il 5-6% di occidentali colpiti (ma circa il 10% in Italia, prima per prevalenza in Europa) e ancor più nel resto del mondo, spesso sono anche subdole con il rischio di non essere diagnosticate e aggravare il danno. Perciò, così come è importante la prevenzione tenendo presente i fattori di rischio modificabili, quali alcol, virus dell'epatite, dieta scorretta e obesità, altrettanto lo è cogliere per tempo le alterazioni già prodotte, per contrastarne l'evoluzione. Un sintomo comune a numerose malattie epatiche è per esempio la colestasi, situazione in cui c'è un ristagno della bile che prelude appunto a danni peggiori, fino alla necessità di trapianto, e che va individuato tempestivamente. Alla colestasi ha dedicato la sua sesta Giornata epatologica la FADE (Fondazione Amici Dell'Epatologia), un simposio nell'ambito del Congresso 2008 dell'EASL (Associazione europea per lo studio del fegato). Una Giornata nella tradizione della fondazione onlus "In ascolto dei bisogni del paziente" e in onore di James L. Boyer, un maestro dell'epatologia nonché creatore negli Stati Uniti di un'associazione di medici, infermieri, pazienti e familiari che costituisce un modello.

L'esordio a volte è subdolo
Ma come si determina la colestasi? Bisogna partire dalle funzioni della bile. "Oltre a quelle di riassorbimento intestinale delle sostanze liposolubili e, attraverso il contenuto in sali biliari, di digestione delle stesse, c'è n'è un'altra importante di detossificazione di sostanze" spiega Mario Strazzabosco, dell'Università di Yale. "Le malattie colestatiche sono quelle che derivano oppure che causano un blocco di questa funzione". Le colestasi possono essere intraepatiche o extraepatiche. "I sintomi principali sono l'ittero, cioè la colorazione giallastra di cute e occhi dovuta alla bilirubina nella bile, e il prurito che può precedere l'ittero. Altri sintomi associati all'ittero sono le urine scure, per via della bilirubina, e le feci chiare. Ci sono situazioni nelle quali questi sono i sintomi d'esordio: la più frequente è la calcolosi biliare, che è anche il caso più benigno, risolvibile trattando il paziente per via endoscopica. Altre cause sono le epatiti virali acute, A, B e C, nelle quali le cellule epatiche distrutte non riescono a eliminare il carico di sostanze che altrimenti eliminerebbero; specie le A e B possono esordire come epatiti acute a impronta colestatica, con presenza di ittero". Il riconoscimento si basa poi sull'aumento della blirubina e di enzimi indice, soprattutto la fosfatasi alcalina (FA) e la gamma-glutamiltranspeptidasi (gamma-GT). "Ci sono forme più problematiche, meno benigne di quelle di prima: l'ittero per esempio può essere sintomo di un cancro delle vie biliari, o del pancreas. Oppure sono in causa malattie dei condotti biliari o del dotto collettore: la più frequente è la cirrosi biliare primaria, infiammazione probabilmente immunomediata che porta a distruzione dei dotti epatici e che colpisce soprattutto le donne nell'età menopausale. Ha sintomatologia subdola e sviluppo lento e in genere si scopre quando è già avanzata, magari perché una paziente con una storia familiare di malattia autoimmune e forte stanchezza e prurito si rivolge al medico, il quale se riscontra enzimi di colestasi elevati ricercherà il marcatore specifico, l'anticorpo anti-mitocondri. La malattia risponde poco agli immunosoppressori e ora ha un nuovo trattamento con acidi biliari, che però funziona meglio se la forma è individuata in fase iniziale; altre terapie sono allo studio". Altre cause sono per esempio colangite sclerosante e forme più rare.

Se non si blocca rischio cirrosi
"C'è poi il caso delle malattie biliari pediatriche, le più frequenti tra quelle epatiche del bambino e gravi, tanto che portano al trapianto: in particolare l'atresia delle vie biliari, che si riconosce a tre mesi dalla nascita, con ittero fisiologico che si prolunga. In aumento, infine, le colestasi da farmaci, anche da molecole di uso comune, sulla base di una predisposizione genetica". C'è, ancora, una colestasi gravidica. La terapia della colestasi dipende dalle cause, endoscopica per i calcoli, antitumorale, con acidi biliari per alcune forme primitive; sono in sviluppo farmaci che modulano recettori cosiddetti nucleari. "Ma l'importante è che buona parte dei casi di colestasi, se non individuati e trattati, esitano in cirrosi: quando i parametri di escrezione della bile cominciano a peggiorare questo è anzi un segno prognostico molto indicativo. Oltre alle terapie citate, si sta indagando sulle potenzialità riparative di cellule staminali presenti nell'epitelio biliare". A monte di tutto questo, la prevenzione resta quella generale delle malattie di fegato: e qui si ritorna, per gran parte, allo stile di vita.

Elettra Vecchia

Fonti
Simposio FADE “The basics of cholestatic liver diseases”, Milano, 22 aprile 2008


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